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Teoria delle reti, analisi delle reti sociali e sue applicazioni

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Teoria della Complessità e sue applicazioni

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Fedeli o Infedeli: la "Sperm Competition".
La Teoria dei Giochi, insieme al principio del "gene egoista", fanno emergere la logica di alcuni aspetti comportamentali e sociali dei primati, dai Bonobo agli...
 

 

i corvi di Terzani

by Maria Giovanna Stabile last modified 01-08-2006 17:14
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La Provocazione..


Un signore che stava sotto un albero nel suo giardino non ne poteva più del gracchiare dei corvi sull'albero, perciò un giorno chiamò i suoi servi e con sassi e bastoni li fece cacciare via. Il creatore ( IL KAOS?) che in quel momento si svegliava da un pisolino, si accorse subito che dal grande concerto del suo universo mancava una voce e, arrabbiatissimo, mandò di corsa un suo assistente sulla terra a rimettere i corvi sull'albero.(T.Terzani, Lettere contro la guerra)



La Nostra Risposta

  Gregory Bateson (in Mente e Natura), alla ricerca della "struttura che connette" si chiedeva: Quale struttura connette il granchio con l'aragosta, l'orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei con l'ameba da una parte e con lo schizofrenico dall'altra?

   E se in questa struttura che connette ci mettiamo anche il virus Ebola, la zanzara anofele, un serial killer qualsiasi e la persona più cattiva che conociamo...?

  Forse, allora, rischiamo di non essere più interessati a un struttura che connette (e che quindi giustifica) tutto ciò.  Forse, non racconteremo la storiella dei corvi di Terzani (immagina tanti bei virus Ebola al posto dei corvi...). Forse non avremo più bisogno di un creatore che crea proprio ciò, lasciando aperte le domande poste dal fisico S.Hawking e dal filosofo Elie Wiesel sulla necessità e/o opportunità di un creatore (che, stando alla stroiella di Terzani, connette anche noi con ...Auschwitz!).

  Ecco la soluzione: lasciamo che le strutture si connettino spontaneamente, creativamente, sull'orlo del caos.  Non per volontà di un Dio-Kaos.

  Accettiamole e viviamole per quel che sono e fintanto che sono, grazie alla loro piena comprensione scientifica da parte nostra. Non sogniamo sempre demiurghi che ordinano la realtà fino a volerlo diventare noi stessi.

  Questo è l'umile messaggio della Teoria della Complessità, che poi, guarda caso..., è lo stesso messaggio di 2700 anni fa di Siddharta....

Nicola


Solo uno stratagemma

Posted by Mgiovanna at 02-08-2006 00:20

Credo che il Dio della storia per Terzani fosse solo uno stratagemma... quantomeno, lo è per me, che non mi sogno di attribuire al caos una volontà ordinatrice da essere supremo. Da agnostica, riconosco che c'è una ragione nelle cose che non sempre va a nostro vantaggio, e facendo il medico quotidianamente verifico che spesso la complessità del mondo calpesta le aspirazioni e la vita stessa degli individui. E' un gioco che ci tocca accettare...sperando che per oggi la farfalla dimentichi di sbattere le ali e ci permetta di godere un altro giorno di serenità. Pensieri cupi che sempre di più si presentano alla mente in questi giorni di guerra, concretizzazione perversa della più distruttiva forma di caos. Dove però demiurghi dal volto umano si sono sostituiti alla forza creatrice dell'universo..che, spietatamente, si ritorce contro i più deboli. Ci DEVE essere un modo per far ragionare il mondo... contro la logica della guerra...

dalla parte di MGiovanna

Posted by alephv at 09-10-2006 16:31

Io sto dalla parte di Maria Giovanna. E credo che la Metafora della complessità sia la materia prima per costruire una risposta alle sue domande esistenzialmente sofferte.

Provo a spiegarmi.

Credo che il problema di fondo stia nel fatto che non esiste alcuna Teoria della Complessità. Esistono primi vagiti tra di loro molto diversi. Penso di possano raggruppare in due mondi. Il primo è costitutito da quella visione della complessità che mi piace chiamare “anglosassone” e che si concretizza nel mondo delle equazioni differenziali non lineari. L’orlo del Kaos ed espressioni simili sono solo divulgazioni superficiali del tentativo di modellizare il mondo usando le equazioni differenziali non lineari. Credo che questa visione della complessità sia la continuazione della visione riduzionistica del mondo. Poi esiste una visione della complessità che mi piace definire “latina” e che si concretizza nella metafora dei sistemi autopoietici di cui non parla mai nessuno. Ma che, secondo me, è il tentativo più avanzato di comprendere i fenomeni complessi …

In questa situazione l’impegno di coloro che hanno “annusato” le dimensione della complessità non può essere solo quello di divulgare. Ma deve essere quello di creare una nuova vera e ricca “Metafora della complessità”. Che, ad esempio, non sia solo la rinuncia alla tradizione dell’occidente per appiattirsi sull’oriente. Ma sia la responsabile ricerca di una sintesi.

Provo a delinearne primissimi e provvisorissimi contorni di una nuova Metafora della complessità.

La vita di un sistema complesso è sostanzialmente un processo di creazione sociale di conoscenza che piano piano tende a diventare autoreferenziale.

Il problema è comprendere la dinamica di questo processo ed imparare a gestirla. Questa “gestione” non sarà la delega a qualche demiurgo o la presunzione di esserlo. Ma sarà una nuova prassi di governo dello sviluppo personale, famigliare, di impresa, sociale, politico, istituzionale e culturale.

Tutto troppo complesso? Forse sì, ma forse riusciremo a creare occasioni, incontri per uscire tutte insieme dal modo attuale di intendere la complessità che è fatto di slogan che non riescono a dare risposte alle istanze profonde di felicità. Come quelle di Maria Giovanna.

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by Maria Giovanna Stabile last modified 01-08-2006 17:14
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