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Una riflessione sul SILENZIO! Cosa c'entra con Facebook? C'entra, c'entra!

Carlo Mazzucchelli

(Da una riflessione serale, una piccola provocazione..... )

Se sei arrivato qui per caso, hai un motivo in più per lasciare una traccia del tuo passaggio.

Per John Cage tutto era musica, compreso il rumore e il silenzio. Di lui ricordo due concerti ( performance forse sarebbe parola più appropriata), uno allo storico Ciack di Milano durante il quale suonò un pianoforte dopo averlo imbottito di lattine vuote di Coca Cola e di chiodi ( i suoni che ricordo erano stranamente orientali e molti abbandonarono la sala per tempo), il secondo al Lirico con l’artista che salito sul palco si limitò a fare silenzio, a sfidare la rabbia crescente di parte del pubblico e a subire anche un’aggressione simulata che fece parlare i giornali del giorno dopo (obiettivo raggiunto disse l’artista).

Questo aneddoto mi serve per introdurre un tema che credo possa interessare a molti degli amici di conversazione. Parlo del SILENZIO e del bisogno sempre più impellente, che molti di noi sentono, di ridurre i decibel, di ritirarsi in campagna a contatto con la natura (mai silenziosa in realtà per chi sa ascoltare), di spegnere il cellulare, di stare in silenzio ecc. Parlo del silenzio come strumento importante di comunicazione e di scrittura, di introspezione e riflessione su sé stessi, del suo ruolo nella religione (gli stiliti e i frati trappisti) nell’arte ( per toccare un tema caro a Gino) e nel pensiero. Parlo di silenzio come tema politico da usare per contrastare la tendenza tutta commerciale all’inquinamento acustico finalizzato a vendere di più ( Pub con musica rock ad altissimo volume, aeroporti con musica lounge, centri commerciali con musica easy listening, pubblicità televisiva sparata a ritmo di RAP ecc.). Parlo di silenzio come bisogno che tocca anche il nostro essere immersi in una società tecnologica e mediatica che ci bombarda quotidianamente con troppe informazioni.

Premesso che è impossibile per gli esseri umani ridurre completamente il rumore ( un esperimento fatto all’interno di una stanza insonorizzata ha mostrato che due rumori di fondo sono ineludibili: il lavorio della mente/cervello e la circolazione sanguigna), è sicuramente possibile diminuirlo e riportarlo a dimensione umana per recuperare il tempo perduto e il ritmo che l’inquinamento acustico ci ha rubato. Questa operazione di riduzione non nasce necessariamente dalla necessità di ritirarsi dal mondo ma dalla convinzione che il silenzio è importante per meglio comprendere la realtà che ci circonda, meglio comunicare e interagire, meglio esprimere le sensazioni e le emozioni, meglio dialogare con il mondo circostante e parteciparvi.

Ma cosa c’entra tutto ciò con Facebook?

Io credo, e questa è la provocazione/riflessione che voglio condividere, che il silenzio sia una componente importante della vita delle reti sociali e delle comunità d’interesse che si stanno creando sui social network in rete. Senza il silenzio non ci sarebbe la produzione di idee, di provocazioni, di iniziative, di giochi che caratterizza ad esempio Facebook. Molte conversazioni nascono nel e dal silenzio che unisce i molti ‘neuromancer’ alla rete e caratterizza forse la loro condizione umana (solitudine), psicologica (stare bene) e creativa (produzione artistica). Internet è un mezzo che inquina la vista e i sensi ma è pur sempre una tecnologia silenziosa (chi usa le cuffie ha accettato soglie diverse di rumore) che favorisce la riflessione ( qualche dubbio sulle comunicazioni in rete che sembrano dettate dalla fretta e scartare ogni forma di pausa riflessiva) e la concentrazione. Nel momento stesso in cui un membro di FB è online è parte di un gruppo sociale più o meno allargato ma a differenza di quanto avviene nella vita reale, il rumore che questo gruppo produce è limitato ai messaggi che è in grado di generare e scambiare. La singola persona rimane immersa in una sua solitudine creativa e silenziosa ( molti in realtà hanno guardato e commentato Sanremo via FB!) che definisce la frequenza e il ritmo del dialogo e dell’interazione con gli altri.

Ma il ruolo del silenzio tocca anche un altro aspetto di FB, la comunicazione e la voglia di presenzialismo che colpisce più o meno tutti. Anche quando sarebbe meglio tacere, molti parlano o sono tentati dal farlo. Eppure a volte la mancanza di intervento ( escludo coloro non lo fanno perché usano una comunicazione e comportamenti unidirezionali pur essendo in FB) assume un suo significato pragmatico nella comunicazione e nelle conversazioni che verranno (mi si nota di più se vengo o se non vengo?).

Un'ultima annotazione con un riferimento ai tentativi mai sopiti di ridurre al silenzio i media. In molte realtà nazionali questo è un esercizio del potere (vedi i tentativi ultimi in Italia di intervenire su FB e Internet) spesso esercitato, a volte anche con successo.
Ma questo è un tipo di silenzio di cui chi frequenta FB non sente alcuna necessità.

E ora mi taccio augurandomi che qualcuno rompa subito il SILENZIO!
 Michele Finizio alle 12.40 del 25 febbraio
Condivido molto della tua riflessione. E' evdiente che il silenzio è comunicatività intensa, seppure esposta alle più varie interpretazioni determinate dall'interazione in relazione allo satus psicologico dei singoli all'istante dell'interazione. Il codice comunicativo del silenzio è il silenzio in quanto tale, e FB da questo punto di vista è un campo vasto di comunicatività del silenzio ( anche nel senso di assenza di rumore materiale). Direi che persino quando si parla (scrive) su FB, esiste un silenzio che ti aiuta a cogliere meglio il senso del discorso.
 Fabrizio Giusti alle 13.22 del 25 febbraio
A mio modo di vedere, ci sono almeno due tipi di silenzio da prendere in considerazione. Un silenzio passivo, inteso, come assenza di attività, ed un silenzio attivo, inteso come comportamento cognitivo consapevolmente orientato a comprendere ed acquisire informazioni piuttosto che a trasferirne. Il silenzio di natura cognitiva, del resto, è una delle due modalità della transazione comunicativa, quella che consente l'acquisizione in ingresso. Vale la pena notare che anche in uscita il silenzio può avere una sua rilevanza, nel senso che pur comunicando e trasferendo informazioni si può omettere di dire qualcosa. Questa diverso approccio al silenzio in FB appartiene generalmente a ciò che non si ritiene di rendere pubblico. In questo senso, se è vero che in FB tutto il comportamento comunicativo si svolge in assenza di suono, nondimeno talvolta risulta oltremodo rumoroso.
 Patrizia Filippetti alle 13.45 del 25 febbraio
caro carlo, presto ti risponderò, questa nota mi piace molto...
Il silenzio vale tanto la parola meno ...il silenzio generato da social network è rumoroso;)
 Renzo Provedel alle 14.01 del 25 febbraio
Mentre leggevo sorridevo perchè trovavo molte sintonie con miei pensieri e mie esperienze. Devo dire che il SILENZIO, come strumento di comunicazione, è stato da me scoperto non molti anni fa. Eppure il silenzio è essenziale nella nostra vita. Ho apprezzato la tua descrizione di silenzio in FB e quando si naviga in Internet. INternet ci ha fatto recuperare l'abitudine di scrivere, e ciò non è male !, e ora capsico, da te, che può farci apprezzare anche il silenzio. E' vero !
 Jacqueline Cristina MIù J- alle 14.25 del 25 febbraio
dico solo che la mia anima ascolta anche le pause del silenzio....questo vuol dire non che la natura morta di Facebook sia un lungo e noioso cortometraggio ma che c'è nello sfogliare di pagine un battito lento di vita a cui l'anima pur di non essere sola si vuol aggrappare
........il pregio del silenzio è qualcosa da noi appena percettibile
 Daniela Bianchi alle 14.55 del 25 febbraio
Ah caro Carlo... e tu mica lanci un tema di poco conto, fior fiore di dibattiti, pagine di storia della psicologia sul silenzio...
Tuttavia sia che si intenda il Silenzio come contromisura al rumore (fastidio/interferenza) quotidiano; pratica da esercitarsi anche in forma snob, tanto per sottolineare il differenziarsi dalla massa “rumorosa e cialtrona, che vuole a tutti i costi manifestare il proprio “esserci” anche se non ha proprio nulla da dire o da aggiungere”; sia che lo si intenda, con accezione negativa, come chiusura ed ostinato rifiuto alla relazione esterna, il Silenzio - ascetico o meno - indica una sola cosa: la morte della parola…e poco rileva quale sia la motivazione che induce a scegliere questa strada;

(segue)
 Daniela Bianchi alle 14.56 del 25 febbraio
può essere anche vero che un silenzio dica molto più di cento parole, ma questo “dire” accade solo in seguito ad un processo interpretativo e quindi sono determinanti gli elementi soggettivi che mi porteranno a definire un silenzio come un apprezzamento o come un rifiuto;
insomma, credo che alla fine quella che conta e che veramente lascia un “segno” è la parola…non è un caso che sia il Verbo l’elemento portante della religione cristiana ed anche quando tace in realtà è solo una pausa meditativa e riflessiva per strutturare meglio le parole che seguiranno…(che poi è una pratica auspicabile nella maggioranza dei casi)…e poi non è forse la parola che esprime la pulsione del sé?
(E a proposito di pulsioni non è forse in virtù di questa che ci si iscrive ad un social network?)
ma al di là di queste elucubrazioni da strapazzo mi chiedo che senso abbia parlare di Silenzio oggi?
...  Visualizza altro
(segue)
 Daniela Bianchi alle 14.56 del 25 febbraio
Se con oggi intendiamo questo nuovo topos che è FB, mi sembra di poter affermare che da queste parti il silenzio sfugga alle interpretazioni ordinarie: i qui ci vengo apposta, l’assenza di parola non è necessariamente silenzio ma essere assenza di presenza, cioè assenza di collegamento, e il silenzio non è necessariamente assenza di rumore (e il tic tic della mia tastiera lo dice chiaramente ) …
il “mi si nota di più” di morettina memoria è più strategia che altro …
io credo che alla fine quello che facciamo stando da queste parti, in silenzio oppure no, è lasciare una traccia di noi, un segno che testimoni la nostra presenza e che nell’incapacità di affrontare l’infinito lenisca seppur minimamente la nostra finitezza umana…

(segue)
 Daniela Bianchi alle 14.57 del 25 febbraio
( tutte le nostre tracce informatiche finiranno nel famoso cono digitale, altro che Voyager Golden Record che vagherà ramengo per 40.000 anni prima di incontrare – forse- qualche forma di vita aliena che si chiederà cosa siano tutti quei suoni e forse rimarrà estasiasta ascoltando le sonate di Glenn Gould)
 Luigi De Bonis alle 15.57 del 25 febbraio
" e ammesso che la milonga fosse una canzone,
ebbene io l’ho svegliata e l’ho guidata ad un ritmo più lento…
così la milonga rivelava di sé molto più di quanto apparisse…
la sua origine d’Africa, la sua eleganza di zebra,
il suo essere di frontiera, una verde frontiera
una verde frontiera tra il suonare e l’amare,
verde spettacolo in corsa da inseguire…
da inseguiere sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi bianchi del silenzio
fin che Atahualpa o qualque altro dio
non ti dica: descansate niño, che continuo io… "

Purtroppo, riusciamo a percepire solo un tipo di silenzio: quello di Dio. Che ne è il produttore. UNICO.
 Anna Cascella alle 16.23 del 25 febbraio
Amo molto il silenzio. Aiuta la concentrazione e il rilassamento: fa bene al corpo e la mente! E quando si naviga o si utilizza il computer, secondo me, il silenzio è necessario; ma molti, per lo più i giovani, come fanno a studiare, a navigare con le cuffie nelle orecchie o con il televisore acceso?
 Paolo Delicato alle 17.29 del 25 febbraio
Il silenzio è fondamentale per riflettere e per mettere a punto le idee e le azioni. E' necessario per rilassarsi veramente. Ma il silenzio che preferisco è quello della campagna, del mare, armonico, pieno di messaggi che percepisci anche dagli odori e dal vento leggero.
La parola è lo strumento per eccellenza dell'uomo, scritta o parlata, se incisiva, non supeficiale, fa sempre rumore, anche quando non è gridata. Abbiamo bisogno di fare rumore di parole, perchè questo significa esprimere le proprie convinzioni, confrontarle, validarle. Lo strumento di FB facilita molto coloro che avrebbero poca possibilità di comunicare con tanti, abbassa le barriere della ritrosia ad esporsi. Per chi invece della parola, della trasmissione del suo pensiero, ne fa professione , FB è solo un gigantesco megafono. Che si può disattivare in ogni momento, quando il proprio silenzio ha un significato diverso.
 Gabriele Cazzulini alle 17.59 del 25 febbraio
@Carlo
complimenti per questa nota che grida molti contenuti;
però vorrei invitare a riflettere su un silenzio diverso, un silenzio metaforico. Così passiamo dalla lettura positiva del silenzio a quella negativa: il silenzio come assenza di espressione, come vuoto di idee e valori. Secondo me può esserci molto silenzio anche in mezzo al frastuono, sia naturale che artificiale. Anche in mezzo a migliaia di parole può esserci soltanto silenzio.

Ovviamente ci sono anche idee che fanno rumore, ma anche in questo caso la rottura del silenzio è positiva. Su un piano politico il silenzio è la voce del consenso più supino; la critica è la nota che stona con l'intero sistema. Un regime tirannico può gridare quanto vuole con i corni della propaganda, ma non dire assolutamente nulla, cioè restare in silenzio.

Insomma, non sempre il silenzio fa bene; anzi....

Un caro saluto a tutti :)
 Carlo Mazzucchelli alle 18.00 del 25 febbraio
@Luigi
per te e per gli altri, l'incipit della milonga de mis amores del musicista argentino che ha rivitalizzato il tango insieme a Piazzolla: http://www.lastfm.it/music/Dino+Saluzzi+Group/_/Milonga+de+mis+Amores

Amo Saluzzi e lo suggerisco a tutti coloro che amano il silenzio. Il suono lontano della sua musica si adatta bene alla scrittura in rete...
 Luigi De Bonis alle 18.16 del 25 febbraio
me lo scarico subito.
 Carlo Mazzucchelli alle 18.23 del 25 febbraio
@Luigi
non puoi scaricare, solo acquistare. Goditela qui: http://www.youtube.com/watch?v=7h19UcTzc_8
 Eva Carriego alle 19.18 del 25 febbraio
come epigrafe del mio blog ho utilizzato la frase "Non ho nulla da dire, quindi scrivo"
il silenzio lo intendo come slogan non urlato - la tv mi ha insegnato che è il nulla che si urla e questo lo vivo con grande disagio -, il silenzio lo percepisco come metabolizzazione di informazioni e di idee
la parola scritta mi è più congeniale, è vero, e apprezzo molto alcuni aspetti di fb proprio per questo: mi da opportunità di cogliere aspetti che non colgo nei media "parlati"
mi chiedo se non sia il momento di dare alla parola detta la stessa dignità della parola scritta
 Elisa Buratti alle 19.40 del 25 febbraio
non si può fare silenzio, non si può definire il silenzio, non si può parlare del silenzio, non si può pensare il silenzio..:-)

Se lo si fa, il silenzio svanisce..oppure si sta parlando di altro..;-)
 Carlo Mazzucchelli alle 19.57 del 25 febbraio
@Elisa
non mi pare di avere dato definizioni del silenzio e condivido con te l'idea che non si debba fare. Definire e analizzare è un modo per alterare/manipolare la realtà. Descrivere però si può ed è utile.

Riferito a FB per me "Molte conversazioni nascono nel e dal silenzio che unisce i molti ‘neuromancer’ alla rete e caratterizza forse la loro condizione umana (solitudine), psicologica (stare bene) e creativa (produzione artistica)".

Poi come ricordava Daniela la letteratura sull'argomento è vasta e non a caso. Ogni interpretazione del silenzio ha dato vita nella storia a filosofie di vita, comportamenti, opere d'arte e composizioni musicali ecc.. Se così è, una semplice riflessione credo possa essere utile.

A me ad esempio è piaciuta molto ad la nota di Jacqueline quando dice che "la sua anima ascolta anche le pause del silenzio", ma anche il riferimento molto politico al slenzio di Gabriele.
 Elisa Buratti alle 21.10 del 25 febbraio
@carlo

allora descriviamo ciò che riempie il silenzio...liriche, anima, fb....
Oppure possiamo descrivere ciò che nasce dal silenzio..
Oppure possiamo parlare dei tipi di silenzio....uditivo..interiore

Sai che ho il vizio di andare all'origine delle cose, ma allora..ohibò..all'inizio fu il Verbo....ma se è così fb è l'incip di qualcosa di nuovo nato dal silenzio..ma silenzio di cosa?..anime?........dal caos nacque l'universo..e all'inizio fu il Verbo..
Vuol dire che ci risiamo daccapo?

:-*
 Barbara Garavaglia alle 21.35 del 25 febbraio
Hai proprio ragione. Mai come in questo periodo desidero il silenzio come l'acqua per l'assetato
 Susanna Garavaglia alle 0.12 del 26 febbraio
Senza silenzio non può esserci parola perché il silenzio é una diversa vibrazione del suono, é il suono interiorizzato, é il suono che massaggia le nostre cellule , é l'inspiro che porta dentro di noi il mondo esterno, l'altro da noi. Il silenzio é un tempo di un duetto , di un atto d'amore, di uno scambio, il kairos che penetra dentro , si dilata, si diffonde, trasforma prima di ritornare ad essere kronos, a gettarsi nel tempo, a riempire gli spazi. Vedo il silenzio come quel vuoto creativo che precede e da' forma all'infinita possibilità : FB é il tripudio del silenzio se non genera parole vane. E qui non ci disperde in chiacchiere, non ci dilunga in preliminari e aperitivi tanto per.., qui di va dritti all'essenza di ciò che siamo. Grazie al silenzio che ci catapulta in noi e che poi, guidato dal ritmo dei tasti- si trasforma in quel suono silenzioso che si fa vera comunicazione.
 Irada Pallanca alle 9.18 del 26 febbraio
Dopo un mare di parole…un mare blu sempre più profondo, c’è un grande silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un grande silenzio dove suono non può esserci. Silenzio è vita, silenzio è morte, silenzio è libertà, silenzio è prigionia.
http://www.youtube.com/watch?v=Ieltsn_jyNI
 Gloria Marigo alle 10.50 del 26 febbraio
Tema bellissimo e quindi difficile!
Il silenzio non esiste: lo stesso universo gode di un suono.
Ho poco tempo per elaborare riccamente un pensiero mio, quindi riporto il pensiero che introduce il cap. III ( per l' appunto sul silenzio ) dal saggio LA DIMORA DELLA SAGGEZZA - Raimon Panikkar - :

* Il silenzio è un simbolo che ha più dimensioni o strati e che indica pertanto più direzioni. Esso trae la sua forza dalla situazione di vita con cui è di volta in volta in relazione. La vita può essere vissuta a varie profondità. Ciò che chiamiamo " silenzio " proviene da queste differenti profondità della vita e, se noi siamo disposti, può guidarci fin dentro esse.

Caro Carlo, continua a produrre bei pensieri!
 Maria Teresa Cerrato alle 11.18 del 26 febbraio
il silenzio, uno spazio per pensare. nella vita (e ci metto tutto, la quotidianità "reale" come fb). un elemento indispensabile per produrre pensieri ed ascoltare. qui, come nel mio stare in comunità reali, non trovo differenze. fa parte di me ovunque io sia, in qualsiasi situazione mi venga a trovare. forse in fb trovo maggiore rispetto della mia necessità, a volte, di pensare per produrre e non gettarmi in comunicazioni tirate per i capelli che il vis a vis a volte richiede prepotentemente.
 Carlo Mazzucchelli alle 12.15 del 26 febbraio
I riferimenti alla musica indicano che per molti di noi il rumore non ha sempre una valenza negativa. L'inquinamento acustico lo è meno se è di tipo musicale, anzi la musica in molti casi favorisce la calma, il mare della tranquillità che molti associano al silenzio. Allo stesso tempo alcune note obbligano a distinguere tra silenzio e quiete. Gloria parla di silenzio a più dimensioni, Elisa pensa che sia impossibile fare silenzio, Fabrizio parla di silenzio attivo ecc. E' come se il silenzio fosse più impegnativo e richiedesse maggiore concentrazione e sforzo dello stato di quiete.

Interessante che nessuno abbia accennato al SONNO come territorio del silenzio! Segno che, per dirla con Gloria, in realtà il silenzio non esiste?
 Irada Pallanca alle 13.11 del 26 febbraio
Caro Carlo, forse la domanda più interessante è come percepiamo o crediamo di percepire il silenzio? Con quale organo sensoriale? fisico o metafisico? Il connotato positivo/negativo poi... da quale morale proviene? quindi il silenzio se esiste è una proiezione oppure di per sè non esiste?
 Sergio Sanfilippo alle 13.27 del 26 febbraio
per me ricercare il silenzio è una necessità pimaria. Il silenzio tra due persone, tra due amanti, è il segno che eiste una sintonia di pensiero che vale più di qualsiasi altra parola.
 Stefano Rocca alle 14.42 del 26 febbraio
Interessantissime considerazioni! La dimensione del silenzio è fondamentale nell'esperienza profonda che ciascuno fa dell'altro da sé e, dunque, della realtà in sé. Senza silenzio non ci sarebbe neppure una vera comunicazione. Questo spiega perché tra innamorati anhe i silenzi sono carichi di significato. Così è per qualsiasi altra esperienza umana in cui i soggetti agenti mettano in gioco se stessi in una dimensione spassionata e autentica. Certo, il silenzio, come valore, ha perso molta della sua importanza e gli aspetti che ha evidenziato Carlo nella sua nota sono la prova provata di quanto la nostra società sia ormai caduta nell'errore di sostituire i silenzi con "rumori", al di là dell'esorcizzare un isolamento che è temibile non in sé, ma in quanto testimonianza di un'inautentica relazione con l'altra/o.
 Gianluca Garrapa alle 15.32 del 26 febbraio
... il silenzio dell'ascolto attivo, del fare a meno di non fare. cage che suona il rumore bianco dello snow crash televisivo. quando la televisione è interrotta. quello della sospensione attentiva quando qualcuno ci richiama alla consapevolezza e il nostro nome lo sentiamo affiorare lentamente dal silenzio attivo in cui eravamo scivolati impulsati da un profondo dato interiore. e? cosa? m'ero perso? a cosa pensi? tu mi tradisci, dimmelo. abuso di compagnie in sottofondo orecchiabile con successiva naturale astinenza di suono. micro epilessie. è difficile fare il silenzio. ormai. forse salire in altro. il silenzio del cielo ripulito dalla luce dell'urbe compulsiva. silere silescere tacere.
sviluppare un orecchio assoluto per il silenzio perfetto, che non è assenza di suono.
 Irada Pallanca alle 15.48 del 26 febbraio
@Gianluca sì, già dal feto ciò che vibra ora a livello osseo viene registrato con cura, protocollato attraverso distorsioni, cancellazioni, negazioni, il tutto per limitare la gamma di frequenze accessibili già determinate nel dna scibile umano dei sensi. La gamma è ridotta fin dal principio...esseri che abbiano sviluppato orecchio assoluto in questa era non ne conosco.
 Umberto Santucci alle 15.55 del 26 febbraio
Carissimi, ho seguito la conversazione. Carlo, dici che è meglio descrivere invece che definire. Ma come si può descrivere una cosa non definita? E' quello che accade col termine "silenzio". Se non definiamo di quale silenzio vogliamo parlare, possiamo dire tutto e il contrario di tutto, come è accaduto qui, dove si è fatto un allegro minestrone fra natura e arte, dio e tv, facebook e monasteri. Anch'io ho assistito al concerto di Cage, a Roma. Il suo non era silenzio, era il "concerto del silenzio", ossia una performance in cui rompeva i paradigmi di ascolto: sei venuto qui per ascoltare musica? e io non apro neanche il pianoforte. E' l'equivalente del quadrato bianco su fondo bianco, di Malevich.
Quindi sarebbe carino riprendere il discorso in un campo molto definito, per esempio solo in facebook: che cos'è il silenzio facebook? Ignorare un invito o una causa? Lurkare senza scrivere niente? Si va su FB per stare zitti con se stessi, o per vedere chi c'è in giro e fare quattro chiacc?
 Carlo Mazzucchelli alle 18.58 del 26 febbraio
@Umberto
Sena alcuna pretesa scientifica provo a rispondere alle tue osservazioni.

La nostra tendenza lineare, direbbe Elisa, ci porta a definire, a delimitare i confini e i contorni perchè è così che la nostra mente occidentale, prodotto della scienza classica e del metodo scientifico (le sensate esperienze e certe dimostrazioni di Galilei) è portata ad analizzare , progettare e realizzare. Questo approccio ci serve per costruire i nostri mondi artificiali (virtuali?) che nel caso del ‘silenzio’ ci porterebbero a scegliere (far emergere) definizioni, scartandone altre, con il rischio di porsi in posizione di difesa e rendere più complicato vivere nuove esperienze, personali ed emozionanti. Anche se io stesso sono spesso intrappolato nell’approccio lineare, preferisco la descrizione e il racconto come strumenti per favorire l’incontro tra rappresentazioni del mondo diverse perchè diverse sono le descrizioni e i racconti delle persone. ....segue
 Carlo Mazzucchelli alle 18.59 del 26 febbraio
...continua

Credo non sia un caso ad esempio che alcuni interventi vengono da persone che hanno con l’arte maggiore dimestichezza di quanto non abbia io. E personalmente non voglio rinunciare ai loro contributi creativi per rifugiarmi dietro le mie certezze filosofiche o scientifiche. Senza contare che, forse per l’età, a me il minestrone, fatto con le verdure del mio orto montano, piace sempre di più. Su Cage concordo con te e non è un caso che abbia parlato di concerti. Non è un caso poi che Cage parlasse di rumore e non sempre di suono come contrario del silenzio.

Più tardi rispondo su Facebook......
 Carlo Mazzucchelli alle 20.28 del 26 febbraio
@Umberto
Per quanto riguarda il silenzio che si manifesta e si sperimenta in Facebook io ho provato a dare una mia lettura ma il tema del silenzio, come ci ha spiegato Daniela, è così vasto che molti interventi hanno finito per parlare anche d’altro. In FB sto solo facendo delle sperimentazioni con l’atteggiamento tipico della parte abitata della rete, un atteggiamento che prevede la partecipazione, lo scambio, l’accettazione della critica e dell’ironia, e la collaborazione. Più che il silenzio dei curiosi (lurkers) e il fiato sul collo (mai silenzioso, si nota) di coloro che stanno in FB per carpire contenuti, informazioni ma soprattutto idee, credo che il comportamento più fastidioso sia quello di coloro che adottano modalità di comunicazione (unidirezionale) e partecipazione (senza reale condivisione) tradizionali. Per spiegarmi meglio parlo di coloro che creano gruppi e poi li usano come mailing list e spamming vari....segue
 Carlo Mazzucchelli alle 20.29 del 26 febbraio
...continua

Il social networking che sta maturando in rete sta introducendo molte novità che daranno forma non soltanto alla comunicazione futura e alle relazioni sociali ma anche al silenzio. E speriamo di non doverci aggrappare a FB per trovare battiti lenti di vita in grado di farci sentire meno soli come ha raccontato Jacqueline per descrivere ‘la natura morta di FB’.
 Umberto Santucci alle 6.27 del 27 febbraio
@Carlo. Come tu sai, sono molto aperto alla complessità e alla logica no lineare. Tuttavia penso che - come ci insegnano Bandler e Grinder - per comunicare bene bisogna evitare generalizzazioni, nominalizzazioni, astrazioni. Libertà, amore, pace, silenzio, sono tutti termini pericolosi, perché di per sé non significano niente, e hanno successo perché ognuno gli dà il significato che vuole. Trovo invece interessante in discussioni come queste educarsi a circoscrivere il campo e a basarsi sulla condivisione di significato dell'argomento. Tanto per capirci, provo a dare alcune delimitazioni del concetto di silenzio:
 Umberto Santucci alle 6.39 del 27 febbraio
- ottimizzazione del rapporto segnale/rumore > insonorizzazione
- pausa fra due suoni
- mancanza di feedback
- quiete, lontananza da rumori molesti (un campo, la cima di un monte)
- ascolto, attesa (invece di rispondere subito, taccio e ascolto)
- omertà, elusione, no comment
- solitudine, meditazione, concentrazione, pensiero
- abbandono, incomunicabilità
Potrei continuare. Mettere insieme tutti questi significati non porta a molto, sceglierne uno e lavorarci sopra mi pare più interessante. Il minestrone si può fare anche con sole verdure o soli legumi, ed è altrettanto buono un piatto di zucca gialla al peperoncino.
 Carlo Mazzucchelli alle 12.50 del 27 febbraio
@Umberto
non conosco nè Binder nè Grinder, mi fido di te e della tua esperienza. Non credo che il luogo sia adatto ad un esercizio come quello che suggerisci, sia per come viene percepito FB sia per la tipologia delle persone che interagiscono con me in FB. Starà comunque a loro intervenire.

Volendo scegliere il tema che preferirei approfondire è quello della mancanza di feedback in rete, della pragmatica della comunicazione che scatena e delle reazioni psicologiche di persone che nella rete vedono soprattutto la componente interattiva e colaborativa. La mancanza di feedback è interessante secondo me perchè si collega alle motivazioni e bisogni che portano le persone in FB, ai loro obiettivi e alle soddisfazioni che ne ricavano sul piano personale e 'forse' anche prfessionale.

Per continuare con i riferimenti culinari, i minestroni mi piacciono tutti perchè mi piace variare e perchè li posso preparare con ortaggi e verdure biologiche e prodotte da me, comprese le zucche gialle!
 Annamaria Testa alle 21.46 del 27 febbraio
Mica male tutte queste persone che parlano del silenzio. Se il verbo silenziare (che esiste solo nella forma transitiva: mettere qualcosa o qualcuno a tacere) si potesse usare per indicare lo stare in silenzio, dopo aver parlato del silenzio potremmo proporci di... silenziare delle parole.

Bandler e Grinder sono i due papà della programmazione neurolinguistica. Che teorizza molte cose. Fra l'altro, che modificando le parole si può modificare la percezione delle cose. E che quando usiamo i nomi invece che i verbi (anche il nome "silenzio" invece del verbo silenziare) scivoliamo nell'astrattezza.

Anche Lacan, ai tempi, è entrato in aula, a Parigi, ed è stato un'ora in silenzio davanti agli studenti. Imbarazzo, poi rabbia e svenimenti.

La cosa divertente è che il silenzio serve alle parole come l'ombra serve alla luce. E' l'altra faccia delle parole. Ciò che viene detto acquista valore rispetto a tutto il possibile che NON viene detto. Ciao.
 Umberto Santucci alle 8.06 del 28 febbraio
La maga delle parole non poteva mancare di darci la definizione (o l'headline?) più suggestiva del silenzio: l'altra faccia delle parole. Le parole quindi sono rare stelle disperse in un universo buio di silenzio. Ne deriva che senza parole il silenzio non esiste.
Si aprono così due rami: silenzio come non parola, e silenzio come non suono. In ambedue va tenuto conto del rumore, come disturbo semantico nei confronti sia del silenzio, sia delle parole. Ma il rumore introduce il concetto percettivo gestaltico di rapporto segnale/rumore o rapporto figura/sfondo. Ma qui è prudente fermarsi, altrimenti si entra in altri campi.
 Titti Cimmino alle 9.06 del 02 marzo
Il silenzio è fecondo e su di esso cadono le parole. Quelle buone o cattive; il grano e il loglio. E solo il grano dà il pane.
E' tra il rumore e il silenzio, tra la rabbia e la gentilezza, vi è un punto di indiferenza, di equilibrio a cui si attribuisce un potenziale creativo.

E concludo colla mia immagine del silenzio, qui e ora:" La Zingara addormentata" , un dipinto del 1897 del pittore Henri Rousseau.
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Grazie Carlo.
:)
 Ivonne Citarella alle 17.50 del 03 marzo
Ciao Carlo la tua nota e i commenti letti fin qui mi hanno spinto a riflettere e ho realizzato che nella mia vita il silenzio mi è appartenuto molto quando ero bambina nei momenti di gioco durante i quali fantasticavo storie bellissime enelle quali mi perdevo per ore........Poi c'è stato il periodo in cui riuscivo a studiare con la radio a tutto volume e mi endo conto che il silenzio a quell'età non mi apparteneva....Oggi lo cerco e lo desidero per acquietare il mio animo, per ritrovare le energie ed è una ricerca che faccio in solitudine....Fb al contrario per me significa una finestra discreta sul mondo ,vitalità , nuove informazioni e stimoli, momento in cui il mio animo è ben lieto di relazionarsi e di aprirsi a nuove e vecchie conoscenze...Comunque grazie Carlo....bel post!!
 Serena Berto alle 19.11 del 15 marzo

'Ho percepito, in definizioni, assiomi, proposizioni e corollari, la infinita sostanza di Spinoza, che consta di infiniti attributi tra i quali stanno lo spazio e il tempo, per cui se pronunciamo o pensiamo una parola, accadono parallelamente infiniti fatti in infiniti mondi inconcepibili..' (Borges, Nihon)... e dopo averlo letto mi sono chiesta:  se io, qui e ora, pronunciassi la parola SILENZIO, quali equilibri andrei a turbare in infiniti mondi a me inconcepibili? Quali suoni modificherei, quali frasi pietrificherei nel loro divenire... e se potessi seguire la strada del mio silenzio, riuscirei a fare ritorno, oppure mi perderei nei suoi echi?


by cmazzuc last modified 06-10-2009 21:24
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