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Il conoscere nel quadro epistemologico

Sintesi di Marina Seganti della seconda giornata del Seminario “Le fondazioni della Riforma”  (fonte: rivista on line Paedagogica)


Il professor Aldo Masullo, professore emerito all’università di Napoli, persona di grande cultura storica e profondità di pensiero filosofico, ha tenuto una magnifica lezione di filosofia su come l’ epistemologia viene giocata nella prospettiva del conoscere.


Epistemologia termine di origine greca.

Episteme nasce dall’integrazione di due termini: steme (stare, essere fermi) e epi (sopra); significa pertanto stare fermi sopra. Questa parola nasce dalla cultura greca pre-classica e si sviluppa in quella classica. Eraclito di Efeso fa un’osservazione terribile e devastante affermando che “nulla è fermo, tutto si muove”, “non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua di un fiume”, “tutto scorre”; da ciò deriva un concetto di fluidità e di inafferrabilità dell’essere umano. Eraclito aggiunge inoltre che “nascere è perire”, ogni cosa si succede con grande rapidità; subito dopo il nascere viene il perire; nello stesso momento in cui le cose nascono, periscono.

Da questa affermazione deriva quella componente della nostra civiltà occidentale, ciò che poco più tardi assume il nome di nichilismo. Nihil in latino significa nulla, quindi la realtà è pensata come qualcosa che può fuoriuscire e rientrare nel nulla.

Contro questa prospettiva nasce il mondo platonico delle idee e l’interpretazione della realtà riconducibile ad alcuni concetti fondamentali del pensiero: le famose categorie. L’uomo cerca dei punti fissi a cui attenersi per non naufragare “mentre il fiume scorre inerosabilmente”.


Episteme è una tecnè.

Sta ad indicare la necessità di costruire “un ponte“ che consente di stare sopra il fiume e pertanto di non naufragare nel fiume impetuoso e rovinoso della propria esperienza, di non farsi travolgere dal continuo cambiamento ma di guardare dall’alto.

L’episteme è un livello attraverso cui l’uomo si pone al di sopra del fluire degli eventi e quindi stabilisce un reticolo di schemi per immobilizzare, almeno apparentemente, il divenire.

E’ uno strumento col quale noi ci eleviamo al di sopra delle esperienze per poterle governare e dominare; da ciò deriva che la scienza è (anche) anticipazione di una tecnica. Tecnica in greco significa abilità; in Grecia la scienza è percepita come abilità. Ad esempio, la geometria è nata nella grande civiltà egizia, cioè dalla necessità di trovare una tecnica che consentisse di ricostruire i confini, tracciare carte per riprodurre schematicamente le ripartizioni dei terreni quando venivano inondati; certi calcoli consentivano di rimettere in piedi, ritracciare separazioni quando i confini erano completamente cancellati. In tal caso la scienza si presenta come abilità, capacità pratica.


Loghia spazio di riflessione sulla scienza.

Questo è un altro livello da approfondire. Loghia è il pensiero logico, è la teorizzazione e non più la pratica. E’ un’intelligenza astratta, non più abilità pratica anche se si occupa delle abilità pratiche.
Loghia, che deriva da logos, significa logica, pensiero nella sua organizzazione teorica.
L’epistemologia deve essere dotata di strumenti di carattere teorico per capire come funzionano i fatti. Fra la riflessione sulle abilità e la loghia c’è un tessuto connettivo, un elemento mediatore che è la filosofia della scienza.

L’educatore possiede l’abilità dell’insegnare; si trova di fronte a problemi complessi e quindi cerca di fornirsi degli epistemi cioè strumenti operativi per diventare abile. Quando vuole rendersi conto ed approfondire, si addentra all’interno di quell’elemento di mediazione fra l’abilità e la loghia teorica. L'insegnante è un soggetto attivo, si muove dentro un campo in cui l’oggetto è l’uomo. E’ al contempo il soggetto della ricerca, delle abilità e della loghia. Nasce così il problema di una epistemologia, cioè di una riflessione teorica che abbia come proprio tema non una qualsiasi abilità da esercitare sulle cose ma quelle specialissime abilità che si esercitano con gli esseri umani.

Husserl insegna che l’uomo scienziato, come conoscitore in senso rigoroso, è “contemplatore disinteressato”; i fenomeni non sono più le cose che appaiono a noi (lettura positivista) ma i prodotti della nostra attività rappresentatrice delle cose.
Al centro della scienza moderna (fine ottocento e novecento) si colloca il grande tema  della ambiguità del soggetto conoscente che è al tempo stesso interessato e disinteressato: disinteressato in quanto mette ad una certa distanza le proprie emozioni per costruire delle rigorose abilità; interessato in quanto soggetto coinvolto.
Sartre ha sottolineato il carattere del sapere umano il cui produttore è “engagè” in quanto coinvolto ed appassionato. Masullo sottolinea che la passione è paticità.

La paticità è precondizione necessaria ai processi creativi della scienza moderna; senza un atteggiamento patico non è possibile capire/comprendere la vita.
Patico è l’aggettivo corrispondente al verbo patire. Patire significa avvertire, reagire, provare piacere o dolore, sentire, rispondere.


Il Conoscere, nel quadro dell’epistemologia,

pone il problema dell’epistemologia della scienze umane. I saperi non sono possibili senza l’uomo; l’uomo stesso è tema di sapere. Il conoscere è sapere con altri saperi, sapere con….., sapere con la coscienza di sapere. La coscienza è il sapere di vedere tutto ciò che sta intorno, vederlo ed “accorgermi che sono io a vederlo”.

La vera conoscenza è la coscienza di sé. Ogni relazione con la realtà è conoscenza ed il soggetto sa che si riferisce a sé; c’è quindi una coscienza di sé. Quando ci si occupa di scienze umane e ci si occupa dei bambini, si cerca di stabilire un rapporto efficace didatticamente che consenta la comunicazione del conoscere dell’insegnante (pensieri-emozioni) in una relazione da soggetto a soggetto. La relazione educativa produce degli effetti nella vita dei soggetti in quanto chiama in causa la mente, la coscienza e l’ atteggiamento del volere.

Il tema della paticità si lega strettamente con il tema dell’interpretazione. Qust’ultimo nasce all’interno della filosofia novecentesca, di derivazione fenomenologia (Heidegger, Ricoeur, Gadamer). Pone in evidenza il vissuto, il modo in cui ognuno sente, prova. Il vissuto viene inteso come attività presente, attualità che si fa uno con la vita di quel soggetto in quel momento. Ogni atto di vita non è solo un atto di conoscenza, è soprattutto un atto di passione, un sentire, un’atmosfera e non affermazione.

Nella relazione con l'altro il senso che sta in fondo alle parole alle parole dell’altro può essere solo avvicinato. Ad es., se applichiamo un teorema facciamo una dimostrazione ripetibile; se ascoltiamo la stessa musica più volte non è mai uguale. L’astratta ragione si muove nel dominio della necessità, i discorsi decodificano le informazioni sulle cose e realizzano un’operazione logica. La vita invece si muove nel dominio dell’indeterminatezza; espone a colpi di incertezza ed a colpi di angoscia.

Dal punto di vista epistemologico, rimanendo nel campo umano, nelle scienze dell’uomo e nell’epistemologia della pedagogia, ogni relazione con l’altro è una relazione di interpretazione. Heidegger (padre dell’ermeneutica) mette in evidenza che la fenomenologia è il tentativo di riflettere sul vissuto, il patico. Ogni riflessione non è mai ripetizione bensì interpretazione. Ogni soggetto non solo vive nella relazione con sé e gli altri ma vive nel tempo e questo lo rende identico e diverso. La nostra identità è un continuo movimento nel tempo e nello spazio. La continuità dà la possibilità di riconoscersi attraverso le vicende dei tempi. Diventati diversi da quello che eravamo, improvvisamente abbiamo l’occasione di incontrare una situazione che ridesta l’emozione che abbiamo vissuto in tempi precedenti. Ciò contribuisce a sentire la nostra identità “in via “ ed estenderla attraverso l’irruzione della differenza.

La scienza dell’uomo si propone di elaborare delle generalità più che delle universalità. Generalità (a posteriori) è caratterizzata dalla provvisorietà, dalla relatività dei risultati. Ogni vissuto è singolare. L’universalità non va intesa a priori, come qualcosa di già fatto e definito, ma in termini di traguardo, andare verso, sollevarsi, cercare di pervenire a unità.

L’insegnante che ha il compito di indirizzare, avviare, fornire stimoli e condizioni perché si possano fare esperienze, aiuta gli esseri addormentati ed incapsulati ad uscire dal sonno e dalla capsula; provoca il gusto ed il desiderio di comunicare lasciando segni. La filosofia è essere svegli, vivere in uno stato di veglia, accorgersi di aver sognato e che c’è qualche cosa che prima non c’era. Insegnare è interpretare gli altri, cercare di capirli, comprenderli. Si tratta di capacità esercitate più che costruite. Per capire un altro molto più giovane, più ingenuo, più innocente, più inesperto ci vuole un atteggiamento di carità. Avvicinarsi agli altri richiede la propria disponibilità ad esercitare la carità intesa nel doppio senso (greco e latino), precisamente quell’atteggiamento capace di rispondere ai bisogni di chi ha meno esperienza di noi e di farlo con spirito di gratuità.

Lo spirito di gratuità ha il potere di coinvolgere gli altri, di mettere in atto la paticità.
L’insegnante, attraverso il suo “patire” e la sua passione, e naturalmente conoscendo i contenuti dell’insegnamento, è soprattutto capace di far transitare questi contenuti con passione, in un clima di consonanza e di concordanza.

Aldo Masullo conclude affermando che ciò che è importante è mirare, è trasformare quello che noi “patiamo” (percepiamo con passione, introduciamo davvero nell’orizzonte del nostro vissuto ) per vivere meglio insieme.


L'idea di sapere

L’ispettore scolastico Gabriele Boselli ha concluso il seminario con alcune notazioni intorno all’idea di sapere ed ai connotati epistemologici della Riforma.

  • Il sapere dell’età postmoderna è multiproposizionale e plurale.
  • Il sapere è narrativo.
  • Il sapere è incerto, ma interpretato da soggetti sicuri delle loro possibilità di costituirlo.
  • Il sapere è in relazione con altri saperi e costituito da altri saperi.
  • Il sapere tocca ed è toccato dal soggetto, segna dentro ciascuno e tutti.


Il sapere ha carattere pratico.

Husserl ha avversato quei saperi che si ponevano in una posizione di indifferenza al soggetto umano. La conoscenza è deposito millenario dei saperi; il conoscere è atto che si rinnova in perpetuo. Il paesaggio epistemologico in cui si muovono i documenti pedagogici della riforma può essere sintetizzato nel seguente modo:

  • resistenza ad una visione valoriale di tipo economicista;
  • avversione al realismo ingenuo;
  • lasciare la filosofia della rassegnazione al fatto e riprendere la teoria gentiliana dell’atto. I fatti per essere possibili devono essere ricostituiti dal soggetto come atti, come cose in essere;
  • attenzione ai fenomeni, ma si sa anche che il fenomeno non è qualcosa di assolutamente dato, ma di dato a, dato in un tempo, dato in una contingenza e trasformato dalla contingenza stessa;
  • concezione di un sapere regionale, pensato secondo variabili, declinazioni di storia e di geografia. Non ci sono saperi universali ma saperi possibili;
  • dubbi sulla verificabilità incontrovertibile degli assetti scientifici;
  • un’idea di sapere non come rispecchiamento ma come produzione. Il soggetto è colui che posto di fronte ad un universo di fenomeni li ricostruisce secondo categorie.

Oggi il sapere parla non di vero ma di probabile e c’è un’impostazione delle discipline come asserti probabili ed asserti condivisibili.

La scienza contemporanea è caratterizzata non dalla certezza positivistica ma dall’incertezza. Un’incertezza che assegna all’uomo il compito non di decentrarsi da sé, non di essere solo lo spettatore del mondo ma di vestire l’abito di colui che crea. Tutti i soggetti producono mondi e conoscenze per cui ogni mondo viene costituito e rappresentato dall’uomo.

La vita dell’uomo ha significato non perché ripete un mondo, ma perché dà luogo ad un mondo nuovo attraverso quella grande attività creatrice dello spirito volta ad organizzare i fenomeni e, nel riorganizzarli, a ricrearli.

L’invito è di essere sempre di più soggetti attivi, persone pensanti, produttori di cultura in quanto portano nel mondo qualcosa che prima non c’era.

L’attività del docente è un’attività sempre nuova, creatrice, irripetibile. Un insegnante è stato segnato dentro quando con la vicinanza ai suoi maestri si è attivato il sapere, quando riesce ad essere sapere in atto; quando riporta il sapere agli altri e in quel momento lo rende altro da quello che era, sapere nuovo .

Quando un insegnante educa un bambino in parte lo ricrea, lo rende altro, lo porta al mondo con qualcosa che prima non aveva. Ogni allievo è anche creatura dell’insegnante nel senso che dalle sue parole qualcosa verrà continuamente ricreato nel tempo. Le parole che i bambini hanno ascoltato, che sono state dette loro con loro si faranno vere. Tutte le parole che gli insegnanti dicono troveranno un futuro.


by Stefano Verza last modified 06-02-2007 15:43
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