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Quarto rapporto sul clima: ragazzi dobbiamo cambiare il mondo

Francesco Zanotti

Oggi il Presidente dell’IPCC presenterà il quarto rapporto ONU sull’ambiente. La conclusione era scientificamente prevedibile, ma è politicamente un richiamo di inusuale forza. Dai ammettiamolo, fino ad oggi tutti abbiamo scrollato la testa davanti ai richiami della scienza.

Ma sì, ci penseremo dopo, abbiamo detto, ora abbiamo cose più urgenti. Ora è venuto, clamorosamente e rumorosamente, il dopo: ci dobbiamo pensare immediatamente e  severamente. Voglio dare il mio contributo con una riflessione che può sembrare inusuale, ma credo aiuti a svelare quanto deve essere profondo questo pensarci.

Oggi noi sosteniamo la centralità dell’industria nello sviluppo economico. E’ l’industria che produce il vero valore. E’, innanzitutto un’industria che, in gran parte,  produce beni di consumo. Chi produce beni strumentali è ancillare a chi produce beni di consumo. La ricerca è sempre orientata a beni di consumo. Quanti politici hanno sostenuto che un paese serio non vive soltanto di sole, mandolino, spaghetti e mare? Che tipo di sviluppo hanno gli ex paesi in via di sviluppo, se non uno sviluppo industriale?

E’ in questa industria che dobbiamo concentrare gli investimenti. E’ in questa industria che dobbiamo impiegare (con tutte le intermediazioni e le garanzie del caso) il risparmio.

 

Supponiamo di riuscirci. Ecco oggi il Presidente dell’IPCC ci dirà che quel successo che stiamo perseguendo è quello che sta creando il cataclisma che, credo, in questo inverno, in Europa abbiamo “psicologicamente toccato con mano” per la prima volta. Sto proponendo un ritorno a età bucoliche ed arcaiche? Certamente no! Mi sto convincendo sempre di più che occorre riequilibrare l’importanza che diamo ai beni materiali.

Permettetemi un esempio piccolissimo: quante paia di scarpe servono ad un essere umano per una vita felice? Facciamo dieci per esagerare? Diciamo che ogni anno ogni persona deve rinnovare il suo guardaroba con quattro nuove paia di scarpe? Allora tutte le altre paia che acquistiamo oltre questi numeri sono non solo inutili, ma dannose per l’impatto ambientale che si genera nel produrle.

E’ un esempio piccolissimo, ma ne possiamo immaginare altri più grandi. L’automobile ad esempio: quante automobili sono necessarie per un servizio di trasporto personale efficiente? Ogni quanti anni occorre cambiarle? Se ragioniamo in termini così funzionali l’industria automobilistica mondiale è costretta a ridimensionarsi di colpo.

Conclusione? Che, evidentemente, i beni materiali hanno un significato molto più profondo della loro funzione d’uso! Sono strumenti di autorealizzazione personale. Allora siamo arrivati al dunque: noi abbiamo così a cuore l’industria perché abbiamo legato la nostra autorealizzazione esclusivamente  ai beni materiali.

Il Presidente dell’IPCC ci dirà oggi che è ora di piantarla. Ci dirà cose che hanno nascosto un messaggio specifico: ragazzi dovete progettare una nuova società. Dove l’industria non sia demonizzata, ma umanizzata. Dove il fare economia sia completamente diverso. Dove… Lasciamo che la fantasia e le urgenze del lettore riempiano di passione i puntini.

 

Ma come si fa a progettare, socialmente e non accademicamente, una nuova società?

Abbiamo già avanzato una prima, seminale, proposta operativa per raccogliere questa sfida nel documento di presentazione dei nostri "Brainframes": la sfida dei sistemi umani.

Ora facciamo un appello pubblicamente al Sindaco di Milano.

Gentile Signora Moratti, perché in attesa di un Expò che si terrà forse tra qualche anno non organizza un momento di riflessione e di profezia che abbia come obiettivo quello di comprendere meglio come si progetta una nuova società? Legga la nostra piccola proposta per avere una guida. In questo modo si genererebbe a Milano un Evento che sarebbe epocale come sono state ad esempio, le Macy Conferences (per chi volesse ulteriormente approfondire ecco un link). Credo che sarebbe un Evento che si potrebbe organizzare solo in Italia, terra di mezzo tra i popoli, Paese di santi poeti e navigatori che hanno esperienze di imperi e rinascimenti.

Credo che sarebbe un evento che aprirebbe al nostro paese una nuova via di sviluppo: invece di essere il settimo paese industriale del mondo, sarebbe il primo in una vera economica della conoscenza.



by Loris Belluta last modified 02-04-2007 13:49
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