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Seneca, Platone, Socrate, i nuovi classici per il management.

Carlo Mazzucchelli

ico18.jpg"La filosofia va studiata non per amore delle risposte precise alle domande che essa pone, perchè nessuna risposta precisa si può, di regola conoscere, ma piuttosto per amore delle domande stesse; perchè esse ampliano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione e intaccano l'arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione" Bertrand Russel

libri5.jpgWilliam Shakespeare e Giacomo Leopardi consulenti manageriali? Seneca con il suo 'so di non sapere' nuovo riferimento culturale e pratico per manager abituati a pensare di essere capaci di capire, sentire e risolvere tutto?
Può sembrare strano ma non lo è, se prendiamo in considerazione l'ultima iniziativa del giornale della confindustria e del management, Il Sole-24 Ore,  che prevede la pubblicazione e la vendita di 25 volumi di classici della filosofia (Socrate, Aristotele, Agostino, Hume e molti altri).  Una iniziativa che nasce dalla consapevolezza della facilità con cui i libri scientifici diventano oggi velocemente obsoleti e della validità perenne di testi classici di pensatori il cui pensiero continua a parlarci sempre in maniera diretta.

Il suggerimento implicito che deriva da questa iniziativa per i manager è di leggere più classici e meno trattati scientifici o di managemnt. In un paese come l'Italia in cui la conoscenza scientifica è generalmente scarsa e prevale invece una cultura umanistica diffusa, l'invito può suonare provocatorio. Eppure il ritorno ai classici e la nuova enfasi assegnata alla scienza delle scienze può essere utile proprio per ridare importanza alle scienze ed al loro ruolo nella gestione di un'azienda o di una organizzazione e servire a mettere in discussione e rivedere modelli di interpretazione non più adeguati alla comprensione di una realtà diventata sempre più complessa, globale e instabile (liquida per abusare di un termine spesso utilizzato dal sociologo Baumann).

Il ricorso alla filosofia ma, più in generale, ad un approccio multidisciplinare, per meglio gestire l'organismo azienda è sintomatico di una realtà che cambia e che ci obbliga a fare i conti con alcune novità quali:

          • una cultura puramente ingegneristica, tecnologica ed economica non è più sufficiente per comprendere e gestire la complessità dell'azienda globale
          • il mondo globale richiede la capacità di apprendere culture nuove ed una apertura mentale in grado di comprendere e soddisfare gusti, sensibilità e culture tra loro molto diverse
          • l'azienda è un organismo vivente che si auto-organizza nel quale le persone hanno un ruolo fondamentale così come le loro conoscenze, le loro esperienze e le loro capacità di apprendere e sviluppare visioni d'insieme
          • l'apprendimento deve essere continuo e finalizzato allo sviluppo di capacità creative, elementi di innovazione costante e abilità nell'adattarsi a cambiamenti costanti
          • essendo la realtà complessa e il futuro non prevedibile, al manager di un'azienda serve una elevata capacità di sintesi di elementi complessi e caotici e abilità decisionale in contesti nei quali non si dispone della certezza assoluta di essere nel giusto o di ottenere risultati positivi
          • non esistono più modelli di riferimento unici ma ogni manager deve sapersi costruire il proprio

Per affrontare le sfide sopra elencate, i sostenitori dell'abbinamento di testi letterari e filosofici ai manuali di management delle organizzazioni suggeriscono di rivolgersi ad alcuni classici selezionati quali Socrate e Seneca, Shakespear e Leopardi, Macchiavelli e Tolstoj, Wittgenstein e Russel.

Io mi permetterei di suggerire anche Nietzche e Spinoza, Kant e Schopenauer ma anche di non disdegnare la cultura e la filosofia orientale con la sua visione 'anti-cartesiana' della realtà.


Il Management secondo Economia & Carriere di Pierluca Santoro

Posted by cmazzuc at 06-10-2009 20:25
In ottobre il “Corriere della Sera” – Economia & Carriere innova e passa dalle interviste ai direttori del personale delle grandi imprese alle interviste ai guru del management.
I lettori assistono alla parata del P.R. Edelman, dell’eccellentologo d’antan Tom Peters e di qualcun altro. Poi è la volta di Andrea Pontremoli, l’Amministratore Delegato di IBM Italia, un manager di un’azienda di tecnocrati, che spiega che la global corporation segna la fine della multinazionale.

Il 17 novembre [sorpresa!] viene intervistato Pier Luigi Celli, ex direttore generale Rai del primo Centro-Sinistra, ora alla LUISS, collaboratore del “Corriere della Sera” del lunedì e del venerdì. “Leopardi ha pagine straordinarie, dice nella quarta ed ultima colonna del domande e risposte, per esempio nelle ‘Operette morali’ il dialogo tra Cristoforo Colombo e Gutierrez è un vero trattato sul rischio”.
Tanto basta perché l’intervistatore titoli l’incontro: “Dirigenti, imparate da Leopardi” e il 24 u.s. scateni tale Anna Maria Catano alla scoperta di quello che dovrebbero leggere i manager, poeta di Recanati in testa.

La giornalista chiede conferme dell’assoluta necessità [“un must”] di leggere “5 libri irrinunciabili”, insistendo su Leopardi, a tre docenti universitari e a un formatore dell’ISTUD. Riassume addirittura il passo delle “Operette morali”, che aiuterebbe a cogliere il segreto della leadership, a capire la cultura di un Paese e a diventare un buon manager.

Peccato che in tutto questo fervore sfugga al difensore della “tradizione manageriale italiana” e ai due giornalisti suoi corifei che Leopardi e le “Operette morali” sono classici, previsti dal programma di letteratura italiana per l’ultima classe dei licei ,classico, scientifico, magistrale, ecc.; non credo che possa essere questa l' iperattualità.

Pierluca

Seneca, Platone, Socrate, i nuovi classici per il management.

Posted by margaret at 06-10-2009 20:25

Ciao Carlo, se mi permetti, agli autori che hai citato aggiungerei anche Dante. Buona giornata!

by cmazzuc last modified 06-10-2009 21:25
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