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complessità , networking e collaborazione
Il mondo digitale diventerà sempre più invasivo?In questi giorni si sta celebrando a Las Vegas il Consumer Electronic Show (CES), giunto al quarantesimo anno. Cosa ci riserverà il futuro, visto ciò che si sta già preparando nel presente? Sul Sole – 24 Ore del 9 gennaio vi sono alcuni esempi di quanto l’elettronica digitale sia già oggi in grado di fare, di quali “strumenti” ci siano messi a disposizione nel nostro lavoro, nel nostro tempo libero, nei nostri viaggi e spostamenti, lasciando sottintendere che ci troveremo via via sempre più immersi in un mare di bit. Sarà buona cosa tutto questo “bittume” che ci attende? Credo che il problema non si trovi tanto nel fatto che troppi bit possano causare una indigestione. Credo, invece, che l’indigestione possa derivare da un incalzare troppo rapido della così detta “innovazione” di questo settore. Se ci si guarda bene intorno, si scopre che gli oggetti contenenti elettronica avanzata sono realizzati e commercializzati “a orologeria”. Non perché dopo enne mesi si guastino e siano da buttare (salvo eccezioni, la loro vita potrebbe essere quasi infinita), ma perché sono presto superati da nuovi oggetti che li rendono vecchi (obsoleti, per dirla con una parola che abbiamo importato dall’inglese, dimenticandoci la sua origine latina), pur essendo ancora perfettamente efficienti e rispondenti alle esigenze per le quali erano stati adottati. Già oggi buona parte di noi utilizza solo una parte più o meno piccola di tutta la potenzialità che gli oggetti digitali ci mettono a disposizione ed ogni volta che siamo “costretti” a sostituirli, oltre a buttare tutto il software mai o raramente usato (e di cui spesso non conoscevamo l’esistenza), dobbiamo ri-addestrarci a usare in altro modo le medesime funzioni. E dobbiamo tenere presente che quando un oggetto tecnologico viene immesso sul mercato è già pronto quello che lo sostituirà, costringendoci, a breve, a ricominciare da capo. Il problema attuale della tecnologia non è il fatto che sia o possa diventare troppa, il problema è la sua velocità di cambiamento rispetto alla nostra capacità di reggerne il passo. Penso che sarebbe necessaria una pausa non di riflessione, ma di allineamento. Tutti i sistemi che costituiscono la così detta “convergenza” da un lato offrono una serie elevata di potenzialità, per cui ogni strumento tenderà a diventare “onnimediale” (una specie di coltellino svizzero con tanti attrezzi per diversi compiti) e dall’altro tali strumenti sono caratterizzati da non standard sia fisici (come i diversi plug di connessione e di alimentazione degli apparecchi) sia di interfaccia d’uso, che rendono ogni apparecchio ed ogni modello di un medesimo apparecchio diversi da un altro, anche se realizzati dallo stesso produttore. “L’interfaccia che io sogno renderà i computer più simili alle persone. Si può rimproverare a questa idea di essere troppo romantica, vaga e inattuabile. Io invece la criticherei perché punta troppo in basso.”, cosi scriveva Nicholas Negroponte sul suo libro “Essere digitali”, ma credo che debba essere percorsa ancora molta strada per raggiungere questa meta. La necessità di eseguire “configurazioni” (se non si acquistano prodotti marchiati dal produttore di un servizio e, quindi, pre-configurati) è spesso demotivante quando manchi la “pratica” a fare tali operazioni, quando siano cambiate le modalità o quando le istruzioni (sempre che esistano) non sono sufficientemente chiare ed esaustive (senza parlare delle sovente pessime traduzioni e del fatto che non sempre è di aiuto risalire alla lingua originale se il prodotto realizzato per il mercato italiano ha caratteristiche diverse da quello di origine). L’apparecchio “amichevole” dovrebbe essere realizzato in modo tale da svolgere autonomamente determinati compiti, quando richiesti o autorizzati dal suo utilizzatore. Un altro aspetto connesso all’evoluzione tecnologica risiede nelle modalità di codifica dei documenti, intendendo come tali qualsiasi tipo di file di dati. La conservazione, la trasferibilità e la leggibilità nel tempo dei documenti rischia di diventare un problema quando sia necessario immagazzinarli “congelati” nella loro forma originaria, perché costituiscono elementi di prova di fronte ad autorità preposte a controlli. E qui entrano in gioco non solo i programmi di scrittura di tali documenti con i diversi tipi di formati e di attributi, ma anche le modalità di codifica della loro rappresentazione digitale su supporti di diversa natura. Il rischio è che ciò che oggi si scrive non possa più essere letto domani. Vorrei concludere queste riflessioni allo stesso modo con cui Luca di Biase chiude il proprio articolo di analisi sul mondo digitale come si presenta secondo il CES “Così si apre l’epoca del consumo crossmediale”: “Come distinguere tra tutte queste novità quelle che sono destinate a durare? Chiedendosi se semplificano la vita o la complicano.”. |
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