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networking e collaborazione
Leadership,TeamBuilding, Motivazione
Stefano Verza
Per un'altra prospettiva su tre temi centrali per le organizzazioni.
Leadership e metafora della Direzione d'Orchestra
BENJAMIN ZANDER Direttore della Boston Philarmonic Orchestra
La metafora dell’orchestra in riferimento alla leadership mi è sempre apparsa assurda. In fin dei conti vedevo una persona sul podio che ha su di sé tutta la scena e dirige gli altri nell’ombra. Poi mi sono imbattuto in una riflessione di Zander sul tema. Beh, sono in buona compagnia. - Può sembrare strano ad un orchestrale che la metafora dell’orchestra sia usata così spesso nei libri sulla leadership. La professione del direttore d’orchestra è uno degli ultimi bastioni del totalitarismo nel mondo civilizzato. Certo questo tipo di dominio dell’orchestra da parte del direttore oggi è meno comune, ma la vanità e la tirannia prevalgono nel mondo della musica anche in quest’epoca illuminata e l’immagine infantile e sottomessa dell’orchestrale non è così rara come si potrebbe sperare.
- La comunicazione verbale in una prova d’orchestra è diretta dal podio ai musicisti e quasi mai nell’altro senso. Ogni comunicazione verso il direttore passa attraverso pochi musicisti principali e quasi invariabilmente sotto forma di domanda introdotta da un beffardo “Maestro”. Anche quando in realtà si tratta di una constatazione o di un’affermazione.
TeamBuilding
Ettore Messina
I giocatori sono uguali e diversi allo stesso tempo.
- Sono uguali perché a tutti viene richiesto di fornire il massimo nelle loro prestazioni, ma sono diversi nel talento e quindi nel tipo di prestazione che ci si attende da loro;
- in più sono diversi per ciò che hanno già dimostrato di saper fare.
- Sono uguali perché, in relazione alle loro possibilità, si richiede di dare il massimo.
- Sono diversi proprio perché le loro capacità tecniche, fisiche e psicologiche sono diverse. Però è anche vero il contrario.
- È anche vero che questo sistema regge fino a che il giocatore privilegiato gioca «alla grande» in partita. Nel momento in cui, ad esempio per un declino fisico, non è in grado di assicurare questo livello di rendimento, i compagni iniziano a pensare che l'eventuale privilegio è immotivato o ingiusto. È una cosa animalesca. «Tu puoi anche saltare tutti gli allenamenti, ma, se in partita sei decisivo, accetto che tu sia lo Zar».
Motivazione di gruppo
BILL WALSH leggendario allenatore di football americano.
Prendiamo un gruppo di dieci giocatori.
- I primi due saranno supermotivati, perché le superstar in genere badano a se stesse. Chiunque le può addestrare.
- I quattro giocatori successivi, con la giusta motivazione e il giusto indirizzo, impareranno a giocare al massimo del loro potenziale.
- I due successivi saranno solo marginali, ma con un’attenzione costante riusciranno a fare qualcosa di valido per la squadra.
- Gli ultimi due saranno solo uno spreco di tempo: non rimarranno a lungo in squadra.
- Il nostro obiettivo è focalizzare gli sforzi organizzativi e di allenamento sui sei giocatori della fascia centrale, in quanto sono quelli che hanno maggiormente bisogno della nostra guida, del nostro controllo e dei nostri consigli e ne traggono il maggior beneficio.
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