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complessità
La finanziaria del governo e la complessità.
Francesco Zanotti
Ma non si può essere tutti d’accordo! Non è vero! Se ci si basa sulla visione delle “sensate esperienze e certe dimostrazioni” non ci si mette d’accordo perché tutti considerano le loro visioni (frutto dello loro osservazione del mondo, delle loro sensate esperienze) come vere. Ma se si accetta di ispirarsi alla metafora della complessità si considera la diversità come una ricchezza. E si cerca una sintesi perché non si vuole buttare via alcune ricchezza. Allora il problema politico è fare sintesi. Le competenze di un politico sono competenze di sintesi. E non di individuazione di soluzioni. E neanche di decisioni. Per costruire sintesi occorre un metodo. Io ho provato ad immaginarne uno: Sorgente Aperta. Mi è stato Suggerito da Aleph V che lo racconterà nel prossimo suo intervento. Io mi permetto solo di concludere a bassissima voce. Solo per coloro che fossero interessati. Non credete che sia meglio proporre la metafora della complessità come linguaggio di governo e non come contenuto di qualche corsettino di formazione strappato “obtorto collo” ad aziende che non hanno il coraggio di dire che la formazione che si fa oggi è inutile?
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Il titolo propone una strada per tutti coloro che sono convinti che la metafora della complessità possa diventare un nuovo linguaggio per costruire sviluppo. Prima il problema sociale, poi al soluzione suggerita dalla metafora della complessità. Proviamo. La finanziaria allora. Il problema non sono i contenuti, ma il fatto che, qualunque sia la finanziaria che alla fine verrà prodotta, essa non raccoglierà il consenso unanime. Se un paese non è unanime ed entusiasmato dallo strumento che ha scelto per guidare il suo futuro economico (la finanziaria, appunto) questo futuro (che la finanziaria ipotizza, al quale è finalizzata) non accadrà. Primo suggerimento che nasce dalla metafora della complessità: occorre non solo che tutti accettino, ma che tutti intimamente siano convinti che quella scelta sia la via migliore. Lo vedete un sistema complesso produrre sviluppo quando alcune sue parti non si considerano dentro il sistema? Se non si è d’accordo non si fa sistema con coloro con i quali non si d’accordo! Si fa solo burocrazia. E con la burocrazia non si costruisce sviluppo.
La prima lettura suggerisce l'utopia o il pessimismo cosmico. La prima sembra emergere dall'idea che prima o poi si possa creare la situazione nella quale 'tutti possano essere d'accordo' e che solo a quel punto, per il principio dell'emergenza della teoria della complessità, il cambiamento e lo sviluppo possano diventare reali, perchè condivisi intimamente. Il secondo invece risulta più implicito ma altrettanto chiaro se la proposta e la riflessione vengono collocate nel contesto italiano nel quale viviamo. Perchè il contesto è appunto rappresentato dalla politica e da politici incapaci di fare sintesi e costruire visioni, da manager d'azienda che non hanno più il coraggio di osare e la capacità di ascoltare, da cittadini che sono disposti ad accettare tutto pur di non uscire fuori dalla routine quotidiana, da persone alla costante ricerca di una felicità effimera fatta da format televisi, letterine e calcio parlato.
Io sono curioso di sapere cosa possa suggerire Aleph V° ma ho il dubbio che la sua proposta possa valere per il mondo fantastico che si è costruito e dal quale, secondo la mia impressione, non è disponibile più di tanto a staccarsi e meno per il mondo reale complesso e complicato nel quale siamo tutti immersi.
Carlo