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complessità
In una società complessa come distinguere il complicato dal complesso?
Francesco Zanotti
In una società complessa non vi sono le bolgie e gli italioti
Non so se faccio bene, ma provo a innescare un dibattito. Così per difendere lo sforzo che tutti insieme stiamo facendo. Credo che questo sforzo possa esprimersi nel modo seguente. Siamo convinti che esistano nuovi modelli e nuove metafore che, se usate, ci permetteranno di costruire un nuovo mondo. Siamo convinti che i modelli e le metafore usate dalla “modernità” non possano più permettere di costruire sviluppo. Naturalmente complessità non significa che si tiene conto di tutto, che si fanno discorsi articolati e via dicendo. Tutti sanno che tutto questo si riferisce al complicato non al complesso. Detto questo arriviamo al tema della finanziaria ed all’intervento di Gianfranco Pugliese. In tutta franchezza, credo che il suo intervento sia completamente immerso nella modernità. E prescinda totalmente dai suggerimenti che il pensiero complesso rende disponibili per uscire da una situazione di stallo economico e sociale che è evidente a tutti. Certo si può asserire che i modelli e le metafore proposti dalla complessità sono sciocchezze. Ma poi bisogna un minimo argomentare queste convinzioni. Dopo questa introduzione sul senso del nostro impegno, vengo ai contenuti. Nel mio intervento di avvio a questo dibattito ho sostenuto che la finanziaria non può funzionare per il semplice fatto che ha oppositori. Come la complessità insegna, non esiste una via oggettivamente migliore di sviluppo. La via migliore è quella che raccoglie miglior consenso. Se una via non raccoglie consenso per definizione non va bene. La ragione è che la società non è una macchina, anche complicatissima, ma dove le parti sono pezzi con una loro funzione definita. Ma è un organismo dove le funzioni che le diverse parti svolgono “emergono” proprio dalla relazione tra le parti stesse. Proprio perché è un organismo che si sviluppa emergendo, una politica funziona solo se tutti la vogliono. Altrimenti remeranno contro. Ora questo è quasi esattamente l’opposto di quanto sostiene Pugliese. Egli, infatti, sostiene che la politica non può e non deve essere solo sintesi. Deve essere in grado di dare segnali di direzione. Il consenso lo si raggiunge dopo se questi segnali svengono da un leader carismatico. E parla di bolgia di italioti. Credo che il tema di fondo del contendere sia qui. La mia posizione è che in una società complessa ogni direttività è suicida. Perché non ascolta le opportunità e poi perché non può essere realizzata. Su cosa baso le mie convinzioni? Su tutte le conoscenze che gli studi sulla complessità hanno scoperto. Non li cito tutti, ma se mi si chiede di farlo lo faccio. Ne cito solo due: la evidenza dei sistemi autopoietici e la evidenza dello sviluppo di tipo Evo Devo. Non esistono le bolgie, esistono posizioni diverse che se ci sembrano errate significa solo che non le abbiamo capite. Questo credo sia in estrema sintesi il contendere. Che ne pensa Pugliese delle cose poste a questo modo? Che ne pensano gli altri? I sistemi autopoietici, Evo Devo .. tutte sciocchezze? Ma poi proviamo a discutere di qualche specificità di un discorso che è certamente articolato e documentato. Ebbene esso è davvero una sorta di sintesi del pensiero della classe dirigente attuale. Ne contrappongo uno opposto. Io credo che non occorra guardare ai problemi, ma alle opportunità. E’ ragionando sulle opportunità che costruiamo insieme un nuovo sviluppo. E così scopriamo, ad esempio, che la ricerca, in Italia almeno, non è da fare sui sistemi tecnologici, ma sul funzionamento dei sistemi umani. Io credo che l’Italia sia il paese in cui è possibile arrivare finalmente a costruire quella nuova visione del mondo che possa sostituire quello della società industriale, frutto del pensiero scientifico e della tecnologia “galileiane”. Credo che l’Italia possa fare di questa scoperta una nuova area di attività per il paese dalla quale nasce una nuova economia. Potrei anche peggiorare la situazione, contestando tutti i vincoli internazionali che nascono da Istituzioni che hanno, come tutte le istituzion,i l’obiettivo primario di perpetuare se stesse. E proprio per questo non possono imporre strategia di sviluppo. Potrei poi aggiungere che l’economia, sui cui principi si costruiscono le politiche economiche, sta vede contestato il suo fondamento: l’homo economicus. Ed arrivare a discutere del fondamento dell’economia “tradizionale”: il concetto di moneta. Ma mi fermo. Mi scuso con Pugliese per aver sfruttato il suo pezzo per provare ad affrontare il tema che ci sta a cuore: ma davvero la complessità permette vie nuove? Perché penso sia il tema cruciale del nostro sviluppo.
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