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complessità
Italia, culla di un nuovo rinascimento
Francesco Zanotti
Ringrazio Pugliese della sua cortese e articolata risposta. Aggiungo un contributo che è una replica solo ad alcuni dei temi che ha trattato, lasciando tra virgolette la sua frase e poi proponendo il mio pensiero. Mi limito ad alcuni temi non perché non vale la pena di affrontare gli altri, ma perché vorrei rimandare alla iniziativa che abbiamo definito “I Brainframes di Complexlab et Atman Porject”
Pugliese. Il mio assunto fondamentale è che l’Italia è fortemente in arretrato sul piano socio/economico rispetto ad altri paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Olanda ecc.) e zavorrata da un debito pubblico gigantesco, il cui peso schiaccia ogni possibilità di “volare alto” (il recente e modesto declassamento delle agenzie di rating, costerà alle casse dell’erario non meno di un paio di miliardi in più per pagare i maggiori interessi che l’aumentato rischio comporta). La mia risposta. L’Italia è arretrata se ci si mette dal punto di vista della società industriale di stampo anglosassone. Ma, da un lato questa società sta dimostrando, dopo i suoi grandi meriti, tutti i suoi limiti. L’Italia per fortuna non è mai stata compiutamente una società industriale. Cioè non ha mai perso la buona abitudine di coltivare altri germi. Ed ora credo che possa (debba) diventare la culla di un nuovo Rinascimento che porterà ad un a società che sarà radicalmente diversa da quella industriale Pugliese. Tentare, d’altro canto, di far sedere tutti intorno ad un tavolo e far ragionare è molto difficile (e comunque si va tentando, attraverso quella che chiamano concertazione) La mia risposta. Ma è difficile non “ontologicamente”, ma è perché chi guida questo processo non è consapevole che non si tratta di un processo negoziale, ma di un processo di creazione sociale di conoscenza. E utilizza quindi gli strumenti sbagliati. Nei pomeriggi che abbiamo organizzato, proverò a proporre un metodo (che alcuni amici mi hanno consigliato di definire “Sorgente Aperta” che permette, invece, di costruire questa conoscenza sociale (che ne so: sul sistema di welfare ad esempio) condivisa ed entusiasmante. Molti di noi che popoliamo Complexlab stiamo cercando di costruire nella nostra esistenza una nuova strada. Non è una possibile nuova strada quella di dire: ragazzi (si insomma la classe dirigente) nessuno vuole scalzarvi. Ma per favore cambiate gli strumenti che usate. Ad esempio usate Sorgente Aperta. Pugliese. Il pensiero complesso, che a livello individuale può essere una rivoluzione, a livello collettivo può solo essere un lungo processo evolutivo, sotto lo stimolo di una necessità di comprensione e per effetto di una fatto educativo che deve partire dalla scuola elementare (o ancor prima) ed essere fortemente sostenuto dai media. La mia risposta. Ecco dove creeremo un nuovo rinascimento. Trovando modelli e metafore per far sì che l’evoluzione dei sistemi complessi sia attivabile e gestibile. Quel complesso di metafore e modelli che ho definito Sorgente Aperta è un primo passo in questa direzione. La ricerca dovrà andare molto più avanti. Una ricerca che costa molto meno della ricerca tecnologica. Una ricerca che farà dell’Italia il primo sistema economico che si fonda realmente sulla conoscenza dei sistemi umani. Una ricerca che abbrevia anche la ricerca scientifica che sta perdendosi in una specializzazione assurda che frena e che costringe a riscoprire l’acqua calda. Pugliese. E quando parlo di leadership e carisma intendo una funzione di stimolo alla motivazione e alla convergenza: una sorta di forza centripeta che contrasta le forze centrifughe, una spinta che porta a vincere le resistenze che inevitabilmente in un contesto complesso appaiono. La mia risposta. Le resistenze sono generate dal non sfruttare le opportunità. Certo non sono opportunità dal punto di vista dela società industriale. Ma sono opportunità dal punto di vista di chi vuole creare un anuova società. Pugliese. In quest’ultimo punto, forse, il vero contrasto tra la mia visione e quella di Zanotti: Lui crede nella possibilità di una sintesi, io sono convinto che non c’è mai nessuna sintesi, ma solo equilibrio dinamico, provvisoria mediazione tra spinte discordanti, conflittuali, antagoniste che trovano un punto di equilibrio continuamente cangiante in funzione della storia (poco) e degli accadimenti (spesso imprevisti). La mia risposta. Su questo non condivido. Infatti, ogni cosa che accade nel sociale, che si mette in pratica è una sintesi. Cioè è una visione complessiva delle cose. Quando le cose non accadono, significa che a questa sintesi condivisa non si è giunti. Detto diversamente, non è possibile in una società complessa attuare riforme che non siano una sintesi del pensiero di tutti gli attori. Se ci si prova ci si blocca! Per sintesi intendo: una visione che contenga tutto il pensiero di tutti gli attori rilevanti. E poi che lo superi in uan visione che sorprende ed entusiasma tutti gli attori. La complessità credo insegni questo. E credo che noi si debba lavorare perché per raggiungere questo risultato diventino disponibili strumenti metodologici. Certamente la sintesi è sempre provvisoria ed in continuo divenire. E gli strumenti metodologici devono essere in grado di guidare questo divenire evitando il menome dell’autoreferenzialità. Sarà il fatto di aver sviluppato questi strumenti che renderà l’Italia in paese che dopo il Rinascimento regala al mondo un’altra profezia. Grazie Francesco Zanotti |
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