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Spazzatura, governabilità e complessità

Francesco Zanotti

Forse sono poco informato sulla spazzatura, ma a me sembra che vi siano solo denunce e non un progetto risolutivo. Anche ieri sera ho visto in TV un De Gennaro più spaesato che determinato. Questo significa che stiamo assistendo al formarsi di un’altra occasione di denuncia: la incapacità di risolvere il problema.

Quello della spazzatura è un caso particolare di un fenomeno più generale: quello della Governabilità. Quando lo si affronta a livello del Sistema Paese si cerca di risolverlo semplificando il “quadro politico” in modo da poter decidere. Ma naturalmente non ci si riesce. Ed anche in questo caso si finisce con una denuncia di incapacità.

La denuncia della incapacità spinge alla sostituzione dei decisori incapaci. Anche con processi traumatici. Ma questo processo porta in genere alla sostituzione degli incapaci con i denunciatori. Ma questi sono esperti solo di denunce. Ed alla prova del progettare e del realizzare risultano in genere peggio di quelli che sostituiscono.

Spazzatura come “frattale” di un problema più generale di Governabilità che sembra irresolubile.

E qui arriva la complessità.

Per illustrarne il ruolo, parlo di valvole (termoioniche) e transistor.

Negli anni ’50 si è assistito alla sostituzione delle valvole termoioniche con i transistor che funzionavano con una logica completamente diversa: pochi volt in continua invece che molti volt in alternata come le valvole. Tutti i tecnici “praticoni” che riparavano televisori e radioline furono completamente spiazzati da apparecchi dei quali non capivano il funzionamento. Per fortuna, invece, di provare ad aggiustarli con le stesse regole di prima, o hanno smesso o si sono aggiornati.

La nostra società in questi decenni è passata dall’essere una società semplice all’essere una società complessa. Cioè invece di essere fatta di parti con funzioni predefinite (partiti politici che rappresentavano blocchi sociali stabili, ad esempio) è fatta di reti a nodi protagonisti che continuamente evolvono. In una società complessa il crescere della complessità è visto come ricchezza, opportunità. Per dare una idea di come la complessità sia feconda (mentre oggi ci sembra solo generatrice di confusione) pensiamo al cervello. La qualità delle sue prestazioni dipende evidentemente dalla sua complessità. E’ la complessità del suo cervello che genera la specificità dell’uomo.

In una società semplice la complessità è intesa come controproducente proprio perché distrugge la semplicità.

Il paradigma della decisione è adatto al governo di una società semplice, ma non ad una società complessa. In una società complessa il paradigma di governo è costituito dalla progettualità sociale.

Per governare con il decidere basta una cultura “riduzionista” che vede la società come una macchina (o come un computer digitale). Per governare processi di progettualità sociale occorre comprendere come evolve un sistema complesso, cioè una rete a nodi protagonisti.

Detto tutto questo torniamo alla ingovernabilità che si manifesta sia nel blocco del sistema politico che nella spazzatura per le strade.

Come la si risolve? Non necessariamente cambiando la classe dirigente attuale, ma dando a qualunque classe dirigente (questa o un'altra) gli strumenti culturali per comprendere e governare i sistemi complessi. Abbiamo una classe dirigente che sa come funzionano i televisori a valvole. Ma ora ha davanti apparecchi a transistor. Con l’aggravante che continua a gestirli come televisori a valvole, scioccandoli con alte correnti alternate.



Speriamo che arrivi qualche processore di ultima generazione

Posted by Mgiovanna at 17-02-2008 20:12

Il fatto è che questa classe dirigente non è in grado di imparare, per problemi di processore. Speriamo che si candidino e siano elette persone dotate di reti neuronali complesse e di processori all'altezza: per comprendere la complessità ci vogliono, ed io all'orizzonte ne vedo pochi!!

Facciamo un passo avanti ...

Posted by alephv at 18-02-2008 15:22

Io credo che stia diventando sempre più decisivo passare dalla protesta alla proposta. Come facciamo ad aiutare la classe dirigente? Immagino la prima tentazione: non è possibile, sostituiamola! Ma credo sia davvero una tentazione, da respingere come si dice si debba fare con le tentazioni. Con chi la sostituiamo? Con noi che scriviamo queste cose? Noi siamo così migliori? Allora proviamo ad aiutarla. Il primo contributo che mi viene in mente è quello di fornirle nuovi strumenti di aggiornamento. Noi abbiamo provato a immaginare Scouting (si veda la finestra "Responsabilità verso la sviluppo dei sistemi umani" e, al suo interno, il riferimento a Scouting)che si propone come interfaccia tra la complessità della produzione culturale sui temi di "governo dei sistemi umani" (una volta si diceva: management) e il tempo e le conoscenze di partenza della classe dirigente. Il secondo contributo è un invito. Noi tutti che "frequentiamo" le scienze della complessità dobbiamo riconoscere che esse sono ancora un patrimonio disperso e poco finalizzato. Allora ci dobbiamo impegnare in uno sforzo di ricerca e comunicazione che permetta alla classe dirigente di usare concretamente le scienze della complessità.

by csr last modified 04-02-2008 17:15
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