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IL concetto di valore nel diritto

sergio sabetta


Il concetto di valore nel diritto

[ pubblicato sulla rivista web altalex ]

Il cinico è colui che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente- Oscar Wilde

Il valore nell'economia classica è quella proprietà dei beni per cui essi hanno un “valore di scambio” con quantità di altri beni, esso è quindi il fondamento del prezzo in altri termini il prezzo relativo di un bene.

Per gli economisti classici ( Smith, Ricardo, Marx ) il valore assoluto svolge la funzione di misurare il benessere individuale e sociale misurando la quantità di lavoro scambiabile con una unità dello stesso ( lavoro comandato) per ottenere un determinato bene, ma esso può essere anche individuato come la quantità di lavoro necessario per produrre una unità di un bene ( lavoro incorporato ) definizione che permette di usare la nozione di valore come unità di misura per aggregati di beni diversi, infine quale spiegazione dello sfruttamento capitalista per la differenza tra valore del lavoro richiesto per produrre i beni e il valore delle merci prodotte al netto di quelle consumate nella produzione ( plusvalore ), questo è favorito dal riferirsi direttamente alle grandezze monetarie e fisiche delle merci senza passare per l'equivalenza fra valore e moneta.

Recentemente Roemer riconsidera la teoria dello sfruttamento collocandola nell'ambito delle teorie della giustizia, acquisendo per tale via un rilievo anzitutto etico. Senza utilizzare la teoria marxiana del valore-lavoro afferma che il lavoratore è sfruttato se non vi è equivalenza tra lavoro incorporato nei beni che egli acquista con il suo salario e l' ammontare del lavoro da lui fornito nel corso del processo di produzione. La teoria dello sfruttamento ha quindi un rinvio a un giudizio di equità sulla giusta distribuzione delle risorse produttive disponibili, la prevalenza degli aspetti normativi fa si che la teoria in questione tenda a diventare una teoria della giustizia sociale in concorrenza con le teorie utilitaristiche e contrattualistiche.

La concezione marginalista collega il valore del bene all'utilità secondo una valutazione soggettiva, da non confondersi con il “valore d'uso” che invece rinvia ai possibili specifici obiettivi che il possesso di un determinato bene consente.

L'utilità di un bene dipende dalle quantità consumate degli altri beni, a riguardo Pareto trasforma l'utilità da una grandezza psichica, misurabile cardinalmente, in un indice ordinale delle preferenze del consumatore rispetto ai diversi panieri di beni, conseguentemente il consumatore razionale, ossia colui che agisce razionalmente per massimizzare la ricchezza in presenza di determinati vincoli sociali, non è più definito come colui che massimizza la sua utilità, ma come colui che in presenza di un proprio vincolo di bilancio sceglie in modo coerente il paniere di bene preferito.

Quanto fin qui osservato ha portato nel campo dell'economia normativa al rifiuto del confronto fra utilità di diversi individui e all'introduzione di una “nuova economia del benessere”, basata su una nozione di ottimo sociale di matrice paretiana (c.d. ottimo paretiano ) per cui vi è un ottimo nell'organizzazione della produzione e dei consumi se il livello dell'indice di utilità anche di un solo individuo non è aumentabile attraverso una riorganizzazione.

Von Neumann e Morgenstain estendono le preferenze dell'individuo dai casi di alternative certe alla combinazione di alternative associate alla probabilità.

Gli individui solitamente si trovano a dovere prendere delle decisioni in condizioni di incertezza o non conoscenza di alcuni eventi, per cui le varie conseguenze delle possibili azioni non sono determinabili a priori esistendo una incertezza di quali tra le conseguenze verificabili effettivamente accadranno.

Le conseguenze di ciascuna azione saranno valutate dall'interessato in termini di utilità o di perdita.

La strategia migliore sarà scelta in base a un criterio prefissato di ottimalità che per Wald (criterio del minimax) sarà dato dal calcolo per ciascuna strategia della perdita massima (max) e nello scegliere successivamente la strategia con la perdita massima più piccola (mini), mentre per Bayes e Savage sarà dato da una media delle perdite per ciascuno stato di natura di cui si sceglierà la strategia con la più piccola perdita media. La differenza fra Bayes e Savage risiede nella circostanza che la media venga effettuata attribuendo ai differenti stati di natura pesi uguali o probabilità a priori diverse e soggettive.

Occorre tuttavia definire ulteriormente il concetto di valore estendendolo oltre l'iniziale “valore di scambio”.

Se Ehrenfels definisce il valore come semplice possibile “desiderabilità”, introducendo per la prima volta nella nozione la relatività del concetto di possibilità di valore slegandolo dalla materialità dell'oggetto, Dilthey difende il relativismo storico del valore sostenendo che valore e norme sussistono solo in una continua trasformazione all'interno della storia, in una soggettività derivante dalla correlazione tra soggetto e oggetto negando per tale via l'assolutizzazione del valore il quale è tale solo perché così riconosciuto in determinate condizioni dagli uomini.

Dewey, come Max Weber, riconosce l'esistenza di una molteplicità di valori e non una sua successione storica circostanza che porta ad esaltare nell'uomo il momento della scelta, si che ogni teoria del valore rientra necessariamente nel campo della critica, ma questa non è altro che la disciplina cognitiva delle scelte umane. Questa disciplina è in primo luogo la valutazione del rapporto esistente tra mezzi e fini, in guisa che non si può giudicare sui fini se non si giudica contemporaneamente sui mezzi che servono a conseguirli, d'altronde la critica del valore difficilmente può essere correttamente impostata senza tenere conto della connessione tra valore e situazione storica contestuale.

L'analisi contemporanea ha posto in evidenza che il valore non è semplicemente l'oggetto della preferenza, ma piuttosto il preferibile, un desiderio anticipato, in altre parole un'attesa, esso è pertanto la guida delle scelte e il loro criterio di giudizio. In definitiva la teoria del valore, come critica del valore, tende a determinare le autentiche possibilità di scelta ossia quelle scelte che si potranno sempre ripresentare al realizzarsi delle stesse circostanze acquistando quindi la necessaria universalità e permanenza.

Così definito il concetto di valore in termini economici e filosofici si può considerare finalmente il valore di una norma da un punto di vista soggettivo, non si tratta qui di riferirsi alle varie nozioni di valori mobiliari esistenti nel codice civile né alla determinazione valutaria dei diritti, ma bensì a ciò che il singolo riconosce per lui di effettivo valore nella norma trattata, circostanza che si risolve comunque in un peso economico se non altro per i costi di una eventuale azione giudiziaria.

E' emerso un relativismo storico del valore che si risolve comunque nella necessità di una scelta tra più azioni in un contesto etico, in cui il valore è determinato dalle scelte etiche del soggetto, ossia dal suo modo di rapportarsi con i suoi simili e dal contesto ambientale che viene su di lui ad agire. L'utile che si forma in questo contesto ambientale non è rigido, predeterminato, ma varia per ognuno come ogni commerciante conosce bene.

Il valore che noi diamo a una norma si differenzia pertanto rispetto ad una media sociale tra un minimo ed un massimo, questa fluttuazione si restringe nel rapporto costi/benefici al crescere del valore valutario della norma, ma non si annulla mai del tutto.

Quanto detto comporta che al diminuire del valore valutario della norma cresce il suo valore soggettivo, secondo la necessità della propria immagine, ossia dell'aspetto psicologico dell'Io, trasformando la norma in una proiezione del Sé e della necessità della propria affermazione che può essere un misto di aggressività e richiesta di rispetto. Si viene per tale via a integrare una visione puramente economica fondata sulla teoria dei giochi, per cui vi è un continuo rapporto tra individui cooperativi e individualisti imbroglioni generando di fatto la necessità di riequilibrare tale rapporto che con il tempo comporterebbe l'eliminazione dell'aspetto cooperativo fondamentale allo scambio economico, con una visione psicologica che in termini evoluzionistici moderni può rinviarsi alla teoria dell'altruismo reciproco di Trives, base per una concezione economica comportamentale, fino a giungere a puri aspetti psichici della personalità per cui il foro giuridico da stanza di compensazione acquista forti elementi di arena che lo avvicina al dispensario psichiatrico, di cui tuttavia se ne disconosce ufficialmente la funzione.

Logicamente il tutto è anche in funzione delle risorse disponibili e della loro crescita o stazionarietà, in termini fisici della possibilità di disporre di fonti di energia sempre più abbondanti e della possibilità di utilizzarle in modi sempre più efficienti.

Ogni crescita economica è legata direttamente al consumo di energia e pertanto alla sua disponibilità, oggi siamo, secondo la classificazione introdotta dal fisico russo Nikolai Kardashev, a una società di tipo 0,7 e ci avviamo alla transizione verso il tipo I, in cui saremo in grado tra 100/200 anni di utilizzare tutta l'energia solare che giunge sul pianeta (10 alla 16° watt) senza più passare attraverso l'inquinante energia fossile (carbone e petrolio), e in un futuro ancor più lontano tra 1000/5000 anni forse raggiungeremo una civiltà di tipo II in grado di utilizzare tutta la potenza di una stella (10 alla 26° watt ) con possibilità illimitate di disponibilità di beni e crescita economica, questo comporterà senz'altro una diversa valutazione delle norme da parte di ciascuno di noi, ma nel frattempo le forze entropiche in questo delicato passaggio verso una civiltà superiore potrebbero determinare sofferenze e danni notevoli se non irreparabili alla crescita.

Dobbiamo considerare che il valore economico è anche un mezzo che può permettere al singolo di imporre la propria volontà sui suoi pari, come d'altronde il mezzo finanziario è il mezzo di accumulo più efficiente e come tale è sia un acceleratore dello sviluppo economico ma anche possibile depositario di una smisurata crescita dell'Io autoriflettente, in altre parole il controllo che originariamente poteva avvenire solo in termini prevalentemente fisici è oggi trasformato in una rete finanziaria, pertanto risulterà fondamentale il controllo di questa forza entropica che è la “volontà di potenza” calata nell'autoreferenzialità dell'Io se vorremmo entrare in una civiltà di tipo I con i minori danni possibili.

Quanto finora detto non viene a negare la necessità del coordinamento determinato dalla presenza di una leadership riconosciuta, quello che deve essere chiaro sono i termini di formazione di tale leadership e del controllo che su di essa dovrà avvenire da parte della collettività o comunque di quei settori più attenti.

Bibliografia

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by sergio sabetta last modified 06-02-2008 17:13
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