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complessità

Dr. HOUSE: serial TV per la complessità.

Stefano Verza


Prima di iniziare a leggere quello che Dr. House ci dice sui temi della complessità, non dimenticatevi che è un tipo scontroso, cinico e privo di tatto.

A proprosito di: Strategia.


Italia 1 ha provato in tutti i modi a spostare il mio serial all’interno del suo palinsesto, individuando i giorni e gli orari più disparati. Ovvio ! Il record di ascolti che ho continuato ad ottenere non era poi così gradito perché  “oscurava” qualsiasi altro programma in onda sulle reti Mediaset. Alla fine ho sempre vinto io.

Ragazzi, ho scompaginato i canoni tradizionali di tutti i serial ambientati in corsia !!! Mettetevi in testa che le persone si aspettano cose differenti e le sanno apprezzare. Questo che si tratti di trasmissioni televisive, prodotti o servizi. Ma continuate pure a proporre le stesse cose nello stesso modo, pensando che sia l’unico possibile o proprio quello che vuole la gente? Imitazione, benchmarking. Blah ! Lasciate perdere queste stupidaggini.

A proposito di: Soluzione dei problemi.


Il mondo è pieno di gente che si conforma alla regola della parsimonia: fare l'ipotesi più semplice per spiegare ciò che si è osservato

Sapete cosa vi dico: “voi credete che due persone si scambino dei fluidi corporei e a seguito di complessi processi biologici nascano i bambini, io credo che sia la cicogna a portare i bambini. Quale delle due prospettive prendiamo in considerazione, la mia perché è più semplice?”

Prendiamo in considerazione la mia? Bravi, continuate così, ma sappiate che il vero problema del mondo siete voi. Perché spesso l'impossibilità di risolvere una situazione problematica sta nelle regole che noi stessi ci siamo date, non nel problema stesso, sta nel significato che noi diamo ad una sequenza di azioni, nel nome assegnato al contesto.
(date un’occhio a: AAVV I modi dell'imparare Carocci Editore)

A proposito di: Pensiero, Azione e Complessità


Prima o poi capirete, ne sono certo, che non si può mai sapere come vanno a finire le cose. Che le cose potrebbero non essere proprio così come sono. Il mio amico Bateson una volta mi ha detto: “se una mamma regala un gelato al suo bambino ogni volta che egli accetta di mangiare gli spinaci, non c’è possibilità di prevedere se alla fine: il bambino amerà gli spinaci; il bambino odierà il gelato; il bambino odierà la mamma.
(date un occhio a: Cecchin; Apolloni - Idee perfette – Franco Angeli)

Oh, ma voi continuate pure a raccogliere i fatti, a fare previsioni accurate e a pianificare nei dettagli. Dio mio che spreco di intelligenza ed energie: non vi accorgete che manca il tempo di raccogliere i fatti che contano o di pensarne il significato. Rendetevi conto che siamo tutti costretti ad agire in base a prove insufficienti, servendosi di lumi assai meno sicuri che non quelli della logica.
(date un occhio a: Aldous Huxley – Il mondo nuovo – Mondadori)

Oggi sono magnanimo, vi concedo che l’azione sia legata anche alla previsione. Ma è soprattutto legata all’imprevisto. Non ci resta che prevedere giocando con l’imprevedibile, nella certezza della sua incertezza. Io risolvo i miei casi, sempre con successo, procedendo per ipotesi sulla base dei sintomi, seguendo un processo ricorsivo di azione/riflessione.
(date un occhio agli scritti di Savater  e a AAVV - I modi dell'imparare - Carocci Editore)

Uso un approccio di cui ho sentito parlare Tom Peters. Si chiama “R.F.A.” (Ready, Fire, Aim – Pronti Fuoco, Mirate). Basta analizzare e rimuginare, basta tentennare: provate, incasinate il tutto, riflettete sull’azione compiuta, sistematela e riprovate.

A proposito di: Apprendimento


Fate ciò che vi ho detto e alla fine scoprirete il vero apprendimento. Se vi dicono diversamente non credeteci. O credeteci, fatti vostri. Comunque sia la cognizione esperienziale e la cognizione riflessiva sono due importanti modalità cognitive, che devono interagire l’una con l’altra. Agire, fare esperienza, coinvolgersi attivamente nell’azione comporta la soluzione di un problema e permette al contempo di imparare le modalità che si sono utilizzate per risolverlo. Però perché si possa imparare dall’esperienza, dobbiamo poi approdare sul terreno della riflessione. Riflessione su ciò che apprendiamo e su noi stessi che apprendiamo. E’ questo processo che consente il dubbio, il confronto, il contrasto; ovvero lo sviluppo completo delle capacità critiche.
(date un occhio a: G.Blandino, B.Granieri - La disponibilità ad apprendere Raffaello Cortina Editore e AAVV - I modi dell'imparare - Carocci Editore)


Vi lascio con l’epitaffio che farò scrivere sulla mia lapide:

“Il noto è finito, l’ignoto infinito; intellettualmente ci troviamo su un isolotto in mezzo ad un oceano illimitato di inesplicabilità. Il nostro compito in ogni generazione è strappare al mare un po’ di terra per aggiungere estensione e solidità ai nostri possedimenti”.(Thomas Henry Huxley)


by Stefano Verza last modified 13-12-2006 13:18
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