AI CONSUMATORI: UNA ODE AL VALORE DELLA CONOSCENZA
29-December-2008
Fare economia in tempo di crisi si può, si deve.
Fare economia della conoscenza no, non si può.
In memoria di ciò, tra lazzi, frizzi ed un po' di noia mi sono dato l'ardire di una filastrocca da mandare a memoria nel tempo delle feste.
Un ode al valore della conoscenza, per non dimenticare i nostri compiti di Consumatori, le nostre responsabilità; la necessità di sapere, capire, volere perché, giova rammentarlo, chi misconosce spende male e consuma peggio.
Tra informazione e conoscenza c’è una bella differenza /
se ascolto disattento pago solo e nulla prendo /
va veloce chi ci informa /
va veloce e ci conforma /
Si potesse andar più piano, giurerei con questa mano/
che potesse benedire tutti quelli c’han da dire, da dare, financo da comprare.
Acchiappare conoscenza pur tra tanta effervescenza, non sarebbe poi un gran male, anzi forse un carnevale /
Un pensiero occorrerebbe svelto, lucido, sapiente .
Acciocché così cangiante monderebbe i nostri vezzi, forse pure l’officiante.
Mauro Artibani
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MALEDETTI CONSUMATORI, LA CRISI E' COLPA VOSTRA
09-December-2008
Sono le 1 ¼ in Via Ragazzi del ’99.
Stessa ora, stessa strada; passo sempre di qua, poca gente: uggia.
Stavolta un individuo dalle fattezze conformi, minuscolo, roscio di pelo, livido in volto mi addita, mi apostrofa: Maledetti consumatori, la crisi è colpa vostra.
Allunga il passo e si defila.
Gelato mi guardo attorno, alzo il bavero, ficco le mani in tasca, l’allungo anch’io e torno a casa.
Le scale quattro a quattro, ansimante mi butto sul letto, stralunato e penso.
Penso e ripenso e mi arrovello: i produttori sempre più produttivi, producono molti prodotti, tutto OK; i pubblicitari quei prodotti li espongono in ogni dove e OK pure qua; quelli del marketing gli stessi prodotti li hanno resi gagliardi, merveilleux!
I commercianti con le promozioni quei prodotti li hanno resi addirittura convenienti poi quelli del credito ci hanno dato credito per farci acquistare quei prodotti.
Eggià, tutti questi più di così non possono fare!
Mi giro e mi rigiro e noi?
Beh, noi pure OK. Abbiamo acquistato a più non posso: già!
Mi alzo, passeggio e mi sparo un caffè.
Puah! E’ amaro! Che schifo. Abbiamo inquinato per poterci strafogare di tutto, abbiamo sprecato, abbiamo speso e rispeso; i risparmi evaporati e adesso non abbiamo il becco di un quattrino e manco ci fanno più credito.
Porc…. senza soldi non si canta messa, recessione allora!
Essiperchè se non acquistiamo i prodotti non vengono prodotti, non possono quindi essere pubblicizzati, manco ingagliarditi; promozioni commerciali di che allora? Che figuraccia!
Vuoi vedere che quel piccoletto non aveva tutti i torti?
E’ dura, proviamo a dormirci su. Buonanotte e… sogni d’oro.
Meglio forse di bronzo, come le monetine da 1 € di cui avremmo tanto, tantissimo bisogno per tornare a consumare e non farci parlar dietro.
Un momento però! Arriveranno i sussidi, i bonus, le social cards: ullallà è una cuccagna!
Tante belle monetine e vai col tango allora: jela faremo vedere noi.
Jela faremo?
Mauro Artibani
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BENESSERE: UN CACCHIO!
06-November-2008
La mia sfrontata supponenza, nel ritenere che il meccanismo economico non regga la prova di un reddito insufficiente, trova nella crisi sistemica che squassa il mondo, limpida ragione.
Per i rimedi si può trovare in giro ogni tipo di medicamento.
Quello più a buon mercato: le flebo di liquidità.
Un appannaggio quasi gratuito erogato dal sistema politico: cura la recessione, l’effetto.
Lascia intatte le cause.
Già, le cause. Quella serie di circostanze economiche fondate sul congenito eccesso di produzione e consumo per sostenere, anzi incrementare, il livello di benessere dei singoli.
Benessere dei Consumatori: un cacchio!
Se in Italia vengono gettate quattromila tonnellate di cibo ogni giorno e nel mondo, per ogni $ di PIL ce ne sono 3,7 di debito, il meccanismo mostra segni evidenti di stress. Occorre una terapia d’urto, altro che ricostituenti.
I Professional Consumers avvezzi all’azione temperata e responsabile annunciano l’indispensabile riforma del Fare: calibrare i gesti d’acquisto, misurare quelli di consumazione, ottimizzare le scarse risorse, incrementare l’Attenzione, far tesoro del Denaro per coloro che non l’hanno.
Insomma, migliorare la produttività dell’ azione.
Da operatori economici qual sono è un obbligo; il miglioramento dell’efficienza del sistema un’opportunità.
Si possono ottenere corposi miglioramenti nel rendimento del reddito: altro che debito!
Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, con il solito pragmatismo si va per le spicce.
Si intravede per i Consumatori una dieta senza eguali: “si sta discutendo in ambito accademico e di mercato sulla necessità e ineluttabilità di una riduzione dei consumi dal 70 al 60% del PIL” parola di Alessandro Fugnoli.
Certo c’è anche una terza via: si può anche scrutare il cielo nella speranza di veder volare finalmente quel fantaelicottero, del burlone Ben Bernanke, pieno di denaro da scaricare su consumatori intirizziti.
Beh, se sentite il rombo chiamatemi!
Mauro Artibani
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la psicoanalisi freudiana e lo spirito del capitalismo
23-October-2008
l'articolo di nicola antonucci sulla neoschiavitù riprende molti elementi del celebre testo di max weber "l'etica protestante e lo spirito del capitalismo". Ritengo che anche la psicanalisi freudiana sia una sorta di religione laica al servizio della neoschiavitù da lavoro.
I suoi dogmi essenziali: 1) l'Edipo 2) l'incesto e l'assassinio del padre primitivo in Totem e tabù come presunta origine delle leggi 3) il divieto sessuale primordiale come fonte di tutte le leggi e necessario alla normalizzazione sociale.
Tutto il lavoro analitico consiste nell'insegnare ad un figlio non più edipico ad onorare il Padre, cioè sottomettersi all'autorità. La sublimazione: geniale trovata attraverso la quale il lavoro si trasforma in soddisfacimento. Dal quadro dogmatico discendono diversi corollari come la bufala cosmica dell'invidia del pene nelle femmine, e la necessità di garantire così gli ordini sociali dal nucleo borghese primigenio (la famiglia) a quello allargato sociale, dove regna la divisione di genere e di condizione.
La consulenza che serve
09-July-2008
Di questi tempi fare il mestiere di chi, come me e molti altri, cerca di portare un po' di onesta innovazione nella PA del nostro Paese è diventato molto, molto arduo. Troppo spesso si fa confusione tra consulenze e consulenze, tra prebende inutili e servizio utile.
Confondere ciò che ha scarso valore da ciò che ne ha significa purtroppo, a mio avviso, impoverire ulteriormente la capacità della nostra Pubblica Amministrazione della possibilità di fare il salto di qualità di cui ha veramente bisogno. E' come togliere il lievito al pane.
Ho cercato di raccontare il mio pensiero e la mia esperienza di circa vent'anni di attività come consulente, la maggior parte dei quali spesi a cercare di aiutare gli enti pubblici a migliorare le proprie performance, in un libro snello che ho recentemente pubblicato: "La consulenza che serve". Chi fosse interessato può leggerne un abstract e sarei veramente grato di riceverne i commenti o le opinioni a riguardo.
Basta scaricare il pdf a questo indirizzo: http://www.sistemasusio.it/Laconsulenza.pdf
I vostri commenti a: info@sistemasusio.it
Grazie
Bruno Susio
Riflessioni sulla produttività
30-June-2008
Siamo sicuri che l'aumento della produttività (obiettivo principe delle nostre istituzioni) sia la ricetta giusta per risolvere i problemi dell'Italia?
Bisogni, relazioni e (saper) essere
06-June-2008
Un bisogno è un sogno che si fa in due (bi-sogno): non c'è comprensione se non c'è relazione. Essere manager, oggi più che mai, implica accettare una messa in gioco personale: non è tanto il "saper essere" a prendere il sopravvento su "sapere" e "saper fare", quanto l'"essere".
Immagina un mondo in cui...
04-April-2008
Immaginate un mondo in cui aziende, organizzazioni e persone collaborino per la realizzazione di un mondo migliore scambiandosi conoscenza e condividendo in toto le attività di ricerca.. dal momento che il mercato è una variabile che va tenuta in quanto incentivo a fare.. quale sarebbe il fattore competitivo? Immaginate se questo fosse la capacità di comunicare, la quale essendo l'unico fattore deve essere garantito a tutti nel senso devono essere messi tutti in condizioni di portare avanti a modo loro la comunicazione. Sarebbero forse più incentivati a fare scelte più eticamente corrette anche nella vita personale, dal momento che su internet al giorno d'oggi bisogna stare attenti alla propria reputazione e considerando il fatto che le voci corrono alla velocità della luce.. spero di essere stato chiaro e che possa stimolare una riflessione.. grazie comunque della possibilità.. Fulvio
CONSUMATORI: A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE
03-March-2008
Come la pensa la Banca Centrale Europea su inflazione e salari è presto detto: “I salari devono crescere in linea con la produttività, si deve guadagnare quel che si produce” dice Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio direttivo dell'istituto, e aggiunge “ In Italia la produttività è risultata piatta per dieci anni e non dobbiamo sorprenderci se i nostri salari sono più bassi che nel resto d'Europa. Se non produciamo di più, difficile guadagnare di più”.
Alla domanda su cosa debbano fare i consumatori per fronteggiare l'inflazione in aumento, Bini Smaghi ha consigliato loro: “guardarsi meglio intorno e spendere con più attenzione”.
E' proprio il caso di dire “a buon intenditor poche parole”.
Noi però abbiamo inteso benissimo, abbiamo letto tra le righe e dopo aver guardato intorno con circospezione: gambe in spalla e pedalare.
Occorre correggere il tiro: prima di acquistare è necessario indirizzare la DOMANDA di CONSUMO, condizionare l'offerta come più ci aggrada. Si possono così controllare i prezzi, e ottenere convenienza.
Ci è stata sollecitata ATTENZIONE e, visto che ci siamo, ci mettiamo pure il TEMPO ed il DENARO: sono risorse e sono cosa nostra.
In tempo di vacche magre potremo farne offerta ai nostri interlocutori del mercato che non potranno rifiutare e pure qui otterremo utili: si amplierà l'offerta, si qualificherà la domanda, si potranno controllare le spinte inflattive.
Aumentare la produttività dei consumi, insomma, sarà un gioco da ragazzi: i redditi da consumo legittimati e ampiamente guadagnati, la missione dei Professional Consumers esaltata.
Un sentito grazie a Bini Smaghi per cotanto fervore nell'esporre consiglio.
Mauro Artibani
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Ghirlandina
29-February-2008
Visto l'intervento un oco discutibile dell'amministrazione comunale nello scegliere una copertura per i restauri della ns. torre Ghirlandina ho pensato di proporre questa pagina web: http://www.webalice.it/annovi.frizio/iopaladino.htm spero possiate partecipare anche voi. Un saluto da Modena. :-)
Il manager nell'hub?
23-February-2008
Una grande azienda può essere pensata come una rete complessa, con i suoi nodi (persone) e i suoi link di interconnessione (relazioni, funzionali e personali). La topologia del network è determinata da un processo storico in cui intervengono molte variabili.
In molte aziende di oggi, strutturate secondo la logica del controllo e delle catene di comando, gli hub sono i manager: pochi, e con tantissimi legami.
Una rete complessa che si sia evoluta per successive ottimizzazioni adattative assume una topologia che le conferisce una grande efficienza nel suo ambiente.
Se l'organizzazione aziendale fosse svincolata dalle logiche del controllo e libera di adattare la propria struttura interna alle proprie finalità di business, i ruoli di hub sarebbero ancora occupati da un tipo di manager tradizionale?
Il Rasoio di Occam
08-January-2008
Il Rasoio di Occam (Ockham's Razor) è il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico espresso nel XIV secolo dal filosofo e frate francescano inglese William of Ockham. Tale principio nella sua forma più semplice suggerisce l'inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Ockham impone di scegliere, tra le molteplici cause, quella che spiega in modo più semplice l'evento.
Provocazione: la vera complessità risiede nelle soluzioni più semplici? O meglio, la cosa più difficile è spiegare le cose semplici (apparentemente)?
Condivido quindi esisto...
21-June-2007
Condividere, condividere, condividere… è una parola
cito la definizione “v. tr. [coniugato come dividere] dividere, avere in comune con altri (anche fig.): condividere un’opinione, gioie, dolori.”
Dovremo forse ampliare la definizione con libri, musica, esperienze lavorative, recensioni, articoli, blog, questa provocazione…
Ma le domande, in ordine sparso e forse fuori luogo, sono molte, troppe… ne butto giù qualcuna:
- Ha senso la condivisione fine a se stessa?
- Condividere con chi, per chi per quale scopo?
- E’ più importante la motivazione di un azione o la forza di un azione in se?
Condivido, dunque sono…
Sarà questo il senso prossimo venturo…
ho molti dubbi ed incertezze…
e questo, a dire il vero, mi conforta
La mappa dei blog italiani
24-May-2007
Ho cercato di analizzare alcune mappe già esistenti di blogosfere italiane e non.
Ho voluto dare una mia personale chiave di lettura.
Leggete qui, se vi può interessare (http://web-working.
blogspot.com/2007/05/ la-mappa-dei-blog-italiani.html).
Carl Rogers: "On Becoming a Person"
22-May-2007
"Experience is, for me, the highest authority. The touchstone of validity is my own experience. No other person's ideas, and none of my own ideas, are as authoritative as my experience. It is to experience that I must return again and again, to discover a closer approximation to truth as it is in the process of becoming in me...". (Carl Rogers, from "On Becoming a Person")..
Complessità e consapevolezza
22-March-2007
Quando persone appartenenti ad ambienti diversi che non hanno avuto modo di comunicare tra di loro arrivano alle stesse conclusioni teoriche significa che il contesto globale si è naturalmente evoluto assumendo il carattere di irreversibilità. Credo che complexlab sia il luogo virtuale per coloro che hanno questa consapevolezza.
Noi, noi e gli altri
27-January-2007
Laugh and the world laugh with you, cry and you cry alone
Fino a che punto interagiamo con il mondo ed il mondo interagisce con noi ??
Riflessioni sulla provocazione della Sindrome di Cassandra
08-January-2007
Questa provocazione ha evocato il ricordo del momento in cui mi accorsi che VEDERE equivaleva a poter osservare il mondo in un nuovo modo, sintetizzabile in due parole: semplicità e libertà. Come non innamorarsene? Riuscire a scorgere ciò che le organizzazioni sono in potenza, comprendere le infinite possibilità che un tessuto di relazioni può generare rappresenta quel sottile sentire che unisce, come un invisibile filo, la consapevolezza umana a ciò che, apparentemente, non ha coscienza ma che vive ed evolve nelle sue forme, indipendentemente dalla nostra volontà. Potremmo definirla la sensazione dell'esserci. Chi studia l'organizzazione e le sue mille sfaccettature entra in una dimensione mentale che lo riporta alla sua natura di essere nel mondo e con il mondo. Una prospettiva diversa e necessaria per la costruzione di un nuovo paradigma che, speriamo, sia in grado di traghettare la nostra società verso nuovi orizzonti in cui sia possibile costruire delle briciole di armonia e di pace. Tutto ciò iniziando dal nostro semplice e quotidiano lavoro per le persone e per le organizzazioni. Sogno troppo? Forse si ma sono contenta così.
Il mondo reale è quello in rete, il mondo virtuale è quello fisico in cui viviamo tutti i giorni.
08-January-2007
Le tecnologie di informazione e comunicazione rivestono ormai un ruolo strategico primario per il rinnovamento dei modelli concettuali. E credo che sia proprio la ricerca di essere in questo rinnovamento, anzi di essere questo rinnovamento, alla base dell’“always on generation”. Voglio dire che il mondo si sta muovendo sempre più dentro i nuovi modelli cognitivi della disponibilità cognitiva e sociale all’interazione e alla collaborazione. E credo lo stia facendo perché gli vanno ormai stretti i modelli di una società fisica sempre più chiusa in se stessa e sempre meno aperta culturalmente.
Ecco questo e quanto. Arrivato alla fine, però, ho dei dubbi che sia una provocazione e non piuttosto un pensiero in cui credo fortemente nato da un timore: che mentre il mondo si sta evolvendo in questa direzione di Social Network Enablement, l’Italia non lo stia facendo, o lo stia facendo molto meno. Ma forse anche il timore che gli italiani di questo non ne siano del tutto consapevoli e quindi il problema non sia semplicemente quello di essere un po’ in ritardo.
Economia e sostenibilità
13-December-2006
E' più economico investire in un nuovo autobus o in un nuovo vagone ferroviario per ridurre gli spostamenti in auto delle persone che si recano al lavoro e abbassare il livello dell'inquinamento, ovvero investire in tecnologia per evitare del tutto gli spostamenti delle medesime persone per farle lavorare da casa o in luoghi vicini all'abitazione?


