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Mai come in quest’epoca gli utopisti, intesi qui come persone che
vivono i molti non-luoghi che si materializzano costantemente in rete,
sono diventati tantissimi e Tommaso Moro, considerato il progenitore del termine utopia, si troverebbe oggi in allegra e rumorosa compagnia ( chissà come sarebbe il suo blog!!)
. L’epoca che viviamo è caratterizzata dalle tecnologie virtuali, da
dimensioni e universi paralleli ai nostri che ci regalano una
contrazione costante dello spazio e del tempo permettendoci di unire il
passato al presente, attraverso sistemi di archiviazione potenti, e
quest’ultimo con l’avvenire, attraverso tecnologie di simulazione che
consentono di prefigurare il futuro prossimo venturo.
L’utopia nella quale siamo già tutti immersi, a volte senza esserne
coscienti, è caratterizzata da una memoria/mente sempre più collettiva (Pierre Levy) e connettiva (Derrick De Kerckhove),
da una crescente fiducia nella forza dell’intelligenza umana e dalla
rilevanza data all’attimo presente (il qui e ora - the long and deep
now). L’utopia che viviamo si svolge nel ciberspazio, uno spazio
parallelo a quello reale e a quello mentale, uno spazio che non ha
luogo, che non occupa superfici ma che ci ingloba e ci contiene come un
utero sociale e tecnologico (bodynet in E-Topia di William Mitchell).
E’ un’utopia (e-topia o eu-topia) globalizzata, nodale e mondiale
che obbliga a ripensare quanto fin qui già pensato e tradotto in
progetti, a riorganizzare i territori che abitiamo e a ridefinire i
confini linguistici nei quali comunichiamo.
Ma
se questo contesto risulta verosimile, quale ruolo si prefigura per il
marketing di un futuro che è diventato presente? In che modo il
marketing può diventare strumento potente per soddisfare consumatori
post-moderni sempre più frustrati? Quali linguaggi usare? Quali
tecnologie prediligere a fronte di una convergenza tecnologica sempre
più accelerata? E’ sufficiente confinare gli sforzi ai contenuti della
rete o è necessario intervenire per orientare e dare forma
all’osservazione e alla percezione del consumatore e indirizzare i suoi
desideri?
Molte domande alle quali è difficile oggi trovare risposte concrete
e che vedono confrontarsi su un piano più generale e culturale opinioni
più o meno radicali e opposte. Mark Dery
(“Velocità di fuga. Cyberculture di fine millennio” edito in Italia da
Feltrinelli) ad esempio rifiuta e combatte aspramente l’utopia
tecnologica e mass-mediatica e paventa l’avvento di un futuro nel quale
la comunicazione tra uomo e macchina porta all’autismo individuale e
collettivo. Sul fronte opposto Nicholas Negroponte
prevede un futuro fatto di consumatori e venditori nei quali gli esseri
umani e i cittadini sono assenti perchè hanno lasciato il posto a
macchine e tecnologie.
Non potendo dare a mia volta risposte certe, voglio provare a suggerire, prendendo a prestito alcune idee tratte da un testo di Michael La Chance
letto in francese parecchi anni, alcune riflessioni e temi che
potrebbero essere utili non tanto per sviluppare nuove iniziative di
marketing quanto per definire in modo più coerente con il mercato e il
consumatore attuale il contesto culturale e le metafore nelle quali
collocare le nuove iniziative per un marketing in grado di realizzare
nuove utopie. Si tratta di un tentativo finalizzato alla definizione
dei nuovi principi che caratterizzano lo sviluppo e la pratica della
conoscenza che plasmano il consumatore post-moderno e che possono avere
un impatto importante su tutte le attività di marketing e comunicazione:
- Navigazione in rete: uso dell’ipertesto e delle finestre per
viaggiare attraverso informazioni non strutturate. Importanza di
un’interfaccia onnipresente tra il soggetto e l’informazione.
- Variazione costante e trasversalità dei campi d’esperienza: le modalità con cui si usufruisce e si visualizzano i contenuti cambiano in modo costante
- Prevalere delle mappe, delle immagini del pensiero, dei
diagrammi, delle rappresentazioni topologiche, olografiche che guidano
la creazione di un concetto ( la noosfera di Edgar Morin)
- Ricostruzione/Costruzione: ciò che avviene dopo la navigazione, la
costruzione di un punto di vista che comprende tutto ciò che è stato
navigato/assimilato, una specie di indice, un diagramma
- Attualizzazione: la realizzazione del virtuale e le nuove categorie del possibile.
- Presentazione: modi diversi di presentazione attraverso
l’uso di tecnologie, supporti grafici, video, animazioni. Una
produzione concettuale aumentata dall’interattività, dall’apporto
dell’esperienza sensoriale ipermediale e dalla trasversalità
- Creatività, improvvisazione, autonomia
- Esperienza mediatica: la semplicità dei mezzi e la ricchezza degli effetti ridefiniscono la nostra esperienza sensoriale
- La complessità
- Internet come teatro cognitivo nel quale il consumatore crea nuovi contesti, memorizza, manipola, programma e comunica
- Collaborazione e produzione di oggetti virtuali modellati in gruppo
- Natura e potere del’informazione. Informazione come regolatore sociale ( digital divide), moneta di scambio, sistema nervoso della società…..
Credo che la vera utopia marketing sia quella di poter ‘possedere’ un cliente per sempre ( life time ) e di poterlo fare nella sua più piena soddisfazione.
Per raggiungere questo obiettivo serve una comunicazione costante, una
perseveranza nell’apprendere e comprendere il mondo che ci sta intorno
e il mercato di riferimento, la capacità di influenzare “the big
picture” per contribuire a definire la visione sul lungo termine, la
pervicacia nella costruzione di un processo circolare nel quale
valorizzare i punti precedenti.
Tutto
facile ma certamente molto complesso. Perché si tratta di costruire
sogni e realizzare utopie (un consumatore o cliente che accetti
qualsiasi prodotto senza lamentarsi). Ma soprattutto perché tutto
sembra muoversi ad una velocità tale da rendere vano qualsiasi nostro
tentativo di individuare i nuovi trend e definire le nuove direzioni e
da far prevalere un approccio più coerente con le teorie della
complessità che ci suggeriscono un approccio fuzzy e di dare maggior
valore all’osservazione dei fenomeni emergenti. Non è un problema di
mezzi o di tecnologie ma di capacità a comprendere che l’utopia
marketing è già qui e che dobbiamo solo metterci nella condizione di
comprendere le novità emergenti quali ad esempio: la fine della
televisione, l’importanza della telefonia mobile (prima o poi parleremo
nel e con il nostro orologio o con un chip implantato nel nostro
pollice), il ruolo diabolico dei cookies, l’emergere di nuove forme di
creatività, il ruolo delle comunità in rete e della comunicazione
interna e intracomunitaria, la personalizzazione dei messaggi e dei
contenuti, la rapidità e facilità di di esecuzione, la capacità e
l’abilità nel misurare i risultati e imparare dagli errori compiuti.,
l’amore per la cultura e l’approccio olistico e rinascimentale di Leonardo da Vinci,
l’amore e la passione per il proprio lavoro (amore inteso come emozione
), l’umorismo e l’autoironia uniti alla capacità di essere pragmatici e
drastici nelle decisioni, la long tail, l’importanza dei contenuti
delle attività virali, del passaparola e dei mondi virtuali e paralleli.
Non credo di avere aggiunto nulla di nuovo a quanto già noto nella
mente dei molti frequentatori di marketingagorà. Ma volevo dare un mio
contributo alla comunità con un tentativo di riflessione su temi che
potrebbero diventare oggetto di nostre attività e iniziative future.
Attendo commenti e provocazioni!
Carlo