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L’India degli intoccabili e il nostro futuro

Francesco Zanotti

Avrei voluto commentare le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia. Ma poi ho dato una occhiata all’inserto domenicale del Sole 24 ed ho cambiato idea. Mi sono rivisto le immagini tv della sala affollata dove il Governatore parlava a Signori che vivono di certezze e mi sono detto: ma forse le cose di cui parlano sono simili alle famose brioches di Maria Antonietta… Irrilevanti, peggio: irreali.

Poi ho letto che Affari & Finanza di repubblica di oggi 4 giugno 2007 …e mi sono confermato nell’idea di quanto siamo lontani non solo dall’avere strumenti di intervento nello sviluppo economico-sociale complessivo, ma anche solo dal capirlo.

Ma andiamo con ordine …

Il titolo dell’articolo sul Sole 24 Ore è “Gli intoccabili di Buddha” e racconta di... riprendo il sottotitolo che è una buona sintesi dell’articolo: “Centinaio di paria hanno abbandonato l’induismo con un’imponente cerimonia pubblica, in segno di protesta contro il sistema della caste, che li discrimina escludendoli dai servizi essenziali”.

Centinaia? Ma allora si tratta di un problema grave, ma limitato. Come lo è la ribellione che si sta manifestando contro la globalizzazione: una ribellione di  quattro gatti che si può tenere a bada.

Ma, riflettiamo: quanti sono i senza diritti in India? Non sono quattro gatti: sono quasi 300 milioni. Allora l’India ha intrapreso un processo di sviluppo senza tener conto della voglia di riscatto di 300 milioni di persone? Credo proprio di sì! Perché forse nelle intenzioni l’obiettivo del suo sviluppo è proprio quello di aumentare la qualità della vita di tutti. Ma il tipo di sviluppo che ha scelto è lo stesso tipo sviluppo che hanno scelto le società occidentali. Ed è un tipo di sviluppo che il pianeta e le culture diverse da quella industriale non possono sopportare. Saranno affari degli indiani (e dei cinesi, per i quali, mutatis mutandis, vivono lo stesso macro problema), dirà qualcuno. Ma non è vero! Oramai abbiamo scelto una via di sviluppo che è strettamente sinergica con lo sviluppo di India e Cina. La nostra società occidentale sta in piedi se anche India e Cina si industrializzano! Ed allora? Allora credo che il più velocemente possibile ci dobbiamo rendere conto che è necessario progettare una nuova società. Ci dobbiamo rendere conto che non è realizzabile in nessun modo un modello di sviluppo che prevede che si produca ricchezza solo se un sempre maggior numero di persone si considerano realizzate quando continuamente aumenta il numero di scarpe che tengono nell’armadio.

L’articolo su Affari & finanza: “I consumatori hanno conquistato la rete”.

Il contenuto è chiarissimo. Il Web non è controllabile dalla grandi imprese: già oggi il 70% dei collegamenti avviene P2P. Cioè tra cittadini del mondo. Scusiamo l’autore dell’articolo che ha ancora in testa il logoro concetto di “consumatori” che vuole classificare le persone solo in termini di acquisto di quella montagna di scarpe che la pelle di tutte le vacche del mondo non basta a produrre.

La conclusione è banale: il modello di società che stiamo cercando di salvare non sarà soltanto rifiutato violentemente da paria e no global, ai quali potremmo opporre il principio etico della non violenza. Ma sarà negato nei fatti da tutti i cittadini del mondo che si ritroveranno nella rete per realizzare insieme la loro identità infischiandosene dei modi di vita della società dei consumi. E se questa può sopportare la violenza della contestazione aperta, non può sopportare la perdita di rilevanza decretata da persone che scoprono che di paia di scarpe ne servono giusto quelle che bastano ad un buon camminare in tutte le stagioni.

Ed allora? Allora la creazione di una nuova società deve avvenire attraverso un processo di creazione consapevole e sociale! Non può venire da esperti a da leader carismatici. Deve venire dalla fantasia e dalla passione di tutti i cittadini. Una nuova società fatta da nuovi modi di fare economia, politica, socialità cultura.

Come fare? Abbiamo provato a sviluppare una nuova metodologia di gestione dei processi di creazione sociale del futuro. Se il futuro è quello di una impresa, la metodologia si concretizza in un processo di engagement “autopoietico” degli stakeholders che produce innovazione e consenso sull’innovazione.

Se il futuro è quello di una città o di una nazione la metodologia si concretizza in un processo di costruzione collettiva del piano di sviluppo di una città o di una nazione che abbiamo definito “Sorgente Aperta”.



by csr last modified 04-06-2007 19:54
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