teoria dei giochi, teoria delle reti, autopoiesi neurolinguistica
Politica, media e movimenti nell’era della comunicazione di massa.
Il contesto in cui oggi avviene
il dialogo politico è pesantemente condizionato dai mezzi
di comunicazione di
massa e dalle tecnologie dell’informazione. Se oggi la politica viene usata da
tanti cittadini e dai movimenti di opinione per difendere la democrazia e le sue
opportunità concrete fatte di associazionismo, partecipazione civica, canali
efficaci e liberi per lo scambio di informazioni, allora qualsiasi cambiamento
profondo nell’ambiente dei media, come quello sperimentato negli ultimi anni,
deve essere tenuto in debito conto ed utilizzato per agire ed incidere sulla
realtà.
Il dialogo, la discussione, il
dibattito e la capacità decisionale sono tutti mezzi di comunicazione che
sostengono il processo democratico e fanno crescere una democrazia sana. Quando
questi canali di comunicazione non funzionano, vengono costantemente manipolati
o ostruiti di troppa informazione allora la partecipazione diminuisce, la
passività cresce e la democrazia entra in sofferenza. Non a caso nelle dittature
vengono chiusi i canali di comunicazione che permettono la discussione ed il
dibattito e vengono soffocati gli spazi, i luoghi ed i tempi che potrebbero
favorire il dialogo.
Il problema di base per la
crescita democratica di un paese continua a riguardare aspetti culturali e
comportamenti individuali o sociali. Le menti chiuse, l’incapacità o il
disinteresse ad ascoltare, imparare e partecipare sono problemi reali che non
possono essere trascurati. Senza partecipazione allo spazio pubblico e senza
volontà di intervenire con mente aperta sulle questioni di interesse collettivo,
la riflessione democratica langue, la cultura della democrazia non si espande,
la riflessione rimane sterile e le decisioni difficili da prendere.
Per una democrazia il dialogo è
l’elemento di criticità così come lo è la forma in cui avviene. Studiosi come
Postman hanno scritto libri interi per descrivere i cambiamenti avvenuti nelle
forme del dialogo prendendo in esame le modalità con cui si svolge il dialogo
televisivo ed al ruolo da esso assegnato al telespettatore. Oggi grazie alle
nuove tecnologie dell’informazione il
dialogo tra persone ma anche tra società civile ed istituzione, tra cittadini ed
istituzioni politiche sta assumendo forme ancora diverse che ogni movimento
della società civile impegnato in politica dovrebbe prendere seriamente in
considerazione. Il paradigma nuovo che ha cambiato il contesto è la diffusione
di internet e la capillare distribuzione degli accessi a costi accessibili ad un
numero elevato di persone.
Internet viene ormai usato dai
politici come mezzo per celebrare la propria fama e personalità. Tony Blair ad
esempio ha un sito web attraverso il quale i cittadini inglesi possono
‘chattare’ con lui ( in realtà con un moderatore che fa da controfigura !
Internet è un luogo dove nessuno può sapere se il proprio interlocutore è una
persona o un cane che batte la zampa sulla tastiera! ). Ma anche in Italia molti parlamentari e
partiti hanno allestito siti internet per costruire non solo la propria
visibilità e presenza ma anche per interagire e generare feedback. Già i
comitati Prodi nel 1993 fecero uso della rete per sperimentare forme di
elaborazione ed iniziative digitali.
Il movimento politico che si è
manifestato in Italia negli ultimi due anni ha fatto largo uso delle tecnologie
dell’informazione e degli strumenti disponibili in rete. Internet è stato tutto
un florilegio di siti del movimento e non è nato gruppo senza che nascesse un
sito internet ad esso collegato. Eppure nonostante i molti esperimenti
effettuati, i risultati ottenuti e i fallimenti subiti, il movimento poco ha
fatto per analizzare i risultati del proprio impegno sulla rete e soprattutto
degli effetti collaterali generati. Ora forse è tempo e utile tentare una
analisi di questi esperimenti per verificare quale uso alternativo di queste
tecnologie e strumenti si potrebbe fare.
Nonostante la pervasività di
internet ed il suo utilizzo in politica da parte del movimento continua a non
esistere univocità nella valutazione dei benefici generati dagli strumenti
utilizzati. Per alcuni i forum online sono esempi di libertà di discussione, per
altri invece ambiti in cui si finisce per restringere i propri campi di
interesse ( narrow streaming ) e per polarizzare i punti di vista con il
risultato di emarginare lo scambio di opinioni sui molteplici aspetti della vita
politica. Alcuni ritengono Internet il mezzo migliore per accedere alle
informazioni ( leggere i giornali online ), altri invece pensano che Internet
incoraggi la trasmissione filtrata di informazioni in contrasto con la ricchezza
di informazioni e notizie messe ogni girono a disposizione dalla stampa
quotidiana. Alcuni vedono nell’uso di collegamenti ipertestuali la possibilità
di generare nuove opinioni ed un allargamento delle prospettive, altri invece ne
valutano positivamente il valore iniziale ma ne criticano i risultati a cui si
arriva a causa di un declino costante della navigazione ed una preselezione
intenzionale di una gamma limitata di canali e fonti di notizie.
La televisione e Internet sono
oggi i due media che più di ogni altro ha invaso le case dei cittadini italiani.
I due media si assomigliano, anche nel loro percorso di affermazione e
diffusione. Ma Internet presenta due grosse novità: 1) innanzitutto da la
possibilità di filtrare i punti di vista contrari alla propria posizione e
andare su siti o mailing list che confermano ciò in cui già si crede. Ciò non è
possibile con la televisione neppure se avessimo un telecomando intelligente. 2)
Su Internet a lungo andare non si cercano più le novità a meno che non esistano
motivi specifici per farlo. E comunque con Internet il cittadino potrebbe sempre
cambiare comportamento ed usare i motori di ricerca per cercare le informazioni
che servono, quando servono e dove servono. L’informazione messa a disposizione
sulla rete è sempre accessibile in base ad esigenze personali e questo fa sì che
la sfera di azione del cittadino si allarghi e che la rete diventi un ambiente
in grado di favorire la crescita della cittadinanza democratica. In questo
contesto la rete espande la sfera potenziale dell’azione politica.
Ma vivere in rete non è come
vivere nella vita reale, richiede un vero e proprio sforzo di adattamento
della specie cittadino ed una sua
trasformazione in cittadino della rete . La vastità delle informazioni
disponibili e la velocità con cui le tecnologie di Internet cambiano rendono
arduo a chi frequenta la rete di mantenere elevate e vigili le soglie di
curiosità e di attenzione. La noia, l’affaticamento, la mancanza di
coinvolgimento emotivo, sono tutti rischi dietro l’angolo in grado di
allontanare anche i navigatori più incalliti.
Da un lato se si viene
sovraccaricati di informazioni si tende a reagire ritirandosi dalla sfera
pubblica in dimensioni riservate al proprio ambito personale ( il mio forum, la
mia stanza, la newsletter etc.). Poi ci
sono i limiti al tempo che serve agli essere umani a dialogare e prendere
decisioni collegialmente, a deliberare in modo saggio e con un occhio rivolto al
futuro. Serve tempo, lavoro e fatica e soprattutto grande auto controllo e
capacità di gestire frustrazioni, arrabbiature e delusioni. Società complesse ed
eterogenee come la nostra richiedono grandi risorse di dialogo e dibattito ma
soprattutto molte persone disponibili e preparate a sostenerlo.
Se il movimento vuole agire sul
sociale attraverso strumenti di comunicazione deve perciò essere in grado di
stimolare costantemente l’attenzione delle persone, di fornire mezzi e
piattaforme in grado di sostenere e sviluppare un effettivo coinvolgimento. La
chiacchiera online, il ruolo passivo di destinatari di messaggi non interessa
più, si cerca una partecipazione effettiva dove l’elemento vincente diventa la
capacità di feedback dei canali di comunicazione e dei mezzi utilizzati.
Uno degli aspetti rivoluzionari
di Internet rispetto ai media tradizionali è il fatto di essere sempre acceso.
Internet è come la luce, un medium in grado di alterare il villaggio in cui
ognuno di noi vive, ri-programmando ogni aspetto della nostra esistenza sette
giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro.
Per comprendere la democrazia in
cui viviamo e la dimensione politica della stessa dobbiamo cominciare a
comprendere ciò che è avvenuto nel mondo delle reti di interconnessione di massa
e capire in che modo le comunità ed i singoli cittadini si organizzano sulla
rete ed alimentano i loro circuiti di comunicazione digitali. Ma per fare questa
analisi bisogna tenere conto delle variabili tempo, spazio e velocità e delle
reazioni prodotte dalla percezione che ognuno di noi ha delle stesse.
La velocità della rete porta a
cambiamenti continui, a distruzioni e novità che si alternano continuamente
spiazzando temporalmente e spazialmente il nostro modo di interpretare e
percepire la realtà. Per comprendere le reazioni di tanti cittadini in rete
dobbiamo essere in grado di analizzare
le implicazioni sui nostri io collettivi e sul nostro agire politico della
velocità che ci viene richiesta, una velocità che ci sembra sempre superiore a
quanto ci saremmo aspettati.
La fame costante di notizie e di
novità rende il ciclo temporale legato al mondo internet brevissimo. Ciò
comporta una avversione immediata per le pause, il silenzio, le reazioni
riflessive o ritardate. L’imperativo è reagire subito o reagire comunque. Ma è
così che le teste parlanti finiscono per rimpiazzare le teste pensanti e dettare
le modalità e la tempistica con cui il dialogo si può sviluppare.
Mentre nella vita sociale
assistiamo ad una diminuzione dei legami sociali e alla decrescente attitudine
associativa dei cittadini che porta ad un declino della fiducia, della
solidarietà e della partecipazione alla politica, sempre più persone passano il loro tempo in rete come
se Internet
potesse complementare la vita
sociale. Ma in realtà nel trasferirsi in rete molti non si rendono conto di
entrare in una esperienza personale che non è molto dissimile da quella sociale
e che richiede come quella un livello di concentrazione ed attenzione elevati.
Ma così come siamo in grado di recepire una parte limitata di quanto ci viene
detto in una conversazione, anche sulla rete ci sono limiti concreti alla
concentrazione ed all’efficienza.
Un altro grande problema ha a che
fare con il nostro rapporto con il tempo. Il modo con cui viviamo la variabile
tempo determina sempre di più il nostro modo di agire. Ci vogliono tempo ed una
mente aperta per ascoltare, informare, istruire, per determinare ciò che
possiamo o non possiamo risolvere, per capirne la differenza e per includere
tutti quanti hanno una posta in gioco nel futuro.
Il tempo che noi oggi percepiamo
come metafora culturale non è più quello dell’orologio meccanico che viaggiava
ad ingranaggi ma bensì quello di Internet, della rete delle reti. Noi oggi
abbiamo re-inventato il tempo ed internet è diventato la stenografia che
definisce il ritmo, negli affari così come nella vita privata ( no fastweb !
ahi, ahi, ahi ……. ). Non esiste più un dove ma esiste sempre un ORA. Ciò che
prima richiedeva anni per la sua affermazione ora richiede una frazione di
tempo. Esiste ormai un tempo locale, quello dell’orologio, ed un tempo globale,
quello della rete e diventa sempre più importante sintonizzarsi sul secondo.
Internet rende possibile la
veloce mobilitazione e il rapido coordinamento di grande quantità di persone e
cose ( senza Internet non ci sarebbe stata la grande manifestazione della CGL
per l’articolo 18 e neppure quella del movimento di Piazza S.Giovanni) .
Internet è oggi il più importante mezzo per l’azione diretta. Esattamente come
avviene per uno sciame una volta che ha lasciato l’alveare, internet permette di
auto-organizzarsi costantemente, di adattarsi alle nuove esigenze semplicemente
adattando la propria iniziativa nel movimento. Se organizzato questo approccio
permette di arrivare ad un bersaglio agendo individualmente perché ogni singola
iniziativa avviene all’interno di un flusso di gruppo.
Su internet la pressione del
tempo si sta facendo sentire tra i cittadini di tutto il mondo. L’accesso
costante alla posta elettronica ed ai telefonini cellulari creano nelle persone
nuove aspettative nei confronti delle risposte, che devono essere sempre più
veloci, e della reperibilità, che deve essere costante. Tutto ciò sembra molto
lontano da quanto è richiesto dalla pratica della democrazia. Il dialogo, il
dibattito, le riflessioni ed il linguaggio usato per convincere sono tutte
attività che richiedono tempo. In politica il tempo serve per poter valutare e
rivalutare ogni singola decisione e per chiedere consiglio ogni qualvolta se ne
senta il bisogno. Ci vuole tempo per informare i cittadini, ci vuole molto più
tempo per convincerli e serve ancora più tempo per conquistarne il consenso.
Chi fa politica oggi in rete deve
dotarsi di strumenti e piattaforme che proteggano l’attenzione. Non c’è bisogno
di maggiore velocità e neppure di maggiore informazione. Ciò che serve sono
strumenti che favoriscono la riflessione ed il giudizio, e di tempo per
discernere quello che dovrebbe essere cambiato da ciò che invece andrebbe
mantenuto così com’è. Le comunità che si creano su Internet non sono tutte
uguali perché diversa è la velocità con cui si muove l’informazione in ognuna di
esse. Ogni cambiamento nel flusso delle informazioni modifica anche ogni
struttura comunitaria.
Nell’era digitale ciò che il
politico vende sono semplici impressioni. Poi si calcola la quantità di
attenzione che riceve un sito web o un messaggio e la quantità di tempo che ogni
utente passa su ogni pagina web. Oggi il politico che usa la rete non deve più
catturare gli occhi (TV) della gente ma la sua mente (mindshare) e lo spazio
psichico in cui opera l’immaginazione di ognuno. La breccia per entrare sono i
profili personali, le pulsioni, i bisogni ed i desideri.
Mentre la democrazia ha bisogno
di riflessione per deliberare, deve trovare l’equilibrio fra gli interessi in
conflitto e ricercare compromessi, internet uccide il tempo, l’attenzione e la
memoria.
Internet non lascia il tempo che
servirebbe per prendere decisioni che vanno nell’interesse pubblico e genera una
richiesta costante di gratificazione istantanea che a lungo termine produce solo
furia, rabbia e narcisismo. Per rimanere in rete coltivando il dialogo, la
capacità decisionale e la riflessione bisogna passare dallo slogan ad una
visione generale, bisogna superare il sovraccarico di informazioni e dare un
significato nuovo al tempo che serve per costruire e difendere la
democrazia.
L’esperimento in atto è
sicuramente stuzzicante perché i cittadini in rete stanno sperimentando nuovi
spazi, spazi orizzontali, in cui nascono nuove e vecchie forme di conversazione
e si riscoprono nuovi modi per simulare e stimolare la coscienza ed il consenso,
per parlare, per decidere, per comunicare senza fatica, per interessarsi al
mondo senza ritrarsi, stressati e schiacciati, dalla sfera pubblica. La crescita
della consapevolezza parte dalla persona e potrebbe avere un forte impatto sul
ceto politico. Potrebbe essere uno dei pochi antidoti ai disturbi della
democrazia indotti dal deficit d’attenzione (“L’attenzione è diventata la più
scarsa tra le risorse” Zygmunt Bauman).
Il problema per i politici è oggi
quello di coltivare il proprio collegio e di essere rieletti, re-inventandosi
costantemente un ruolo e una missione per stare a galla nei marosi della
politica. Ma questo non basta per far crescere la democrazia. La realizzazione
di una democrazia autentica passa oggi per il coinvolgimento diretto della
società civile, l’ascolto dell’opinione pubblica, la comunicazione, l’azione
collettiva, l’associazione, l’informazione. Da ciò si deduce quanto importanti
siano i mezzi di comunicazione di massa per il futuro della democrazia e della
politica in senso lato. Non è detto che nell’era dei nuovi media la
realizzazione della democrazia diventi un compito più facile. Anzi per farlo
sarà necessario coraggio, abilità di apprendimento, mente aperta ed un
pragmatismo visionario da parte dei cittadini della rete. La rete infatti finirà
per offrire non uno spazio virtuale ma un luogo vitale dove i cittadini possano
riunirsi collettivamente per rivitalizzare la vita democratica e costruire le
nuove forme di dialogo politico tra individui e tra società civile, partiti e
istituzioni.
La Tv dei cittadini - Viaggio nella televisione ad accesso pubblico
di Gabriele Flamma e Franz Giordano (2006)
"La tv dei cittadini" mostra come funziona l'Offener Kanal Berlin, il canale radiotelevisivo ad accesso pubblico della capitale tedesca.
In Germania esistono da venti anni gli Open Channel, spazi televisivi via cavo in cui i cittadini possono realizzare autonomamanete le proprie trasmissioni.
Si tratta di una realtà ormai affermata ed inserita nel tessuto sociale.
L'Offer Kanal Berlin sviluppa anche progetti di educazione alla comunicazione con i bambini e segue gli eventi culturali trascurati dai media mainstrem dando visibilità a tante realtà presenti in città.
Quando ci saranno possibilità di questo tipo per i cittadini italiani?