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Finanziaria 2007: La Sanità italiana dalla farfalla all’uraganoVoglio fare subito una premessa: non conosco né ho mai avuto contatti con il prof. Broggi dell’Istituto Besta di Milano e le riflessioni che seguono sono personali e traggono spunto esclusivamente dall’articolo da lui firmato, pubblicato a pagina 25 del Sole – 24 Ore del giorno 29 dicembre 2006. Pertanto, fino a prova contraria, non posso non considerare il prof. Broggi persona corretta, competente e sensibile ai problemi connessi all’assistenza sanitaria. L’articolo in commento pone in evidenza come un fenomeno da “battito d’ali di farfalla” (per citare la nota metafora) possa determinare una serie di eventi a catena tale da costituire elemento di criticità sia dal punto di vista delle prestazioni diagnostiche e protesiche erogate dal Sistema Sanitario Nazionale, sia dal punto di vista degli effetti benefici ai cittadini. La legge finanziaria per l’anno 2007 (ma che coinvolge anche i successivi due esercizi) stabilisce i limiti di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale in circa 101,3 miliardi di euro (per superare i 300 considerando i tre esercizi nel loro complesso). L’aspetto più significativo della “manovra”, però, non è tanto l’ammontare della spesa prevista, ma il fatto che in un certo punto del lungo comma 796 (lettera v) si dica che “il Ministero della salute …. individua, entro il 31 gennaio 2007, tipologie di dispositivi per il cui acquisto la corrispondente spesa superi il 50 per cento della spesa complessiva dei dispositivi medici registrata per il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando ……, sono stabiliti i prezzi dei dispositivi individuati ai sensi della presente lettera, da assumere, con decorrenza 1° maggio 2007, come base d’asta per le forniture al Servizio sanitario nazionale. I prezzi sono stabiliti tenendo conto dei più bassi prezzi unitari di acquisto da parte del Servizio sanitario nazionale risultanti dalle informazioni in possesso degli osservatori esistenti e di quelle rese disponibili dall’ottemperanza del disposto del successivo periodo della presente lettera. …..” Questo, nella sostanza, dice che, individuati i dispositivi che costituiscono il 50% della spesa sostenuta per il loro acquisto, il loro prezzo costituisce “base d’asta al ribasso” per i successivi acquisti. Ora, secondo quanto afferma il prof. Broggi, “la spesa per queste protesi mediche e per la diagnostica è di circa 5 miliardi. L’incidenza sulla spesa totale risulta dunque pari a circa il 5 per cento”. Infatti, sui 101,3 miliardi previsti per l’anno 2007, di questa percentuale si tratta. Il prof. Broggi sostiene, inoltre, che “il risparmio previsto con questa manovra è di 160 milioni di euro nei prossimi tre anni: quindi lo 0,05 per cento della spesa totale.” (considerando gli oltre 300 miliardi previsti per i tre esercizi). Da qui l’idea che questo risparmio costituisca effettivamente un semplice “battito d’ali di farfalla” all’interno di un Sistema Sanitario Nazionale che, forse, necessiterebbe di ben altri interventi strutturali in grado di produrre migliori benefici economici. Ma l’aspetto più deleterio di questo intervento non è tanto l’esiguità del risparmio, quanto il fatto che la manovra sia andata a toccare una parte qualificante delle prestazioni sanitarie. Infatti quando si parla di dispositivi protesici e sistemi diagnostici ci si riferisce ad un serie di strumenti e mezzi che sono fondamentali ed indispensabili per ridare funzionalità a chi l’avesse persa o l’avesse ridotta nonché per eseguire le indagini e gli interventi diagnostici preventivi e curativi di una lunga serie di malattie che, se non individuate e trattate in tempi utili, possono diventare invalidanti, richiedere tempi maggiori per il recupero o terapie più forti o prolungate, oppure, nel caso estremo, essere fatali. L’intervento di risparmio, quando l’unica logica che lo guida è il minor prezzo, va a toccare, quindi, una “parte nobile” della spesa sanitaria, con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini e con possibile aumento della richiesta di ospedalizzazione per inadeguatezza degli interventi preventivi e curativi effettuati. Inoltre, i produttori dei dispositivi saranno poco incentivati a investire in ricerca e miglioramento dei loro prodotti, in quanto sapranno che il maggior costo che potrà derivare dal processo innovativo costituirà una discriminante negativa nei confronti di prodotti concorrenti più economici, ma con prestazioni inferiori o ormai datate. La tecnologia richiede non solo investimenti, ma, soprattutto, il loro riconoscimento attraverso un utilizzo diffuso del prodotto (utilizzo che contribuisce a ridurre il prezzo del prodotto in corso ed anche di quello che da esso potrà derivare per evoluzione). Un risparmio del solo 0,05 per cento sulla spesa sanitaria può, quindi, generare un effetto “uragano” su cittadini, medici, imprese produttrici dei dispositivi e sul Sistema Sanitario Nazionale stesso che, a causa di scelte fatte in economia, potrà trovarsi di fronte ad una maggiore richiesta di interventi di manutenzione di apparecchiature di qualità scadente, ma anche a riesecuzione degli interventi o a possibili cause intentate da cittadini che dovessero avere subito danni dal cattivo o non adeguato funzionamento dei dispositivi stessi (si ricordino, per citare un caso, i danni in vite umane ed in nuovi interventi causati dall’acquisto a prezzo “conveniente” di valvole mitraliche di scarsa qualità). |
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