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[C]

[C]ambiamento

Il cambiamento costituisce il fondamento della dinamica sociale. Sebbene, ai suoi esordi, la sociologia sia stata influenzata da una sorta di concetto meccanicistico di progresso (ad esempio la legge dei tre stadi della conoscenza umana, "teologico, metafisico e positivo", elaborata da Comte), la società non è mai stata considerata statica.

Essa è frutto di trasformazioni che si susseguono continuamente. Può trattarsi di trasformazioni lente, graduali, quasi impercettibili oppure veloci, scioccanti, sconvolgenti, imprevedibili, implacabili, onnipresenti. Le trasformazioni possono essere molto vaste in dimensione ed intensità, di breve o di lungo termine, con effetti di piccola e grande scala; operano contemporaneamente a livello locale e globale (Pasmore, 1994).

Occorre, inoltre, notare che la corrispondenza tra cambiamento e progresso, caratteristica del diciannovesimo secolo, è stata fortemente messa in discussione, dato che il cambiamento può essere positivo e/o negativo, regressivo e/o progressivo, costruttivo e/o distruttivo.

In sintesi, è possibile affermare che il cambiamento: è un processo continuo che si basa sul saggio uso delle risorse disponibili; si configura mentre viene attuato; si basa sulla prefigurazione del futuro e si attua con forte flessibilità di modelli; non avviene tutto assieme ad un'ora stabilita; è basato sulla partecipazione di tutti i soggetti e le componenti coinvolte nella situazione e nel sistema di riferimento.

Il cambiamento è dunque frutto del rapporto tra le singole parti ed è tessuto dalla combinazione tra loro; dipende dall'apertura della parte-componente e dell'organismo più ampio ad intessere continue, contemporanee interazioni; più una parte (ad esempio un ecosistema locale o una comunità sociale) è aperta al suo interno e conserva la diversità delle sue componenti, più aperta potrà essere all'esterno; e viceversa.

Esiste, quindi, una chiara correlazione fra i suddetti modi di intendere il cambiamento e quelli emersi da parte ambientalista sulla crescita e lo sviluppo. In termini sociologi, si tratta della dinamica dell'interazione sociale; un'interazione mai statica ed ordinata. ***

[C]apacità

Concetto della letteratura manageriale utilizzato per identificare l'insieme di conoscenze, esperienze e abilità variamente combinabili dal management nello svolgimento dei processi, riconducibili ad aree di attività aziendali, specifiche e interdipendenti, quali ad esempio, quelle tecniche, quelle umane, quelle tecnologiche, quelle organizzative e finanziarie.

Diverso è il significato hce il concetto di capacità assume nell'ambito dell'approccio delle capacità dinamiche formulato negli anni 90 da Teece, Pisano e Shuen. In questo caso si fa riferimento ad un'azienda caratterizzata da un contesto ambientale a crescente complessità.

[C]apacità dinamiche

Ci si riferisce, in una prospettiva evolutiva, alle capacità di costruire, integrare e riconfigurare le risorse e le competenze in relazione ai cambiamenti ambientali.. Le competenze distintive in questo contesto hanno bisogno di essere continuamente adattate e rinnovate coerentemente con l'evoluzione delle dinamiche di variazione ambientale.

[C]apitale umano

Il capitale umano è, quindi, la combinazione di risorse individuali, sociali, tangibili ed intangibili, tacite e codificate. E’ la "conoscenza", intesa come insieme di "saperi" che gli individui acquisiscono nel corso della loro vita ed usano per elaborare ed implementare idee, teorie, concetti, iniziative di vario genere, incluse attività produttive di beni e servizi, orientate al mercato o fuori di esso.

Il capitale umano si basa sul miglioramento costante delle abilità e delle capacità di: analizzare, diagnosticare, concepire proposte, progettare, sperimentare, migliorare, realizzare, valutare, diffondere soluzioni. Non si tratta solo di qualità tecniche o amministrative, ma fondamentalmente di capacità di sviluppo individuale autonomo e complessivo; capacità di tipo imprenditoriale che implicano assunzione del rischio, soluzione dei problemi, negoziazione, collaborazione, decisione, innovazione gestionale, etc. ***

[C]  Caos

Prima della creazione, prima dell’intervento organizzatore di Dio, “c’era solo immobilità e silenzio nell’oscurità della notte”, e “la terra era una cosa senza forma e vuota”. E’ impressionante notare come tutte le remotissime narrazioni della cosmogonia (‘descrizione dell’origine dell’universo’) raccontano la stessa storia, così che è possibile affiancare, fondere e scambiare –come abbiamo fatto qui sopra– una citazione del Popol Vuh, il meraviglioso archetipo della letteratura maya, con una citazione della Bibbia (Genesi, 1, 2).

In quel momento primigenio “una tenebra ricopriva l’abisso” (ancora Genesi), e imperava il caos, che è appunto ‘l’originario stato di disordine della materia nel periodo antecedente alla formazione del mondo’. E non deve apparirci privo di significato il fatto che la parola, a differenza di quasi tutte le parole greche e latine, non si sia evoluta, adattandosi alle forme tipiche delle lingue moderne. Non che siano mancati i tentativi: nel 1300 si diceva in italiano cao, caòsse, caòsso. Ma nessuna di queste forme ‘moderne’ si è affermata: in italiano, in spagnolo, in portoghese è caos, in francese, in inglese, in tedesco è chaos.

Come dire che se una parola ci parla della notte dei tempi, essa stessa non può che restare legata ad una forma espressiva che si perde nella notte dei tempi.

‘Oscurità’, ‘tenebre’. E innanzitutto l’idea di ‘baratro’, spaccatura nel terreno. È questa, nel ricordo delle origini tramandato dal mito, l’immagine chiave: il greco chaós –dal verbo cháinein: ‘spalancarsi’ aprirsi’, di radice indoeuropea, da cui anche il latino hiatus– sta in origine per ‘fenditura’.

La parola ci ricorda che anche i mondi più meravigliosamente ‘creati’ –‘costruiti’, ‘organizzati’– conservano traccia di un originario ‘disordine’. Qualsiasi organizzazione presenta crepe, lati nascosti, difetti e contraddizioni. Andare a guardare in queste fenditure non è una perdita di tempo: proprio in questi interstizi appare più chiaramente visibile l’originaria natura dell’organizzazione, potremmo dire il suo ‘codice genetico’.

Un’organizzazione non ha una sola forma possibile. Può assumere ogni forma concepibile nel momento del caos, dell’istante che precede la creazione. Lì dove domina –in apparenza– il massimo disordine, proprio lì è possibile cogliere le radici dell’ordine.

[C]aos

nota Heidegger a proposito di Nietzsche - significa qualcosa di diverso da un qualsivoglia disordine nel campo delle percezioni sensoriali e forse neppure disordine. Esso è il nome per indicare "il corpo che vive, la vita come vivente in grande". Ma questa vita vive, in quanto è pienamente e assolutamente corpo ("das leibende Leben"), il movimento, cioè, di quell'incorporare-divorante in cui sta la creazione-distruzione immanente alla physis. La parola caos. dunque. "non intende neppure il semplicemente aggrovigliato nel suo groviglio, e neppure il non-ordinato per aver negletto ogni ordine, bensì quel che incalza. torrentiziamente fluisce ed è mosso", il cui ordine è nascosto, la cui legge non conosciamo immediatamente. "Caos è il nome che indica un peculiare pre-progetto del mondo nella sua totalità e del signoreggiare cosmico".
Non a caso Heidegger sottolinea la corporeità di quel vivente caos che è il mondo, richiamandosi al pensiero nietzscheano del corpo come suo interno "filo conduttore". L'esperienza fondamentale del mondo ("Grunderfabrung der Welt") come caos, si radica, per Heidegger, nel "progetto cosmico" articolato a partire dal luogo dell'animale e dell'animalità. Se quindi il corpo è una "formazione di dominio". "caos non può significare il selvaggio disordine, bensì la latenza della insoggiogabile ricchezza del divenire e dello scorrere del mondo nella sua totalità". Ferruccio Masini
(da introduzione a Nietzsche "Così parlò Zarathustra" Edizioni I grandi tascabili economici Newton - maggio 1992- Roma)

[ C ] Caos, Teoria del (Chaos Theory)

ico15.jpgUna nuova disciplina della scienza che studia il comportamento dei sistemi complessi ( il clima ad esempio ) e l'apparente casualità in natura.
Il caos, come la complessità, può essere definito come una sequenza non prevedibile di eventi. La teoria va alla ricerca di principi generali e regolarità sottostanti diversi tipi di apparente irregolarità e casualità. Uno di questi principi dice che piccoli eventi possono avere enormi conseguenze ( Big changes, from small changes ).
Nei sistemi complessi questo si traduce in una dipendenza estrema dalle condizioni iniziali di partenza ( Ferguson, 1994).

[C] Capra F.

Fisico e teorico dei sistemi, è tra i fondatori del Center for Ecoliteracy a Berkeley, California che promuove l'ecologia e il pensiero sistemico nella scuola primaria e secondaria. E' autore di numerosi bestsellers internazionali sui temi della complessità, dell'ecologia e del pensiero sistemico. Una menziona a parte merita il libro La rete della vita sul potere delle connessioni

[C] Catatonia

Una delle forme della schizofrenia determinata da disturbi della comunicazione umana. È caratterizzata da comportamenti che prevengono, impedendola, la necessità di prendere decisioni. La forma più nota è la catatonia stuporosa: totale inattività comunicativa con terzi. Una forma molto diffusa invece tra un certo management aziendale è la catatonia agitata: fare, fare, fare… ossia un’iperattività di facciata per non comunicare con i colleghi, non pensare e non decidere (realmente) nulla.

[C]ategorie cognitive o semantiche: criteri di classificazione delle informazioni trasmesse ed elaborate sia dai filtri dialogici, sia dai convertitori semantici. Le categorie sono, in ordine decrescente di (vedi à) valore semantico (un valore percentuale indicato tra parentesi): vero (+100), plausibile (tra +99 e +67), realistico (tra +66 e +34), irrealistico (tra +33 e +1), falso (0), assurdo (tra -1 e -33), incoerente (tra -34 e -66), paradossale (tra -67 e -99), nonsense (-100). La classificazione delle informazioni in una categoria piuttosto che in un'altra determina meccanismi automatici di selezione, di accettazione o di rigetto, in funzione di una gestione economica e tempestiva dei processi cognitivi.

[ C ] Centralità

La misura della centralità serve a identificare gli attori della rete più attivi o visibili, quegli attori cioè che sono pesantemente coinvolti in relazioni con altri attori della rete. La Centralità indica un tipo di 'importanza' degli attori in rete, il loro ruolo chiave.

L’individuo più popolare nel proprio gruppo, quello che è al centro dell’attenzione (grafo a stella). Il focus è sulla “centralità di un punto” rispetto ad altri punti circostanti.

Possono esistere due tipi di centralità:

      • centralità locale: se un punto ha un gran numero di connessioni con altri punti del suo ambiente circostante;
      • globalmente centrale: se ha una posizione d’importanza strategica nella struttura complessiva della rete. 

[C] Cibernetica

La cibernetica è  nata a metà del XX secolo per “guidare la nave” (origine etimologica del termine), ossia per comprendere, realizzare e sfruttare tutti i meccanismi idonei ad assicurare il controllo e la guida di macchine e sistemi anche complessi.  Basilare è il concetto di (vedi à) feedback.

[C] icli e Ipercicli

schemi usati per descrivere sistemi complessi e che sono stati applicati in campi molto differenti come la descrizione di possibili metabolismi prebiotici, il comportamento di imprese, le attività di innovazione tecnologica, ecc. Sono tipicamente accompagnati da fenomeni di retroazione e autocatalisi.

[C] Circolarità

Conetto basilare della (vedi -->) Cibernetica, della Teoria della Complessità, della Teoria dei Gochi e della Teoria dell'Informazione in genere, basata tecnicamente sul (vedi -->) Feedback. Con il feedback, l'informazione in uscita da un sistema (output o risultato) ritorna all'ingresso (input o condizioni iniziali) per modificarne i valori e determinare un nuovo output/risultato più coerente con l'obiettivo predeterminato (principio Cibernetico).

[ C ] Com·plesso 
Composto da elementi interconnessi; composito

  1. composto da due o più unità: un carboidrato complesso
  2. intricato, come una struttura; complicato
  3. si applica a una questione della quale bisogna considerare i numerosi aspetti, poichè è difficile da comprendere o da risolvere
  4. deriva dal latino complectere la cui radice plectere significa intrecciare, collegare: rimanda all'arte del cestaio che consiste nell'unire insieme in modo circolare l'inizio e la fine di rami di giunco
  5. il suffisso 'com' aggiunge il senso della dualità di due elementi opposti
  6. se lo si fa derivare dal latino complexus significa abbracciare

[C]ompetenze

Sono rappresentate dalle capacità di utilizzare le risorse aziendali nello svolgimento delle attività e dei processi aziendali diretti alla creazione di valore. La funzione delle competenze è quella di aggregare, combinare e coordinare in sistema le risorse aziendali.

[C]omplessità

L'essere complesso, complicato. La nozione di complessità è stata introdotta nelle scienze sociali da altri contesti disciplinari (fisica, biologia) e ha trovato largo impiego nella cosiddetta teoria dei sistemi. Questa teoria sostiene l'inopportunità di semplificare forzatamente cause e sviluppi di determinati fenomeni sociali, assumendo una visione del mutamento sociale come prodotto di cause molteplici e come espressione di tendenze analizzabili in termini di pura probabilità.


[C] Complessità, Scienza della -  secondo Lindberg e Herzog ( 1998)

babelLa scienza della complessità si trova alla confluenza di diverse discipline emergenti nei campi della scienza e della matematica: la teoria dei sistemi dinamici non-lineari; la termodinamica del non-equilibrio; la sinergetica; la teoria del caos; le ricerche sui sistemi complessi adattativi....Poichè è costituita da parti che provengono da tutte queste diverse eredità teoriche, la terminologia e i costrutti possono a volte essere ambigui e fonte di malintesi, una vera e proprio torre di Babele. Ciò nonostante è possibile ricavare alcuni concetti e principi generali.

[ C ] Complessità, Teoria della

Una teoria che cerca di stabilire il numero minimo di componenti necessario alla comprensione di sistemi complessi. Un sistema molto spesso è complesso perché formato da più di tre elementi interagenti, le relazioni tra i quali possono anche essere semplici e ben descritte da equazioni note.  L'importante è quindi comprendere il modo in cui essi interagiscono. Interessante a questo proposito la trattazione di Nicholas Pippenger in "La teoria della complessità" pubblicata nei Quaderni de LE SCIENZE, n. 67, con un esempio di applicazione alla gestione di una centrale telefonica.

[C]omplessità e sviluppo sostenibile

Le teorie della complessità affermano che vita, umanità, evoluzione, cambiamento, conoscenza, ecc. sono originate da, e vanno dl pari passo con, disordine, caos, perturbazione, dissimmetria, instabilità, squilibrio, flussi, turbolenza, non linearità, marginalità, incertezza, relatività, disarmonia, frattalismo, imponderabilità, ecc.

Ad esempio, nell'attuale interdipendenza complessiva (globalizzazione) le azioni locali producono ampie conseguenze in termini di distanza (spazio), tempo e dimensione. La globalizzazione mette assieme simultaneamente iniziative differenti, eccezionali, individuali e frammentate. Non ci potrebbe essere globalizzazione senza localizzazione, poiché globale e locale sono differenti dimensioni di un sistema che evolve insieme alla qualità di relazioni e componenti (co-evoluzione) e si auto-organizza.

Perciò soltanto un pensiero strategico può collegare tali eventi e gestire la complessità. E' necessario un modo di pensare olistico, in grado cioè di rispettare ciò che è diverso (e divergente), le sfaccettature multidimensionali di una situazione e di un problema (frattale e ologramma), agendo sulle loro interdipendenze. ( definizione presa dal sito del comune di Firenze )

[C]omplex Adaptive Systems


Il concetto di sistema adattativo complesso ha le sue radici nella biologia ( Gell-Mann, 1994 ) e si riferisce a sistemi in grado di adattarsi o auto-organizzarsi e la cui forma emerge nel tempo senza che vi sia una singola entità che costituisce il sistema in grado di controllarlo o gestirlo (Holland, 1995). Molti sono gli esempi di CAS presi in considerazione e studiati, si va dai sistemi sociali, a quelli politici ed economici, culturali, ecologici, ecc. Le principali proprietà dei sistemi adattativi complessi o CAS possono essere così riassunti:

  • Dispongono di un numero elevato di agenti eterogenei e autonomi tra loro interagenti
  • Non-linearità
  • Auto-organizzazzione ed emergenza
  • Adattamento
  • Reattività e proattività all'ambiente ( co-evoluzione)
  • Stato di quasi-equilibrio
  • Ambiente dinamico


[C]omponente di una rete

Un componente della rete è una porzione della rete all'interno della quale tutti gli attori coinvolti sono tra loro connessi, direttamente i indirettamente, da almeno un legame. Ad esempio nell'immagine qui in basso sono mappati quattro componenti diversi, uno grande e interconnesso e tre isolati.

componente

[ C ] Coesione della rete

ico13.jpgDescrive il livello e la qualità della relazione dei nodi o attori della rete. Viene valutata secondo tre valori: 1) Distanza tra  due attori della rete ( o nodi in un grafo ) calcolata sommando il numero il numero di linee distinte che esistono lungo il percorso più breve che li separa. Definisce il 'grado di separazione' 2) Raggiungibilità per misurare se attori della rete sono collegati, direttamente o indirettamente, a tutti gli altri attori che compongono la rete. Attori che non hanno collegamenti sono chiamati isolati. 3) densità della rete è il numero totale di collegamenti diviso il numero totale di collegamenti possibili. La desnsità è la misura più elementare per analizzare una rete ed è usata anche nella epidemiologia sociale.

[C]ondizioni Iniziali

Insieme dei valori delle variabili più significative di un fenomeno, presenti all’inizio di un’evoluzione. I sistemi deterministici (prevedibili) sono insensibili alle CI (meglio: ne risentono in maniera proporzionale). I sistemi caotici sono invece molto sensibili alle CI, ossia reagiscono sproporzionatamente a piccole loro variazioni (vedi:  “Effetto Farfalla”)

[C]ondivisione

Nel contesto di sistemi adattativi, di società rivolte al capitale intangibile, e di comunità di pratica, il concetto pone in evidenza l'importanza di definire collettivamente le conoscenze, i saperi e le competenze operative, così da costruire e ricostruire senza soluzione di continuità un patrimonio condiviso all'interno di una comunità, quale risultato globale di contributi locali molteplici.

[C]onnettori

Nella teoria delle reti i connettori sono persone o nodi che possiedono l'abilità straordinaria di stringere e coltivare un numero elevato di amicizie e conoscenze. I connettori hanno una grande importanza all'interno di una rete sociale perchè creano mode e tendenze, concludono progetti importanti, diffondono usanze. Sono i fili che tengono insieme la nostra società perchè capaci di avvicinare senza problemi persone tra loro diverse per razza, origine o livello di istruzione.

[C]ontrofattuale

Nell'ambtio delle Scienze Cognitive, un tipico esempio di procedimento logico critico, perchè spesso distrorcente, è un qualsiasi “se…allora” che presuppone un fatto o un dato certamente falso, o almeno non falsificabile. “Se io fossi l’allenatore della nazionale di calcio, allora…” In altri termini: chiacchiere sterili e spesso presuntose.

[C]ollegamento preferenziale

Una delle due leggi che governano le reti del mondo sociale così come sono state descritte da Barabasi nel suo libro Link: assumiamo che ogni nuovo nodo abbia due link per connettersi ai nodi già presenti. La probabilità che scelga un certo nodo è proporzionale al numero di link da questi posseduto. Ossia: data la scelta fra due nodi, di cui il primo ha due volte i link del secondo, le probabilità che la scelta ricada sul primo sono esattamente doppie (Link di Barabasi)

[C]ostruttivismo
Visione positiva della possibilità di costruire un piano che permetta la realizzazione di un’intenzione. (vedi anche à anti-costruttivismo). Per approfondimeni del suo ruolo nell'ambito delle Scienze Sociali, fai riferimento agli studi del Premio Nobel 1974 Friedrich von Hayek (1889 - 1992).

[C]rescita

Una delle due leggi che governano le reti del mondo sociale così come sono state descritte da Barabasi nel suo libro Link. Secondo questa legge in ogni dato intervallo di tempo un nuovo nodo si aggiunge alla rete. Questa fase di crescita evidenzia il fatto che le reti si formano un nodo alla volta.



by cmazzuc last modified 06-10-2009 21:25
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