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scienze cognitive
In ogni minoranza intelligente c’è una maggioranza di imbecilli
Carlo Mazzucchelli
In un libro pubblicato anni fa, “Il sé digitale”,
Andrea Granelli si interrogava sulla presenza invasiva e pervasiva
delle tecnologie digitali nella vita di tutti i giorni e suggeriva una
riflessione ampia affinchè individuo e società non smarrissero la loro
identità (“trovare il tempo per ricucire i pensieri…..”). Oggi,
analizzando il fenomeno Facebook e dei social network in generale,
potrebbe dire che le abbiamo smarrite o recuperate?
Le trasformazioni profonde indotte dalle nuove tecnologie digitali alla Facebook stanno offrendo a molti l’opportunità di far interagire le loro intelligenze e di condividere passioni e interessi grazie ad uno scambio continuo che invece di annullare le intelligenze individuali le potenzia e le valorizza. Ma è proprio così? Cosa succede alle capacità dei singoli all’interno di un gruppo, di una comunità o di una rete? Secondo Granelli, ricordando eco lontane del libro Massa e Potere di Canetti, “collettivamente le comunità umane sono più intelligenti e più sagge delle singole persone che le abitano”, perché non necessariamente le intelligenze degli individui si sommano ma anzi talvolta si elidono e danneggiano reciprocamente. Per dirla alla Elias Canetti, a volte i gruppi (le reti?) finiscono per assumere un peso talmente forte da portare ad un livellamento (verso il basso?) delle specificità dei singoli. Di fronte ad un uso così invasivo dello strumento Facebook (qual è la motivazione che porta una persona a scrivere sul WALL alle sette di mattina frasi del tipo “mi sono svegliato e mi faccio un caffè” o “sto uscendo ora dall’hotel…..” ?) è lecito chiedersi se uno strumento di questo tipo sia in grado di indurre nuova conoscenza e consapevolezza e contribuire alla costruzione di nuove identità che abbiano un valore non solo individuale ma anche sociale. Personalmente a questa domanda do una risposta positiva a patto che si sappia e possa fare delle scelte discernendo ciò che è buono (utile?) da ciò che è dannoso (inutile?) e resistere alla voglia di protagonismo e di presenza (mi notano di più se vado o se non vado?) ma anche di vanità che coglie ognuno di noi di fronte all’aumento esponenziale della nostra rete di contatti. La realtà degli abitanti di Facebook è simile a quanto descritto in Massa e Potere da Elias Canetti quando parla di come gli individui che compongono ogni gruppo umano anelino e al tempo stesso detestino la contiguità fisica con altri individui. In Facebook tutti cercano qualcosa, tutti (molti) sono alla ricerca di nuovo spazio, nuove connessioni, nuova attenzione perché tutto ciò viene percepito come valore in termini di maggiore autorevolezza, visibilità e rispetto. Il profilo degli abitanti di facebook finisce per essere simile per tutti: essere connessi, conoscere tecnologie e funzionalità dello strumento tecnologico per meglio rappresentarsi e raccontarsi, ricercare una qualche forma di riconoscimento pubblico, usare la scrittura come espediente per una fuga più o meno cosciente dal mondo (Uscite dal mondo). E se proprio nella scrittura che noi facciamo su questo social network si celasse la trappola che ci impedisce di raggiungere più facilmente la felicità che cerchiamo?
by
cmazzuc
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last modified
06-10-2009 21:25
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