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complessità
Telecom e il futuro
Francesco Zanotti
Io credo che il futuro di Telecom sia un grave problema perché né Tronchetti Provera né Guido Rossi conoscono la teoria degli spazi di Hilbert. Sì, insomma, perché non conoscono, al di là degli slogan giornalistici, la meccanica quantistica. Vado a dimostrare questa apparentemente strampalata tesi. Io credo che la sintesi della meccanica quantistica sia la seguente: è la relazione a creare le identità. La conoscenza scientifica che ha costruito la società industriale (la fisica classica a cui evidentemente appartiene anche la teoria della relatività) è fondata sulla convinzione opposta. Mi spiego con un esempio. Se ci si pone la domanda “quanto è lungo un tavolo?”, per arrivare ad una risposta si prende il metro e lo si misura. Se persone diverse prendono lo stesso metro e misurano lo stesso tavolo ottengono (statisticamente) lo stesso risultato. Allora la lunghezza è una proprietà del tavolo. La parola analisi ha senso quando ci si trova di fronte a qualcosa che ha una sua proprietà definita che è indipendente dal processo del guardare. Cioè del misurare. Se, invece, ci si pone un'altra domanda “quale è la forma dell'acqua”, accade una cosa diversa. L'acqua non ha una forma. La forma è data dalla mani che la raccolgano! La forma non è una proprietà dell'acqua, ma è una proprietà che emerge dal processo di misurazione. I sistemi sociali hanno proprietà proprie, simili alla lunghezza che vale la pena di misurare? O sono come l'acqua che diventa quello che le mani possono fare? Io credo che i sistemi sociali siano del secondo tipo. Una impresa come Telecom è tavolo o acqua? E’ un sistema sociale, quindi è “acqua”. Questo significa che il processo di sviluppo strategico non può avvenire grazie a qualcuno che progetta una identità e poi la propone sul mercato. Sarebbe solo l’identità che le sue mani sanno immaginare. E le “mani” di tutto il sociale che la circonda non si riconoscerebbe in quella forma. L’identità di Telecom, allora, deve essere definita attraverso un processo di creazione sociale di conoscenza. Dove le mani di tutti gli stakeholders si uniscono per dare una forma condivisa ed emozionante all’acqua di Telecom. Cioè a tutte le sue risorse tecnologiche ed umane. Che non possono essere astrattamente condensate da pochi in una identità precisa. Oggi è stato avviato qualche grande processo di progettualità sociale? No! Ed allora attendiamoci di vedere apparire (ma forse lo è già) una grande e crescente (nei costi) burocrazia dalla calante capacità di servizio. Tentando una generalizzazione: è tutta una classe dirigente che è convinta che deve misurare e progettare personalmente tavoli. E non guidare processi di creazione sociale di conoscenza che danno forma all’acqua della nostra società. Se è così il problema non è tanto di cambiare classe dirigente. Ma di fornire a qualunque classe dirigente le competenze per dare forma all’acqua. Cioè non per decidere, negoziare e comunicare. Ma per guidare processi di creazione sociale di conoscenza. Noi tutti che ci stiamo avventurando in questa vicenda di complex lab dovremmo proporre alle nostre classi dirigenti conoscenze e competenze per gestire processi di creazione sociale di conoscenza. A cominciare da una illustrazione eccitante della meccanica quantistica. |
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