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complessità , scienze cognitive

La disorganizzazione originaria del caos premessa di un'organizzazione dalle molteplici forme...

Sergio Sabetta

   

Dal caos alla genesi del diritto


E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso,…” ( Genesi 1 – La creazione).

Secondo la cosmologia occidentale, ma anche cinese, polinesiana o giapponese, l’universo ha principio per un atto iniziale “E Dio disse – Sia la luce! – E la luce fu” (Genesi 1 – La creazione ), viene ad esistere dal nulla per creatio ex nihilo, differentemente dalla cosmologia buddista e induista in cui vi è un universo senza tempo, mancante dell’inizio e della fine.

Gli scienziati ci propongono la Genesi come la nascita di una bolla, il nostro universo, galleggiante su un universo di nirvana senza tempo, l’iperspazio a undici dimensioni, matrice di infinite bolle.

neuroni_seriOgni universo è fornito di proprie leggi e capire tali leggi vuol dire rifarsi alla sua creazione, alle modalità di strutturazione del disordine originario di cui ogni organizzazione ne conserva traccia nei possibili difetti e contraddizioni, nei suoi lati oscuri.
La disorganizzazione originaria del caos è premessa di una organizzazione dalle molteplici forme possibili tutte concepibili nel momento che precede la creazione, ossia nel momento di transizione che si crea con la “rottura di simmetria” tra il prima e il dopo.
I fenomeni naturali sono essenzialmente circolari, le cause generano effetti che influiscono sulle cause iniziali, iterativi, causano un continuo ripetersi di procedure semplici, sensibili alle condizioni iniziali, influenzabili da piccole variazioni delle informazioni. L’intensificarsi di queste caratteristiche porta un sistema di più elementi da situazioni prevedibili, determinate, a situazioni complesse, imprevedibilità determinata, fino a un possibile stato caotico con notevole sensibilità alle condizioni iniziali, imprevedibilità indeterminata, in cui il rovesciamento del paradigma da causale a caotico introduce il concetto interno di attrattori caotici.

Non esiste dicotomia ma solo continuità in un divenire  olistico (TAO)  fino alla “rottura della simmetria” all’apparire dello “stato nascente” e alla conseguente nascita di nuove leggi, le quali peraltro non sono che espressione del magma iniziale, rielaborazione, fusione  e trasformazione della precedente materia. La continuità avviene mediante un costante processo olistico in cui i vari elementi coesistono e si ricombinano contemporaneamente, si che vi è connessione tra concetti che appaiono a prima vista differenti o contrastanti, si entra in una fuzzy logic in cui le informazioni possono essere parzialmente vere ma anche parzialmente false in contrasto con la netta contrapposizione falso/vero della logica aristotelica. Si entra quindi nella necessità della prova  della falsificabilità delle affermazioni scientifiche, se le affermazioni resistono alla falsificazione allora forse sono vere, secondo il criterio anti-dogmatico introdotto da Karl Popper.

Un processo di trasformazione sociale viene controllato fino ad un certo punto oltre il quale avviene un mutamento di stato, si crea lo “stato nascente”, Arnold Toynbee riconduce i grandi balzi in avanti della civiltà alla categoria della soglia quale punto di crisi dove avviene il balzo o si retrocede, questo accade quando la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e relazioni di produzione non è più gestibile, al processo rivoluzionario che si instaura partecipano forze espressione della nuova realtà ma anche forze nate dalla reazione all’innovazione.
Il nodo la cui rottura determina la nascita di uno “stato nascente” è dato dall’equilibrio di forze che sostengono la solidarietà del sistema sociale, un equilibrio che viene favorito da un certo grado di repressione sociale.

chaos5.jpgQuesta tensione fra ordine e disordine in cui vi è un disordine normativo e uno sregolamento dei fini e dei mezzi (anomia sociale), comporta che i singoli intravedano possibilità di azione infinite mentre le norme consuetudinarie cadono in discredito. Il sistema socio – culturale non riesce a ristrutturarsi e i casi particolari prevalgono sulle norme generali, mentre non vi è nessuno che abbia l’autorevolezza per tracciare la linea di confine tra normalità e devianza, tra lecito e illecito.
 Oltre una certa soglia non è più possibile un aggiustamento parziale e l’intera struttura entra in crisi in un brusco processo di destrutturazione – ristrutturazione quale esperienza di morte – rinascita individuale collettiva, si ha lo “stato nascente” il periodo di fusione che precede la rinascita come riorganizzazione, vi è in questo periodo un rifiuto delle singole istituzioni prima interiorizzato e successivamente esteriorizzato, ciò che ha valore è il sé, ossia il singolo quale persona che deve prevalere sull’ordine costituito si che norme, leggi, regolamenti e giuramenti sono privati del loro valore e vi è piena libertà di autodeterminazione, il superamento del proprio ruolo sociale non attraverso una scalata organizzativa ma spirituale, pertanto prima di tutto interiore. Tutto viene messo in discussione e la fusione crea l’esplosione di nuove entità collettive, produce una nuova storia, il passato viene riletto e si creano e sedimentano nuove istituzioni, il singolo ritorna a sentirsi artefice e non solo oggetto di qualcosa di metafisico da cui tuttavia potrebbe essere travolto, esso è scisso in un dilemma etico in cui vi è una scelta non solo tra bene e male, ma anche fra due cose per se stesse potenzialmente esprimenti il bene. Si generano nuovi valori che secondo la sociologia della conoscenza non è altro che un travestire in modo da legittimare il piano degli interessi, mentre nello schema funzionalista  vi è una creazione gerarchica ininterrotta di mezzi – fini in cui il sistema sociale genera i fini ma viene a mancare di fatto il fine ultimo  se non in termini  metafisici, ma qui è lo stesso stato nascente che di fatto è fonte primaria dei fini attorno ai quali si procederà a istituzionalizzare.

Come nella meccanica quantistica le relazioni sorte dallo stato nascente sono di tipo probabilistico e non causale, si che la modifica di un nodo viene di fatto a propagarsi per l’intero sistema, anche se il sistema stesso è capace di auto-analisi, e la prevedibilità del sistema non è attuabile a partire dall’analisi del comportamento di uno solo dei suoi agenti in quanto i comportamenti  emergenti visibili sono in realtà comportamenti collettivi.
Sia Hobbes che Locke pongono la ragione come elemento atto ad unificare e razionalizzare mediante regole e norme l’originario malessere sociale derivante dall’aggressività umana, in realtà il patto sciale non è per sé stesso all’origine delle istituzioni e delle conseguenti norme ma il patto presuppone uno stato nascente, una fusione delle individualità in un volontà generale che collettivamente venga a riconoscere  i diritti dei singoli autolimitandosi, quale superamento delle contraddizioni che hanno generato lo stesso stato nascente, ossia la destrutturazione/ristrutturazione, caos primordiale, dando espressione all’esigenza di reciprocità, di riconoscere sé stessi nell’altro e del rispetto essenziale degli elementi costituenti la propria personalità, pone limiti sia al sistema esterno collettivo che al sistema interno individuale. Il tradimento di questo patto istituzionale porta alla creazione di istituzioni e norme di dominio, alla possibilità per il singolo di rifarsi alla volontà generale per imporsi dispoticamente sui consimili.
Viene sostanzialmente a crearsi una dinamica in cui la matrice è data dalle modalità di istituzionalizzazione dell’originario patto nato dal caos dello stato nascente, si creano cicli di retroazione che possono evolversi verso feedback negativi nei quali il sistema si stabilizza attraverso fluttuazioni o all’opposto feedback positivi in cui l’effetto cumulato senza interruzioni del ciclo porta alle estreme conseguenze il sistema, verso una crescita esponenziale esplosiva o al contrario verso il blocco e la conseguente catastrofe ( circolo - autocatalitico). Per avviare questo effetto cumulativo dagli esiti catastrofici sono sufficienti perturbazioni anche minime trattandosi di sistemi in equilibrio instabile, il ciclo può chiudersi nel caos iniziale da cui il sistema era sorto.

Bibliografia


-    F. Alberoni, Genesi, Garzanti, 1989;
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-    T. Ferris, L’avventura dell’universo: da Aristotele  alla teoria dei quanti e oltre. Una storia senza fine, Leonardo, 1990,
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-    T. Hobbes, Leviatano, Laterza;
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-    R. K. Merton, Teoria e struttura sociale, Il Mulino, 1966;
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-    K. Mannheim, Ideologia e utopia, Il Mulino, 1958;
-    T. Parsons, La struttura dell’azione sociale, Il Mulino, 1968;
-    K.R. Popper, Miseria dello storicismo, Il Mulino, 1975;
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-    A. Toynbee, A Study of History, Oxford University Press, 1962.


by Carlo Mazzucchelli last modified 05-11-2007 09:44
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