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democrazia - tra leadership e autocrazia

Sergio Sabetta


Democrazia

Tra leadership e autocrazia

( pubblicato su Altalex )

“…l'atteggiamento altalenante dello Stato russo nei confronti della mera proprietà del distillato,…, con i suoi continui picchi di indecisione, ha nei secoli influenzato la vita quotidiana di popolazioni estremamente differenti tra loro.” ( Vodka:La Russia e il suo `spirito' - Sara Righetti)

Vi sono due interpretazioni della democrazia, come massima partecipazione, nel massimo consenso o come unanimità nelle regole del gioco, questo indipendentemente dalla partecipazione e dal dissenso.

Nel primo caso si può finire verso forme autocratiche, in cui il coincidere fra massima partecipazione e consenso porta ad autoritarismi diretti o mediatici.

Nella seconda ipotesi vi deve essere una continua riaccettazione delle regole dai vari movimenti che via via si formano, questi nati contestando la politica nelle sue manifestazioni del momento devono tuttavia riaccettare le regole del gioco elettorale, cercando magari di adattarne le regole stesse.

La continua nascita dei movimenti è fondamentale al fine di dare un senso alla democrazia, togliendola dalla palude del formalismo rituale, coinvolgendo nelle decisioni masse altrimenti progressivamente estraniate, ma l'accettazione delle regole è necessaria nel mantenere in vita il metodo democratico senza scivolare verso forme salvifiche emozionali.

La democrazia è pertanto da intendersi come continua elaborazione, questa al pari di una qualsiasi struttura fisica è esistenza, il suo arresto porta all'autocrazia, al congelamento dell'evoluzione. Possiamo quindi in sintesi affermare che la democrazia è elaborazione continua di se stessa.

Sorge il problema della quantità di informazione che può essere elaborata in un sistema democratico.

Meno le regole vengono rispettate e più il sistema si surriscalda, per una accresciuta necessità di elaborazione delle informazioni di cui vi è diffidenza sulla qualità. La fiducia che viene meno porta al progressivo blocco del sistema democratico per impossibilità alla gestione dello stesso da parte del singolo, il quale ritenendosi manovrato se non scavalcato o si ritira o si pone a disposizione rinunciando alla sua più o meno reale autonomia di giudizio.

Possiamo tranquillamente affermare che la democrazia è la massima espressione di registrazione ed elaborazione di informazioni, il maggiore contenitore per la sistemazione ottimale dei dati.

La complessità aumenta e così le regole necessarie al suo funzionamento, questo comporta la necessità del continuo apprendimento delle regole e del passaggio attraverso semplificatori che possono definirsi anche come attrattori deputati al coordinamento.

Nell'aumentare delle regole l'elaborazione rallenta e la comunicazione si disperde, quindi se maggiore è la creazione delle regole e la compressione in spazi limitati la loro interconnessione aumenta e vi è pertanto una maggiore dispersione di informazioni ed un aumento dell'energia assorbita e quindi dei costi necessari alla loro elaborazione. Si può peraltro tendere naturalmente ad una semplificazione mediante spinte autocratiche o alternativamente a leadership forti, tali da controllare l'applicazione o la disapplicazione delle regole, infatti una delle tendenze sarà una democrazia caotica, ossia che scivoli dalla complessità alla caoticità, dalla prevedibilità presuntiva alla totale imprevedibilità, viene meno la stabilità caotica frutto di una continua elaborazione informativa parziale.

In altre parole in strutture altamente compresse si ha un passaggio da strutture parallele a strutture seriali per cui la velocità di comunicazione aumenta ed è tendenzialmente pari alla velocità di elaborazione, la quale per parte sua rallenta.

La democrazia presuppone l'accettazione preventiva del rischio per parzialità di informazioni, è la tollerabilità dello stesso che varia, mentre nei regimi autoritari il concetto di rischio nell'elaborazione ai fini interni delle informazioni è tendenzialmente negata per una bassa tollerabilità.

Le élite politico/burocratiche e le élite economiche operano fra loro delle transizioni secondo la teoria dei giochi e maggiore è il numero dei cittadini in una democrazia e minore è la possibilità di un controllo diretto, con un aumento dei livelli di delega ( Dahl ). La complessità stessa sarà ulteriore causa e necessità della delega, tutto questo comporta l'opportunità di effettuare controlli sull'azione politica e questi potranno avvenire solo mediante l'associazionismo degli interessi di cui dovrà essere favorita la nascita mediante centri di aggregazione.

Le sole elezioni seppure ravvicinate non potranno da sole permettere un'efficace controllo per la frammentazione degli interessi e l'opacità dell'azione amministrativa e politica, i cui reali effetti si potranno riscontrare solo nel tempo si che la reazione risulterà essere molto ritardata rispetto agli eventi scatenanti, questo in base ai principi dei cicli di retroazione o di feedback.

La stabilizzazione del sistema avverrà attraverso fluttuazioni, ossia oscillazioni nel tempo tra varie condotte, ossia politiche pubbliche esplicite o comunque sottese opposte fra loro che bilanciandosi determinino una continua elaborazione dell'informazione nel moto, uno dei parametri fondamentali nella valutazione è il tempo di oscillazione fra gli opposti che non dovrà comunque essere accelerato.

Il limite del sistema può essere statico, ma in società globalizzate è fondamentalmente dinamico, occorre a questo punto considerare la possibilità di espansione del sistema senza che si creino circoli viziosi auto-catalitici che si risolvano nel blocco o nell'esplosione del sistema stesso.

Quello che va considerato è la capacità di elaborazione dell'informazione, frutto non solo di abilità tecnologiche ma soprattutto di preparazione culturale, ossia di assimilazione delle regole poste alla base del sistema democratico, sostanzialmente di acculturazione, questo comporta che il limite di espansione del sistema democratico non può che essere proporzionato alla crescente capacità di elaborazione delle informazioni secondo un modello democratico.

Assimilare un modello non vuol dire semplicemente accettarlo, bensì viverlo, capirne i fondamentali agendo secondo tali principi porre naturalmente dei limiti alla propria condotta nei rapporti con i terzi. Creare zone franche in cui il proprio agire non incontra limiti può essere una palestra per preparare la distruzione del sistema democratico stesso, un'attonimento dell'animo nei confronti dei diritti altrui intesi anche come espressione di sentimenti, ossia una sostanziale insensibilità che fa vedere gli altri non come uomini ma come mezzi per una irrefrenabile volontà di potenza o puri contenitori del male da allontanare se non distruggere.

Abbiamo rilevato la democrazia come il migliore ossia efficiente elaboratore e sistematizzatore di informazioni nella complessità, a fronte di una semplificazione mediante l'autoritarismo, cosa che non può tuttavia escludere la necessità di una forte leadership coordinatrice pena la disgregazione del sistema.

Quanto detto ha riscontri anche in termini economici, di cui se ne ha un esempio semplificato nella storia della produzione e commercializzazione della vodka nell'Europa orientale.

Il succedersi di cinque fasi di monopolio ed altrettante liberalizzazioni od organizzazioni di sistemi di appalto fra cinquecento e novecento fu dovuto al contrapporsi degli interessi economici della nobiltà alle necessità di cassa dello stato zarista, a fronte dell'alcolismo dilagante nel paese di cui se ne richiedeva periodicamente la bonifica, per lo stimolo dei consumi quale fonte del Tesoro e le ricorrenti accuse di corruzione che il sistema degli appalti comportava, sia nelle finanze pubbliche che presso il popolo per l'apertura di crediti al consumo.

Anche la qualità del prodotto fu causa dei ricorrenti interventi statali, se da una parte le distillerie private sperimentavano e miglioravano il prodotto dall'altra lo stimolo continuo dei consumi, anche con l'apertura dei crediti da parte dei gestori degli spacci, l'impossibilità di scelta per situazioni di monopolio locali dovute ai trasporti, al sistema di distribuzione e alla povertà dei consumatori, portava allo scadimento del prodotto con la creazione di due canali di distribuzione, uno per le classi agiate di qualità superiore e l'altro di qualità molto scadente. Diventava obbligatorio l'intervento pubblico per rialzare la qualità del prodotto, diminuendo per tale via i danni dell'alcolismo soprattutto nelle masse agrarie in cui vi era una disgregazione sociale e quindi produttiva.

Come può constatarsi, anche in un sistema semplificato e autocratico come quello zarista vi è stato un continuo oscillare e correggersi del sistema con processi di feedback nella produzione e distribuzione di un prodotto fondamentale per lo “spirito” russo quale la vodka. Ritorniamo al concetto di limite del sistema e modalità e tempi della sua espansione, circostanza che riguarda anche il sistema democratico di cui tuttavia non potrà mai darsi per scontata la sua acquisizione, dovendo essere ogni volta reimparato ed adattato in termini operativi.

Bibliografia

  • F. Alberoni, Genesi, Garzanti, 1989;

  • Von Bayer Hans Christian, Information: The new language of science, Harvard University Press, 2004;

  • D. Begg, Vodka, Moskva, Apple Press, 2004;

  • R. A. Dahl, Sulla democrazia, Laterza editori, 2002;

  • A. Gandolfi, Formicai, imperi, cervelli. Introduzione alla scienza della complessità, Boringhieri - Casagrande, 1999;

  • C. Mazzucchelli, Organizzazioni e complessità, in complexlab.com ;

  • V. V. Porhlebkin, Istoria vodka, Moskva, Centrpoligraf, 1995;

  • S. Righetti, Vodka: La Russia e il suo “spirito”, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Facoltà di lingue e letterature straniere, 2007.


by sergio sabetta last modified 06-02-2008 16:22
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