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complessità
Semplicemente Complesso
Cristiano Caporali
del 1948. Si trattava di Alan Mathison Turing, destinato ad entrare nella storia, ma non per le sue imprese sportive. Forse pochi sanno che fu anche per merito suo se gli alleati ebbero la meglio sul nazismo, evitando all'umanità di cadere nel baratro della folle visione di Hitler. Si deve a Turing, infatti, la decifrazione del codice Enigma utilizzato dai tedeschi per scambiarsi informazioni sui piani di guerra, in particolare sulle azioni degli U-Boot, i terribili sottomarini della del terzo reich. Brillante matematico è considerato il padre dell'intelligenza artificiale. Quando, di corsa, attraversò il viale del Trinity College per portare il suo articolo alla lettura per un giudizio, Alan era uno sconosciuto studente che mai avrebbe immaginato le conseguenze di quello scritto. Lo storico articolo "Sui numeri computabili con una applicazione al entscheidungsproblem", era la sua risposta alla sfida lanciata dal grande matematico Hilbert alla comunità scientifica. Hilbert aveva individuato ventritre problemi sui quali la matematica avrebbe dovuto confrontarsi nel futuro, tre in particolare lo angosciavano: quello della coerenza, quello della completezza e quello della decidibilità o entscheidungsproblem. I primi due furono risolti da Kurt Gödel, il terzo da Alan Turing. Perché è così importante l'articolo di Turing ed in che modo interessa la complessità? La domanda posta da Hilbert era questa: esiste sempre un modo rigoroso di stabilire se un enunciato matematico sia vero o falso? E' evidente che si tratta di un problema complesso poiché implica la ricerca di un modello formale normativo che interpreti e dia soluzione alle basi stesse della matematica. La risposta di Turing sbalordisce per la semplicità. Turing inventa una macchina ideale, costituita da un nastro di carta scorrevole diviso in caselle, un pennino e un apparecchio che ha la possibilità di compiere quattro operazioni: far scorrere il nastro in avanti, indietro, segnare una casella vuota con una x, oppure cancellarne una quando la incontra. Tutto qui. La risposta data dalla macchina è no, non è possibile stabilre la verità di un enunciato matematico. La macchina di Turing è una macchina universale in grado di risolvere qualsiasi classe di funzioni computabili, ovvero funzioni esprimibili algoritmicamente. Un problema complesso è stato risolto elegantemente con la macchina semplicissima. Questa storia deve indurci a ripensare il concetto di complessità in termini relativistici e non assoluti. La complessità non può essere definita monoliticamente, poiché è un concetto relativo non assoluto, è una proprietà emergente da una relazione non un attributo ontologico. Un oggetto o situazione ci appare complesso nella misura in cui non disponiamo di strumenti concettuali in grado di categorizzarli. La nostra mente vede complessità quando non riesce a percepire delle regolarità da generalizzare in ipotesi interpretative, siano esse giuste o sbagliate. La complessità, in ultima analisi, può essere ricondotta alla formulazione della relazione conoscitiva che si instaura tra l'oggetto ed il soggetto della conoscenza. Max Wertheimer, ebbe la fortuna di ospitare, in più occasioni, nel suo laboratorio, Albert Einstein e di dialogare con lui su come fosse giunto alla definizione di una delle teorie più rivoluzionarie che la mente umana abbia mai concepito. Einstein rivelò che la sua teoria sulla relatività ristretta la concepì in sole cinque settimane, ma gli ci vollero sette anni per "vedere" l'universo in un modo che non fosse quello della meccanica Newtoniana. La teoria newtoniana gli impediva di vedere quello che egli sentiva essere un paradigma più adeguato per l'interpretazione dell'universo. La complessità è la misura della nostra incapacità di formulare un modello interpretativo della situazione. Il sistema cognitivo ha una capacità di elaborazione limitata, per questo motivo, nel corso del suo sviluppo, mette in atto delle strategie utili ad economizzare l'immensa mole di dati provenienti dai sistemi senso percettivi. I processi di categorizzazione hanno lo scopo di togliere informazione sensoriale e di aggiungere informazione cognitiva. La struttura dei sistemi percettivi pone dei vincoli al flusso informativo plasmandolo in modo da essere memorizzato economicamente. Esistono dei neuroni deputati alla rilevazione di bordi, colori, e linee orientate secondo determinati assi. Popolazioni di neuroni si attivano alla visione dei volti. I neuroni mirror scaricano il loro potenziale quando il soggetto osserva delle azioni compiute da un consimile. Le evidenze scientifiche di come vi sia una strutturazione bottom up dell'informazione potrebbero continuare, ma quello che interessa l'argomentazione sulla complessità è l'azione dei processi cognitivi o top down. La mente umana ragiona nel momento in cui rende disponibili informazioni non riconducibili ai sistemi percettivi; tali informazioni integrate a quelle dei sistemi sensoriali, sono in grado di organizzare e determinare l'azione. Nel corso della sua evoluzione l'uomo ha sviluppato un sistema di alto livello, il sistema cognitivo, in grado di interpretare un quadro percettivo di elevata complessità, in modo veloce ed economico. In sostanza disponiamo di "schemi anticipatori" che ci permettono di codificare economicamente il mondo; laddove questi siano assenti o cerchiamo di usarli in modo inadeguato percepiamo complessità. Osserviamo la figura sottostante rappresentante delle cellule di sostanza bianca:
Figura 1 - immagine al microscopio di cellule di sostanza bianca L'immagine è decisamene complessa, ma se ora vi dico che è l'immagine di una mucca, immediatamente apparirà il bovino e, da quel momento i poi, non potrete più fare a meno di vederlo. La spiegazione è semplice, per la sostanza bianca non eravamo in possesso di uno schema che ci permettesse di rappresentare la situazione percettiva, non appena svelato che si trattava di una mucca, il sistema percettivo ha reso disponibile il frame adeguato. La complessità è nella mente di chi guarda. In conclusione credo che per dominare la complessità occorra definire delle strategie in grado di osservare in modo originale la realtà. Purtroppo il sistema educativo scolastico, di ogni ordine e grado, naviga nella direzione opposta, premiando la conoscenza del già conosciuto e mortificando i tentativi di sviluppare l'originalità. Fortunatamente abbiamo Internet, l'intelligenza collettiva, l'immenso laboratorio fucina di idee: è da qui che occorre riprogettare la formazione per ridurre la complessità. |
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